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Città violenta

L’ultimo episodio? Il giorno prima dell’Epifania: il papà cinese e la figlia di pochi mesi uccisi in seguito ad una rapina non riuscita nel quartiere multietnico di Torpignattara. Insomma, l’anno è iniziato nello stesso modo in cui era finito il vecchio: la sicurezza della città è in serio pericolo.

L’aggettivo che, nel 2011, è stato spesso abbinato a Roma? Una metropoli violenta, in cui, spesso e volentieri, almeno venti volte secondo le ultime stime, si è sparato. I motivi? In Questura nicchiano, preferendo far parlare (si spera presto) i fatti, ovvero arresti, ricostruzioni, bande sgominate. Regolamento di conti, affermano altri. Un dato di fatto è certo: mai come nel vecchio anno la città è apparsa vulnerabile, alla mercè di bande senza scrupoli. Si è ucciso nella cerchia urbana, in pieno centro, addirittura, ma pure nell’hinterland. Dinamiche fredde e letali, con killer piombati nell’oscurità. Oppure, con spregio del pericolo, segno tangibile di grandissimo mestiere, anche alla luce del sole, facendo fuoco e dileguandosi.

Sparatorie, agguati: Roma non è più città sicura. Inutile girarci attorno, la sensazione è questa. La speranza, ovviamente, dovendoci vivere e girarla, è che le cose cambino nel nuovo anno. L’auspicio consegnato il primo gennaio dai cittadini è semplicissimo: non restare invischiati in qualche sparatoria, attraversando la strada oppure camminando placidamente sul marciapiede. Perché questo – lo ricordano alcuni fatti accaduti – è quello che può verificarsi. Spari in pieno centro: come l’episodio di via della Scrofa, ad un passo dal Lungotevere, con un gestore di una sala giochi colpito ad una gamba da tre proiettili.

Si è ucciso al mare, ad Ostia: sempre nel novembre scorso, due pregiudicati, appartenenti alla Banda della Magliana, colpiti, nel giro di pochi minuti, da killer ancora ignoti. Mancano all’appello ancora (nonostante l’impegno di bravi funzionari di polizia) gli esecutori ma pure i mandanti. Cos’è? Una guerra tra bande per il controllo di alcuni quartieri della città? Regolamenti di conti tra vecchi affiliati della Banda della Magliana? Si sono infiltrati i camorristi nelle pieghe di Roma? Ci sono legami con gruppi malavitosi dell’Est o dell’Asia? Chi sta pestando i piedi – nel giro della malavita organizzata – ai reggenti attuali dei traffici illeciti?

Per adesso la Polizia indaga, sonda gli informatori, cercando di dare un nome ed un volto, se possibile, agli autori degli agguati. Non c’è più paura o timore di nulla, se si deve sparare lo si fa anche sui marciapiedi affollati: il riscontro è tangibile e genera, nell’opinione pubblica, inquietudine. Si è ucciso nel rione Prati, uno dei più borghesi della città, addirittura in due circostanze. Ma pure a Primavalle. Fioccano, oltre alle sparatorie, gli episodi di violenza gratuita, sintomo comunque di una città che raccoglie e sprigiona istinti brutali. Prima di Capodanno, a Trastevere, un ragazzo è finito in prognosi riservata con la testa spaccata. Roma violenta, che fare?

 

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