Casalesi in ginocchio
Spocchia, impudenza, la certezza che, nel suo territorio, nessuno l’avrebbe tradito. E invece Nicola Schiavone, uno dei sette figli di “Sandokan”, il grande capo della famiglia camorristica dei Casalesi, è stato catturato proprio nel suo regno, all’interno di un villino di via Caprera, a Casal di Principe, pochi chilometri da Caserta, il paese così malinconicamente descritto dallo scrittore Saviano, così magnificamente affrescato dal film “Gomorra”.
Trentuno anni, potente erede del regno dei Casalesi: crudele, spietato negli affari e nelle intuizioni delittuose, anima nobile in privato se è vero che, nella villa-bunker dove dirigeva i suoi loschi traffici, sono stati rinvenuti una ventina di quadri da lui stesso dipinti, in puro stile pop art. Un quadro – esemplificazione dell’autostima e del super-ego di molti boss malavitosi – era il suo ideale autoritratto, mentre un altro affresco sintetizzava due occhi grandi su uno sfondo colorato.
Come vestiva – quando abbandonava il suo nascondiglio per partecipare a riunioni di malaffare – Nicola Schiavone, detto “il figlio del barbo- ne” o “Nic’ o’ barbone”? Con gusto: in un armadio la Polizia ha infatti ritrovato abiti griffati, scarpe Tod’s e Hogan. In testa l’idea di una organizzazione – la camorra – che potesse alimentare il suo patrimonio con operazioni sempre più spericolate. Penetrando in nuovi territori, a caccia di profitti illeciti. Nicola, d’altronde, era cresciuto all’ombra del padre, Sandokan, (condannato all’ergastolo e sottoposto al carcere-duro) che, a differenza del figlio, collezionava immagini sacre, sulla scorta (pistole e Bibbia) di quanto solevano fare, ad esempio, grandi mafiosi come Michele Greco, detto “il Papa”.
Nicola Schiavone non ha opposto resistenza, complimentandosi anche con il Questore di Caserta, il superpoliziotto Guido Longo, che aveva coordinato pedinamenti, messo assieme indizi e sensazioni, ascoltato fiumi di bobine di intercettazioni telefoniche e, soprattutto, ambientali.
Stessa procedura, per la cattura del padre e del figlio: “Sandokan”, infatti, venne stanato anni fa da un gruppo di eccellenti poliziotti, denominati Ghostbusters: all’interno di essi pure il questore Longo, come dire che, in fondo, nessuno può chiudere il cerchio della propria vita. Nessuna casualità, allora, se proprio Longo – siciliano, passato dalla guerra alla mafia a quella di camorra – abbia arrestato “Nic o’ barbone”, scardinando il sistema dei Casalesi, liberando il territorio da uno dei suoi capi incontrastati.
Nicola Schiavone è stato arrestato perché ritenuto il mandante di un triplice omicidio. Indagini puntuali hanno consentito di accertare che fu proprio lui a decidere l’uccisione di tre persone, ree, a suo giudizio, di aver compiuto uno sgarro ai danni della Famiglia: volevano mollare i Casalesi, dopo aver giurato fedeltà, per approdare alla corte del boss Francesco Bidognetti. Due cadaveri vennero ritrovati – a testa in giù – in una fossa profonda tre metri, il terzo venne ucciso con colpi di pistola e colpi contundenti.