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Botticelle sotto accusa

Birillo è morto sull’asfalto, in mezzo al traffico, le Terme di Caracalla ad un sospiro, ovviamente sui famigerati sampietrini, la pavimentazione che collega le strade del centro di Roma. Un mezzo della nettezza urbana lo ha pericolosamente affiancato, lui, un cavallo di diciotto anni, si è spaventato, scivolando, spezzandosi una tibia.

Futuro compromesso, un veterinario del Comune ha constatato la gravità della frattura, decidendo per una iniezione letale. Un altro cavallo morto: a giugno stesso episodio, malinconico. Legoli morì sul Lungotevere, investito da un camioncino. Anche allora – come la scorsa settimana – insorsero le associazioni animaliste. Lo sdegno si sommò a quello provato dai cittadini che avevano assistito a quel terribile schianto.

Ci sono cavalli a Roma che trainano le “botticelle, antiche carrozze, trainate da un vetturino, in cui, armati di macchine fotografiche, prendono solitamente posto entusiasti turisti. Si trovano al Colosseo, a piazza di Spagna. Accanto a Montecitorio. A Piazza Navona. Un giro in “botticella” nel centro di Roma può arrivare a costare anche oltre duecento euro: insomma, il business è antico e, soprattutto, garantito.

L’episodio che è costato la vita a Birillo, però, ha riacceso il dibattito. Le “botticelle” appartengono ormai ad una Roma sparita, quella degli anni Sessanta, in cui le macchine erano poche, il traffico non congestionato come oggi. In cui era assente il flusso di motociclette e motorini. I cavalli sono animali paurosi: si imbizzarriscono, talvolta, sfiorati dai pullman che scaricano turisti, o dagli autobus.

Ansimano, sudano copiosamente in estate. Sono istantanee romantiche che non appartengono più alla Roma affollata, trafitta da perenni code di traffico, di questi giorni. Era una morte – quella di Birillo, l’ennesima – che poteva benissimo essere evitata. Non certo sopprimendo il fascino delle “botticelle”: semplicemente spostando il flusso delle carrozze. A New York, Londra, Berlino, Parigi, ad esempio, le carrozze esistono ma portano a spasso turisti e bambini all’interno dei grandi parchi.

A Roma, al contrario, vivono pericolosamente a contatto col grande traffico. Con ovvii inconvenienti: basta che il cavallo avverta un pericolo per mettere a repentaglio la sua vita. Basterebbe spostare le “botticelle” dal centro di Roma – ormai invivibile per smog e congestione – nei grandi parchi o nelle grandi ville della città: Villa Borghese, Villa Pamphili.

Forse gli affari sarebbero minori e le tariffe meno consistenti ma – perlomeno – si salvaguarderebbe la vita di questi animali, costretti, dal senso degli affari dei vetturini, ad autentici slalom tra tubi di scappamento e file di traffico. Birillo dormiva in una stalla del vecchio Mattatoio, a Testaccio.

Era uscito – la mattina in cui ha perso la vita – guadagnando la solita postazione adiacente alle Terme di Caracalla. Un mucchio di romani ha assistito alla sua agonia e alla sua soppressione. Una barbarie che, quasi nel 2009, sembra un retaggio del tempo.

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