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CHICAGO, NOTTE DA RE

Non sarebbe stato un concerto qualunque quello che è andato in scena, giorni fa, all'Auditorium Parco della Musica. La voce si è sparsa, affluenza-record, applausi e consensi: i "Chicago", il gruppo rock americano, formatosi quarantaquattro anni fa, uno dei più longevi, musicalmente parlando, trentotto milioni di dischi venduti, una fama di band assolutamente trascinante, hanno così vissuto una vera notte da re, acclamati e festeggiati da un pubblico entusiasta. Sarà stato per il fatto che a Roma i "Chicago" era da un pò di tempo che non si facevano vedere.

Sommate a tutto ciò le note del rock. Poi quelle del jazz rock. O note ancora più melodiche. Insomma, i romani (ma non solo, visto che all'Auditorium sono piombati da gran parte d'Italia) hanno avuto la fortuna di trascorrere due ore allietati da un vero e proprio pezzo di storia, che porta in eredità gli anni d'oro della musica, quelli in cui i Chicago spopolavano e orientavano le tendenze.

L'organico di oggi conta ancora quattro dei suoi membri originari: il trombettista Lee Loughnane, il trombonista James Pankow, il sassofonista Walter Parazaider, il tastierista Robert Lamn. Nessuno di loro ha voglia di demordere, di gettare la spugna, non concedendosi più all'afflato della gente. Hanno anzi già in programma un nuovo (l'ennesimo) prodigio, dedicato – prima volta nella loro storia – ad un repertorio di canzoni natalizie. Iniziative pubblicitaria, forse promozionale, magari anche di "cassetta" ma l'autografo sul disco sarà assolutamente regale.

Davanti al pubblico della città, i "Chicago" hanno riproposto – in un festival struggente di note e di canzoni – il loro sterminato catalogo di successi. "Saturday in the park", "Feeling stonger every day", "Just you 'n' me", tutte canzoni del lontanissimo 1973. E poi i due cavalli di battaglia, quelli che – nei decenni scorsi – li hanno resi famosissimi anche in Italia: "If you leave me now" e "Hard to say I'm sorry".

I sessantenni di oggi, con i capelli bianchi o addirittura in preda a calvizie, avevano quasi gli occhi lucidi, riannodando evidentemente, grazie a queste note strappalacrime, il filo del loro passato, quando i "Chicago" hanno cantato, con la consueta maestria, capolavori che non possono certo essere usurati dal trascorrere del tempo. La loro storia, d'altronde, assomiglia ad un conto col destino pienamente vinto. Parazaider, Loughnane e Pankow si fecero le ossa – affinando il loro repertorio – nei pub di Chicago, suonando qualsiasi genere di musica, anche quella irlandese.

Seguirono i palpiti del cuore, mollando Chicago per approdare a Los Angeles, firmando per la prestigiosa Columbia i primi, incredibili successi. Fu da allora che la loro fama si alimentò. Anche oggi – a oltre quarant'anni dai loro folgoranti esordii – i Chicago hanno mantenuto la peculiarità: restano formazione senza un leader acclarato, in cui tutti recitano il loro spartito con grandissimo profitto, trascinando il pubblico, in ogni angolo del mondo.

 

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