Bombe d'acqua
Nessuno era stato in grado di prevedere la reale entità del nubifragio che si è abbattuto su Genova, scaricando, su alcuni quartieri del capoluogo ligure, in poche ore, tonnellate d’acqua. Sono state un colpo al cuore le immagini riversate dalle tv: le strade cittadine trasformate in fiumi, i cassonetti dell’immondizia trascinati per chilometri, al pari delle automobili e dei camion. L’acqua è penetrata dappertutto: nella cantine, nei seminterrati, abitati dai meno abbienti. Il Sindaco Vincenzi – poi ferocemente contestata nei giorni dopo l’alluvione – aveva consigliato di scappare nei piani alti dei palazzi, sfuggendo così la forza degli elementi.
Oltre alla pioggia scaricata da nuvole basse e nere, l’acqua è scesa dalle colline sovrastanti il capoluogo, tracimando, rendendo strade e vicoli zeppe di fango. Con sé ha trascinato alberi, arbusti, cartelli stradali, cartelloni pubblicitari. Due bambine, al pari di cinque adulti, non ce l’hanno fatta: morti inutili e senza un perché, che si sono sommate alla dozzina di vittime provocate, la settimana precedente, da un’altra violentissima alluvione, originatasi nella provincia di La Spezia, sempre in Liguria, e poi spostatasi in Lunigiana, in alta Toscana.
La tragedia genovese si compiva drammaticamente mentre, qualche centinaio di chilometri oltre Genova, passato il confine francese, in Costa Azzurra, l’Italia veniva praticamente messa sotto tutela dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, preoccupati che il nostro Paese, dopo aver ricevuto consistenti aiuti economici, non abbia la forza (e le idee) per restituire il dovuto, piombando in un quasi-default, alla stregua della situazione greca.
E così i telegiornali, sommando le due notizie, una tragedia scatenata dalla ribellione della natura ed una situazione economica ancora ben lontana dalla sua soluzione, con tre giovani su quattro senza lavoro, hanno ovviamente gettato nell’angoscia l’intero Stivale. Come sempre accade dopo queste tragedie, spesso generate dall’incuria e dal pressappochismo dell’uomo (costruzioni erette dove non si sarebbe potuto, disboscamento di foreste e ampie aree verdi, etc) è scattata la corsa alla solidarietà.
Numerose le raccolte-fondi per aiutare le popolazioni colpite (due euro tramite sms telefonici), Protezione Civile e Vigili del Fuoco costantemente con gli occhi all’insù, chiedendo clemenza al cielo. Non appena qualche scorcio di sole è riapparso, la città è parsa uscita da un bombardamento: strade divelte, crateri, centinaia di automobili accartocciate e non più utilizzabili. Tragedia dettata dalla furia della natura: lo scorso anno nel Veneto i danni furono di centinaia di milioni di euro. Belpaese spesso al centro, ormai, di nubifragi violentissimi: tre settimane fa un morto e decine di sfollati anche a Roma.
Genova già quarantuno anni fa (era il 1970) aveva vissuto ore così drammatiche, squassata da autentiche bombe d’acqua: allora i morti furono venticinque. Stavolta, però, complice l’attenzione dei media, la tragedia è sembrata ancora più crudele.