ADDIO
A PIPOLO, RE DELLA COMMEDIA
È morto in una domenica di agosto ed è come se la commedia
italiana fosse diventata orfana per sempre. Addio a Federico Moccia,
in arte Pipolo: in coppia con Castellano furono autori e registi –
dal dopoguerra agli anni Novanta – di un centinaio di film.
Sodalizio
vero, vitale, mai una crepa nel rapporto: Castellano e Pipolo erano
amici veri, lo erano anche le mogli. Loro si separavano solo quindici
giorni all’anno, d’estate, quando ognuno conduceva le proprie
vacanze, magari già pensando alle idee da sottoporre, al ritorno,
all’amico.
Castellano
era laureato in ingegneria, Pipolo lavorava in banca come cassiere:
strana è la vita, divennero costoro due formidabili inventori
di sketch, battute. Grazie a loro, alla verve autorale che li ha contraddistinti,
si è riso nei cinema, nei teatri. Sul sofà di casa perché
"Canzonissima" e "Fantastico" furono produzioni
indovinate, che impreziosirono pure i palinsesti della tv pubblica.
Mezzo
secolo di successi, impetuosi e meritati. Il primo film a cui lavorarono
insieme fu "Totò a Parigi". Era il ’58, la televisione
era nata da pochi anni. C’era voglia di evadere, davanti alla
tv, di ridere e di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra. Castellano
e Pipolo quasi assecondarono quel desiderio di fuggire dai ricordi.
Confezionarono film che restano negli annali del cinema italiano. E
nell’immaginifico della gente.
Ecco,
ad esempio, "Marinai, donne e guai". Oppure "Il federale",
storico film interpretato da Ugo Tognazzi che ancora oggi, magari programmato
in una sera d’estate, produce ottimi ascolti. Battute salaci,
mai volgari: Pipolo, assieme a Castellano, ha portato sullo schermo
e in tv l’umorismo della gente semplice, raccontando il costume
degli italiani di quegli anni, che scoprivano il "boom" economico,
le ‘500, i primi elettrodomestici. Lavorarono con Totò,
Noschese, Alberto Lupo.
Fu
Celentano, però, a sollecitarli all’esordio alla regia:
assieme al "Molleggiato" film di cassetta come "Innamorato
pazzo", "Il burbero", "Il bisbetico domato",
"Segni particolari: bellissimo". Negli ultimi anni non c’è
stato comico italiano che non si sia legato al loro filone: da Montesano
a Boldi, da Christian De Sica a Banfi, da Calà a Pozzetto, da
Manfredi a Villaggio. Botteghini pieni, soldi a palate: il Natale al
cinema era legato alle storie che mettevano in scena, zeppe di equivoci
e situazioni comiche.
Lavoravano
indefessamente, immaginando trame, dialoghi e situazioni, come se stessero
in un normale ufficio. Avevano un loro studio, nel cuore di Roma, si
incontravano qui per sei giorni alla settimana dalle 9 alle 20. Solo
negli ultimi anni (Castellano morì nel ’99) avevano procrastinato
di un’ora l’appuntamento. Una bella storia di professionisti
ma anche un bell’affresco di amicizia vera, vissuta senza ipocrisia
per una vita intera.
Giorgio
Bicocchi