CAMBIA IL VENTO
Rinchiuso dietro i cancelli delle residenze di Arcore e di Palazzo Grazioli, a Roma, il Premier Silvio Berlusconi ha atteso tre giorni prima di confessare il suo stato d'animo dopo la prima tornata elettorale, quella che ha colorato di rosso, premiando i candidati del centro-sinistra, i Comuni di Torino e di Bologna, rinviando ai ballottaggi la sfida per lo scranno più alto di Napoli e, soprattutto, Milano.
Proprio nella sua città, quella che lo ha eletto imprenditore di successo, re dell'edilizia, prima, delle antenne televisive, poi, il Presidente del Consiglio ha incassato una sconfitta cocente. Non definitiva, certo, perché nei ballottaggi – previsti la prossima domenica – il candidato del centro-destra, il sindaco uscente Letizia Moratti, potrebbe anche recuperare lo svantaggio attualmente maturato nei confronti dell'oppositore di sinistra Pisapia, ma sicuramente palpabile.
Non molliamo, ha ripetuto il Premier ai suoi alfieri prediletti, in attesa del verdetto definitivo, quello che potrebbe portare Milano a cambiare il suo primo cittadino dopo una lunghissima predominanza del centro-destra. Inevitabile però credere che il vento, nel Belpaese, stia cambiando: il berlusconismo sembra in avaria, il Premier sbanda, registra cadute verticali di voti e di consensi. L'alleato più fedele, la Lega – che non avrebbe voluto ri-candidare a Milano il sindaco uscente, preferendo puntare su un volto nuovo, che catturasse maggiormente, gli storici elettori moderati del centro-destra – aspetta la chiusura delle urne e il conseguente spoglio.
Pur essendo una consultazione amministrativa (hanno votato tredici milioni di italiani) la tornata elettorale ha assunto ben presto i connotati di una battaglia politica su larga scala. Ovvio che se Pisapia – in quello che sembrava (Milano) un fortino inespugnabile – dovesse davvero (come sembra dal distacco inflitto alla rivale e dalle sensazioni, compagne comunque importanti) disarcionare la Moratti, la Lega chiederebbe a Berlusconi il conto, arrivando – chissà – a mettere in dubbio l'alleanza col Pdl, reclamando maggior potere decisionale. Perché Berlusconi ha perduto clamorosamente il primo round?
Perché, come al solito, ha radicalizzato lo scontro, tuonando in svariati comizi pre-elettorali contro i giudici, la magistratura, i poteri occulti, arrivando a sfidare il Capo dello Stato, vagheggiando una riforma costituzionale che assegni maggiori poteri al Premier, ovviamente svilendo il ruolo del Parlamento.
Aggiungete i processi a cui è sottoposto ed a cui ha scelto di partecipare: chissà che l'opinione pubblica, composta da gente normale, non sia arrivata allora a sognare un futuro diverso, che affronti compiutamente i problemi del Paese, senza perdere tempo, trascorsi ormai tre anni dall'inizio della legislatura. Quattro giorni e poi sapremo: la lotta per Milano potrebbe davvero cambiare gli scenari della politica italiana.