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Ciampi, 90 anni italiani

“Da Livorno al Quirinale” è un bel libro, uno di quelli che, di questi tempi, in questo scampolo di estate accaldata, sotto l’ombrellone oppure in collina, dovrebbero leggere soprattutto gli adolescenti, coloro a cui l’Italia, ipotecando il futuro, si stringe. Narra la vita di Carlo Azeglio Ciampi, classe 1920, ovvero, fatti un po’ di conti, novanta anni il prossimo mese di dicembre.

Oggi, colui che è stato il decimo Presidente della Repubblica, in carica dal ’99 al 2006, vive nella luminosa casa adiacente a via Salaria, uno scorcio di Villa Ada, con i suoi alberi e la sua ombra, a fargli compagnia. La storia di Ciampi, italiano col Belpaese costantemente nel cuore, è unica: bella, appassionata, ricchissima di colpi di scena. Lui, livornese, nato in una città dalla battuta salace, sognava da piccolo di fare l’insegnante di latino e greco nei ginnasi-licei, figurarsi, poi lentamente attratto dalla politica economica, dalle proiezioni, dagli approfondimenti finanziari.

Assunto da semplice impiegato nella filiale di Macerata della Banca d’Italia, vi restò ben undici anni. L’amore per la moglie Liliana, la venuta a Roma, la crescita graduale – per merito, senza alcuna segnalazione o “raccomandazione”, triste zavorra dell’Italia attuale – fino a diventare Direttore Generale dell’Istituto. Nel tempo libero, Ciampi tornava a Livorno, divorando libri, testi, volumi relativi al Risorgimento e alla Costituzione.

Un italiano che aveva voglia di conoscere sempre di più la storia italiana, con i suoi risvolti, le curiosità, gli intrecci. Seguirono tredici anni al timone della Banca d’Italia, al termine di una carriera interna radiosissima. Come se un marinaio si ritrovasse sulla tolda, in qualità di comandante, della nave in cui era salito, magari da semplice mozzo. Tredici anni densi di eventi importanti per la vita italiana: il fallimento del Banco Ambrosiano, il suicidio- omicidio di Roberto Calvi, ritrovato sotto un ponte di Londra, il divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia, la violenta crisi valutaria dell’85, doppiata poi da quella del ’92.

Situazioni gestite dall’allora Governatore Ciampi con sagacia: intuendo i possibili sviluppi, gestendo le ripercussioni e gli influssi. Poi, ecco la sua seconda vita: una telefonata del Presidente Scalfaro, nel ’93, in cui gli veniva chiesta la disponibilità per formare un nuovo Governo. La politica, i partiti, le coalizioni: situazioni che Ciampi, fino ad allora, aveva sempre scacciato.

Poi il settennato al Quirinale, l’ingresso dell’Italia nell’euro, le manovre economiche correlate. Una curiosità: Ciampi come Einaudi, anche lui Presidente della Repubblica con un passato alla Banca d’Italia. Ed un’altra, che genera commozione: Ciampi amava andare in Vaticano, facendo colazione con Papa Wojtyla, fino a quasi gli ultimi giorni di vita del pontefice. Un laico che disquisiva di fede, di intimismo e religione. Uno dei mille volti di un uomo prossimo ad un traguardo importante. Novant’anni di vita profondamente italiana.

 

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