CASINI
MOLLA BERLUSCONI
Nell’arco
di quarantott’ore, dalla manifestazione a Roma del centro-destra,
orfana dell’UDC, Piazza San Giovanni e dintorni invasa da oltre
un milione di simpatizzanti e iscritti, obiettivo il Governo Prodi,
alle considerazioni di Pierferdinando Casini, espresse il lunedì
successivo in un salotto televisivo, la Casa della Libertà certifica
la sua crisi.
L’UDC
molla Berlusconi, Fini e Bossi, avallando il ribaltone, lo scisma. Questione
di programmi che non collimano più: inutile rivangare la vecchia
alleanza, bocciata dal voto popolare dello scorso aprile. Il partito
di Casini, Cesa e Baccini aveva rifiutato di sfilare per le vie di Roma,
partecipando alla manifestazione di Piazza San Giovanni, ufficializzando,
di fatto, l’uscita dalla coalizione del centro-destra. "Non
entro nel partito unico, i vertici li facciano Berlusconi, Bossi e Fini",
esterna, due giorni dopo il corteo romano, Casini. La fragile tregua
si spezza definitivamente: nel fine settimana, poche ore dopo i discorsi
di San Giovanni, l’ex-Premier Berlusconi aveva invitato i vecchi
alleati dell’UDC a tornare all’ovile, riallineandosi, ridando
linfa ad una nuova coalizione.
L’UDC
rivendica la sua autonomia, ha voglia di camminare da sola, senza più
legarsi a Berlusconi e Fini, tantomeno alla Lega che percepisce distante
dal suo passato e dai suoi ideali. Casini, dopo l’insuccesso elettorale
di aprile, quello che ha spodestato il centro-destra da Palazzo Chigi,
ha trascorso l’intera estate ad interrogarsi. Poi, complice il
dibattito in seno al suo partito, ecco la decisione. Sofferta ma decisa
se è vero che, nel giorno della grande kermesse di Roma, l’UDC
ha convocato, all’interno del Palasport di Palermo, un contro-raduno
del partito, quasi ad affrescare definitivamente il senso del distacco.
Bossi
ha tuonato in tv: "occorre marciare compatti, nessuno si accorgerà
dell’assenza di un piccolo partito". È stata la miccia
che ha anticipato la resa dei conti. Il lunedì successivo alla
manifestazione di Roma, Casini, in uno studio televisivo, ha svelato
il futuro prossimo del suo partito: mai più al fianco di Berlusconi.
Siamo diversi, rivendica l’ex-presidente della Camera: come pensare
di poter rivincere le elezioni, ripresentando una coalizione che ha
dimostrato di aver fallito, perdendo il riscontro elettorale –
sia pure per una manciata di voti – riproponendo Berlusconi leader
indiscusso? Questione di nuovi obiettivi, di una politica che deve evolversi.
Obiettivo di Casini e dell’UDC la creazione di un polo moderato
che non comprenda la Lega e AN, magari riposizionando i transfughi che
hanno alimentato le fila della Margherita, ora forza di Governo.
Mossa
neppure tanto improvvisa, quella di Casini, che agita però le
acque della politica italiana. Il bipolarismo (coalizioni di sinistra
e di destra) sembra barcollare mentre riprendono corpo e sostanza i
vecchi manifesti della Democrazia Cristiana, magari rappresentati da
una nuova forza politica che allinei al suo interno moderati e cattolici.
Giorgio
Bicocchi