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Assassini

Scene da Terzo Mondo: peccato si siano svolte sulla spiaggia tra Modica e Ragusa, uno degli ultimi lembi della Sicilia. Un gruppo di cani randagi ha prima mortalmente assalito un bambino di dieci anni per poi replicare l’agguato, nei giorni successivi, ai danni di una tu­rista tedesca, che correva in spiaggia alle otto di mattina.

Cani ferocissimi, nonostante di piccola taglia: le hanno asportato il bulbo oculare, deturpandole viso, braccia e arti. Salvata dall’intervento di una decina di passanti, trasportata d’urgenza all’ospedale di Catania dove, per giorni, ha lottato tra la vita e la morte.

Il bambino di dieci anni, invece, era stato travolto dall’orda assassina in un viottolo, poco distante dal mare. Urla, grida, non c’è stato nulla da fare: hanno vinto i cani. Li hanno definiti – i veterinari giunti sul luogo – cani randagi di seconda e di terza generazione, etichettati così perché mai hanno conosciuto l’uomo. Non ne hanno paura, sono irritabilissimi.

Non aggrediscono intenzionalmente ma solo perché non hanno confidenza con l’altra specie. Il caso, così, in modo deflagrante, visti i terribili sviluppi, è esploso. Con una aggravante: immagine del Paese terribilmente oltraggiata all’estero – in particolare in Germania – per via dell’assalto alla turista.

Troupe di tv straniere catapultate sulla spiaggia tra Modica e Ragusa, nel tentativo di riprendere (da lontano) il gruppo di randagi-killer. Commenti salaci della stampa straniera: siamo in Italia oppure in un Paese da Terzo Mondo se è vero che si corre seriamente il rischio – camminando per strada o sulla spiaggia – di venire mortalmente azzannati? In Sicilia – si è scoperto – i cani-randagi sono decine di migliaia.

Qualche ora dopo gli assalti al bambino e alla turista diversi fotoperatori hanno riversato le istantanee del capoluogo dell’isola, Palermo, dove – stando alle ultime stime – almeno diecimila esemplari di cani, grandi, medi e piccoli, sciamano per le vie della città, senza che veterinari o addestrate guardie mediche riescano ad anestetizzarli e sterilizzarli.

A Palermo sono state registrare continue aggressioni: nel Parco della Favorita. Nel quartiere Zen. A Villa Niscemi, a piazza Marina. Cani pericolosi, che mordono, attaccano, scappano. Un po’ come succede nelle strade di Bucarest o di Lima, in un ideale abbraccio tra vecchia Europa e America Latina, dove migliaia di cani vivono abbandonati in mezzo a rifiuti e capanne, ovviamente affamati e pronti a tutto.

Chiamato sul banco degli imputati il Governo è andato all’attacco dei sindaci: il classico scaricabarile sulle responsabilità, una prassi consolidata in un Paese unico come l’Italia. Si è scoperto altresì che Sicilia, Puglia, Calabria, Campania, insomma gran parte del Sud, indossano la “maglia nera” del fenomeno: qui la lotta al randagismo non è iniziata o – se è cominciata – è davvero ai primi vagiti. Intanto la paura si è dilatata e nei luoghi degli assalti la polizia ha scortato a scuola i piccoli alunni.

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