CITTÀ SOFFOCATE DALLO SMOG

Automobili e riscaldamenti: la miscela è esplosiva e rende l’aria irrespirabile. I dati forniti da Legambiente sono un pugno allo stomaco. Nelle città italiane lo smog dilaga, aggredisce i polmoni, favorendo l’insorgere di gravi malattie e disturbi. Per ben 206 giorni, nell’ultimo anno, i limiti di legge, per colpa di sostanze inquinanti, sono stati oltrepassati a Palermo, città che detiene, pertanto, il poco lusinghiero record di aria che brucia.

Il malessere, però, dilaga in tutto lo Stivale: ovunque, dal Nord al Sud, è un festival di dati e numeri che imbarazzano e, soprattutto, preoccupano. A Verona sono 183 i giorni in cui l’aria è stata dominata dalle micidiali polveri sottili. A Torino leggermente meno, ovvero 162 giorni. Seguono Padova, Venezia, Milano, Roma, in cui, per 125 giorni, abbiamo respirato aria piena di potenziali pericoli per la salute. Un monito per le mamme: a forte rischio sono i più piccoli.

Smog monitorato ma non per questo vinto. Occorrerebbe una campagna di salvaguardia in largo stile, proprio quella che Legambiente – con l’iniziativa "Mal’aria" – vorrebbe riproporre. Primo obiettivo, perché davanti alla salute pubblica nessuno può risultare indifferente: ridurre il numero di veicoli in circolazione, incrementando il trasporto pubblico. Il cavallo di battaglia delle associazioni ambientaliste è vecchio ma mai ha trovato terreno fertile. Tutti in auto, sulle tangenziali di Milano o Napoli o sulle corsie del Grande Raccordo Anulare, a Roma, soprattutto perché il trasporto pubblico è carente e lento.

I dati di Legambiente hanno indicato un progressivo peggioramento della situazione complessiva. Il problema è serio, impossibile mitigarlo. Negli ultimi dieci anni le emissioni di anidride carbonica da trasporto stradale, ad esempio, sono aumentate del 18%, contribuendo nel 2004 a piu’ del 22% del totale nazionale di gas serra. La conferma che una "politica-verde", combattendo lo smog e l’uso privato delle automobile, mai è compiutamente scattata.

Si arriverà a girare con la mascherina sulla bocca (come molti previdenti ciclisti o centauri già fanno), perlomeno riducendo le terribili emissioni. Non rallegra la constatazione che anche all’estero la situazione non è migliore: a Londra e Parigi, ad esempio, si vive anche peggio. Soltanto Saragozza, in Spagna, e Tampere e Turku, nella fredda Finlandia, non hanno mai oltrepassato la soglia europea delle polveri sottili, dell’ozono e del biossido di azoto, sostanze, alla lunga, letali per l’organismo umano. Ecco spiegato l’incremento dei tumori polmonari o comunque delle patologie neoplastiche, in generale.

Ridurre il numero dei veicoli, controbatte allora Legambiente, spedendo un messaggio, certo non da decriptare, ai sindaci delle città. Migliorare il tenore delle città significherebbe allungare la vita ai singoli cittadini.

Ecco, allora, il senso delle prossime proteste: biciclettate con la mascherina, cordoli umani sulle corsie preferenziali, monitoraggio delle infrazioni da traffico, mobilitazione dei pedoni. Palliativi, forse, ma la situazione – oggettivamente – è seria.

Giorgio Bicocchi

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