Calabria, regione in fuga
Maierato, piccolo comune di poco meno di tremila abitanti in provincia di Vibo Valentia, è stato interamente sgomberato nel giro di poche ore. La gente si è riversata in strada, ha sistemato sui sedili delle proprie auto i risparmi e le cose più preziose – messe assieme nell’arco di una vita – ed ha spinto il pedale dell’acceleratore.
Qui un costone di roccia, dopo piogge continue, è venuto giù all’improvviso, trascinando e distruggendo. Una intera vallata – quella posta ai lati di Maierato – che si è, in modo macabro, trasformata in tonnellate di terra, sbriciolando e sommergendo. Allucinanti le riprese televisive che hanno immortalato l’evento: sembrava la colata lavica di un vulcano. La differenza? Non c’era magma fosforescente a incendiare ogni cosa ma solo terra incolta. Equazione semplice: le piogge hanno alimentato gli smottamenti, gli smottamenti hanno generato un simile disastro.
Già, meglio parlare chiaro: il dissesto idrogeologico della Calabria è peggio di un terremoto. Le trentadue frazioni di Maierato sono ormai senza anima viva. Sgomberate tutte le famiglie che vi risiedevano. Ma ormai lo spettro di una intera regione in fuga si dilata in modo crudele. La gente alza gli occhi al cielo, nelle province di Catanzaro o Cosenza, fiuta l’arrivo di piogge o temporali e cinge le mani, iniziando a pregare.
Abusi edilizi, disboscamenti senza criterio hanno generato il dissesto. Poca prevenzione, nonostante Regione, Province e Comuni, da anni, gridino il senso del pericolo, chiedendo interventi concreti, che possano mettere in sicurezza centinaia di migliaia di residenti. “Qui sta franando tutta la Calabria”, sintetizza il Governatore Loiero, il cellulare perennemente in mano, in continuo contatto con la Protezione Civile e le Forze dell’Ordine.
Il cielo si imbroncia, comincia a scaricare acqua e le allerte si moltiplicano. Travolti anche gli acquedotti: è accaduto, ad esempio, che anche una città grande come Catanzaro rimanesse per ore senz’acqua. A cosa serve stanziare migliaia di milioni di euro per erigere il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina se poi, poco più in là, in Calabria, risalendo lo Stivale, la terra è fragile come i castelli di sab- bia, tenendo in scacco migliaia di italiani? Pure nella provincia di Messina, al di là dello Stretto, teatro, nei mesi scorsi, di una luttuosa alluvione, situazione continuamente monitorata.
Piove e la spia dell’allarme si accende: case costruite indiscriminatamente sugli argini di fiumi o torrenti, disboscamenti selvaggi, terreni incolti che non vengono ottimizzati: c’è pure la mano dell’uomo – come in gran parte delle ribellioni della natura – in ciò che sta accadendo nel Sud Italia. Una regione in ginocchio, la Calabria. Costoni di montagna che si staccano, frane continue. Interi paesi evacuati, la popolazione temporaneamente alloggiata dentro tende o Palasport. Fino a quando potrà durare una simile emergenza?