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Alemanno, svolta storica

Prima volta di un sindaco di Alleanza Nazionale al Campidoglio: la voglia di destra, emersa dalle ultime elezioni politiche si è puntualmente riflessa sull’esito del ballottaggio per il posto lasciato vacante da Walter Veltroni. Vince Alemanno, uno dei “delfini” più fidati di Gianfranco Fini, prossimo presidente della Camera dei Deputati, ovvero la terza carica dello Stato. Alleanza Nazionale, prima dello scioglimento del partito previsto alla fine del prossimo ottobre (confluirà come previsto nel Pdl) riscuote con gli interessi: governare Roma – per i prossimi quattro anni – dà il senso e la misura di una tornata elettorale complessiva che farà, inevitabilmente, storia.

Alemanno, genitori pugliesi, ex-ministro delle Politiche Agricole nell’ultimo Governo Berlusconi, schianta Rutelli, una pioggia di voti in più. La sconfitta del candidato del centro-sinistra è deflagrante: ha pesato la voglia di discontinuità richiesta dai romani, dopo quindici anni di amministrazione dei sindaci della sinistra.

La sicurezza è il tema che ha fatto la differenza: Alemanno, affacciandosi dal loggione del Campidoglio, davanti alla statua di Giulio Cesare, non appena ufficializzato il verdetto, ha promesso che il primo provvedimento della nuova Giunta sarà inevitabilmente l’emergenza-criminalità.

Non indigena ma straniera, Roma in mano a bande di extracomunitari senza fissa dimora, senza un lavoro, che, partendo dagli argini del Tevere o dall’interno di campi nomadi, magari mischiandosi a etnie rom, rapinano, scassinano, rubano, aggrediscono, stuprano. Eccessivamente tenere – evidentemente – le medicine che, in campagna elettorale, prometteva Rutelli nel manifesto del suo governo cittadino. Sotto accusa anche la scelta del candidato del centro-sini­stra: Rutelli era già stato sindaco per sette anni.

È mancato il coraggio, forse, di una opzione diversa se è vero che, scrutinio delle schede alla mano, oltre sessantamila romani hanno votato, nella stessa giornata, per il candidato del centro-sinistra alla Provincia di Roma (Zingaretti), dando poi la preferenza – senza alcuna coerenza politica – ad Alemanno, portatore di altri valori e tradizioni. Molti elettori, pertanto, hanno dato fiducia alla persona e non alla provenienza politica.

Una sconfitta pesante che – all’interno del neo-fondato Partito Democratico – apre inevitabilmente scenari cupi: alla sbarra il decisionismo di Veltroni, che ha praticamente distrutto l’estrema sinistra, riducendola a forza extraparlamentare, e la composizione delle liste. Esulta Alemanno, marito di una delle figlie dell’ex deputato missino Pino Rauti. Votato non solo dagli elettori della destra, ben voluto anche Oltretevere, dagli ambienti Vaticani, e dalle famiglie nobili della capitale.

Un nome, un profilo e una candidatura che hanno sbancato la concorrenza, tramutando la corsa a sindaco di Roma in un trionfo. Ora il momento della conferma, dei primi provvedimenti: Roma più sicura, ecco il motto.

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