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Addio ai fornelli

Si va controtendenza: addio all’immagine stereotipata delle famiglie italiane attaccatissime ai fornelli, desiderose di mettere in pratica nuove ricette. Si vive di corsa, in particolare nelle metropoli. Il ritorno a casa dall’ufficio, magari sopra un autobus, un tram o un treno ansimante. I figli da recuperare dai nonni. Oppure da condurre in piscina. Ecco che il tramonto è ormai iniziato e non c’è molto tempo per accendere i fornelli e, soprattutto, dedicarcisi.

Le ultime statistiche lo rivelano: c’è un autentico boom dei cibi pronti e precotti, la classica busta surgelata da prelevare al supermercato o il take-away della rosticceria. Non è un caso che siano in consistente aumento le richieste di licenze per inaugurare gastronomie, friggitorie, take-away giapponesi, cinesi, arabi o nostrani. Gran parte degli italiani, ormai, sempre poù pigri e frettolosi, ottimizzando i tempi, si rivolgono (senza remore) ai menù completi, belli e pronti, solo da riscaldare. Della nuova moda non sarà contenta la società di erogazione del gas: si rischiano bollette aridissime, a due cifre e niente più.

Nelle vendite hanno fatto balzi giganteschi le verdure già confezionate. O, anche, le porzioni di frutta già sbucciate. Evapora l’istantanea delle italiane e degli italiani che, la sera, si dilettano ai fornelli, magari preparando nuove pietanze, piatti inediti. Una nuova tendenza che attrae gli anziani, chi vive da solo, gli studenti. Ma pure – stando alle ultime stime – le famiglie composte da due o più figli. Diminuisce anche il tempo che si dedica a mangiare, soprattutto a cena: è sceso sotto la mezz’ora complessiva, roba da non crederci se ci rapportassimo all’Italia di qualche decennio fa in cui il momento del desco era sacro e a cui non si poteva sfuggire.

Anche per Pasqua medesimo copione: era abitudine consolidata acquistare l’abbacchio, rosolarlo al forno e poi servirlo in tavola, dopo ore di paziente lavoro. Invece, per i giorni dell’ultima festività, c’è stato un autentico “boom” di prenotazioni per pasta al forno, già cucinata, e abbacchi cotti a puntino. Il problema è che i cibi precotti abbondano di sale e che, conseguentemente, chi ne divora in abbondanza rischia problemi di salute e di crescita di peso. Sono le incognite del fenomeno: pleonastico che, cucinando in casa, senza stress, si possa controllare meglio cosa si sta per mangiare.

Gli italiani di oggi, però, in corsa continua dall’alba, passando per il lavoro – magari a chilometri da casa come sovente accade ai cosiddetti “pendolari” – e per il ritorno in famiglia, dedicano sempre meno tempo alla cura della preparazione dei pasti. Chiamatela assuefazione allo stress delle grandi città. Non va più di moda il sugo fatto in casa, dosando il sale, scegliendo i pelati più gustosi. Una (nuova) abitudine che farà certamente inorridire le nonne di un tempo, quelle che, all’ora della merenda, al posto delle diaboliche merendine di oggi, proponevano ai nipoti pane, burro e marmellata.

 

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