Colpo a Cosa Nostra
Una palazzina di Calatafimi, in provincia di Trapani. Un edificio apparentemente abbandonato fino a quando i reparti operativi della Polizia hanno notato – tre volte a settimana – una strana procedura. Due persone, con un paio di contenitori, erano soliti aprire il portoncino, entrare all’interno e, poco dopo, riguadagnare l’uscita.
Rituali consumati in Sicilia, soprattutto in coloro che aiutano i latitanti. Mimmo Raccuglia, soprannominato, all’interno dei vertici di Cosa Nostra “il veterinario” per via di un grandissimo amore verso gli animali, considerato l’attuale numero due dell’attuale cupola mafiosa, è stato arrestato dopo quindici anni di latitanza. Condannato a tre ergastoli, uno per il raccapricciante omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito per far ritrattare il padre davanti agli inquirenti e poi sciolto nell’acido per ritorsione. Uno dei delitti più efferati degli ultimi trent’anni di mafia a cui “il veterinario” aveva partecipato.
Raccuglia si nascondeva a Calatafimi, dopo aver allargato il suo potere da Altofonte fino a Partinico e San Giuseppe Jato, feudo incontrastato del suo mentore Denaro. Dentro i due contenitori che gli venivano consegnati c’erano cibo e bevande. Una volta usciti dalla palazzina i due complici, la polizia è entrata in azione. Hanno atteso un segnale, le forze dell’Ordine. E Raccuglia è caduto, da lì a qualche minuto.
E’ sceso nell’androne della palazzina, ha preso i contenitori ed è risalito nell’appartamento, tradendosi. La luce fioca di un televisore ha confermato i sospetti degli inquirenti. Raccuglia era lì dentro, chissà da quanti mesi, due pistole e una mitraglietta a vegliare sulla sua incolumità. Il numero due di Cosa Nostra ha cercato la via di sal- vezza sui tetti, arrendendosi poco dopo, in tasca centoventimila euro.
E’ finita così la latitanza di uno dei più pericolosi pregiudicati ancora in libertà. Ricercato da tredici anni era omicidi, reati di mafia, rapina, estorsione. Uno dei più fedeli luogotenenti di Matteo Mesina Denaro, il superboss, l’uomo che ha sostituito – al vertice di Cosa Nostra – Riina e Provenzano. Non è un caso forse che Raccuglia aves- se spostato i suoi traffici nella provincia di Trapani, il territorio in cui Denaro, da anni, governa i traffici illeciti dell’organizzazione mafiosa: un modo forse per stargli ancora più vicino.
Nell’appartamento in cui soggiornava per nove mesi all’anno – i restanti tre era solito trascorrere un periodo di vacanza assieme alla moglie e al figlio piccolo, difeso da un muro di protezione e di omertà, come spesso accade in queste storie di mafia – trovati una moltitudine di “pizzini”, piccoli pezzi di carta, scritti a mano, in dialetto siciliano, con i quali Raccuglia impartiva ordini ad una moltitudine di affiliati.
Un capomafia in piena attività operativa: ecco perché la Polizia ha esultato una volta arrestato “il veterinario”, bissando le stesse scene di giubilo già viste dopo le catture di Riina e Provenzano.