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A.A.A. rene vendesi

Un impiegato friulano rimasto senza lavoro ha messo in vendita sul web un rene in cambio di un posto di lavoro o di 100 mila euro. Pullulano, in internet, sfogliando decine di annunci, offerte di questo tipo. Nel caso in oggetto, l’impiegato era giunto alla drammatica decisione non solo dopo aver perduto il posto di lavoro ma anche perché si era appena separato.

La casa era rimasta alla moglie ed ai figli, e lui – 52 anni, ex responsabile amministrativo di una azienda locale, che già nei mesi scorsi aveva pubblicato numerosi annunci per trovarsi una nuova occupazione - era stato costretto ad emigrare in un monolocale in affitto, vivendo di espedienti. Dietro offerte del genere c’è un sottobosco di situazioni scabrose, tutte purtroppo legate, nell’80% dei casi, alla perdita del lavoro, cassa integrazione o licenziamento che sia. Aumentano le attività per la polizia postale, che non riesce più a controllare con profitto il volume (e il tenore) degli annunci: quando riesce ad intervenire con celerità – come nel caso dell’impiegato friulano – l’annuncio viene rimosso.

A volte, però, per la velocità dell’afflusso delle inserzioni, i singoli provider dei siti web non riescono a controllare (e a scremare) il flusso delle offerte. E’ la disperazione, molto spesso, l’anima di queste drammatiche righe. Su un sito web di Frosinone, ad esempio, una ragazza “sana, gruppo Rh positivo”, ha offerto rene o fegato per un trapianto. Nella bacheca degli annunci dedicati alla ricerca di case in affitto, ci si imbatte adesso in offerte di organi del corpo umano. Altri dati: si sfogliano le pagine di alcuni siti e ci si trova davanti a inserzionisti disposti a cedere, per soldi, parti del fegato. Oppure un rene.

O, ancora, midolli spinali. Sono storie determinate da lucida follia: gente che non ha più nulla. O alla quale, al contrario, complice una lettera di licenziamento o di cassa-integrazione, hanno gradualmente tolto la liceità di sognare un bel futuro per sé e per i propri cari. Un pezzo del corpo umano in vendita: perché non si lavora più, perché qualcuno ha sbagliato ad investire soldi in determinati progetti. Perché le spese per i figli aumentano e non si hanno i soldi per farli studiare o, peggio ancora, vestire.

C’è pure chi si è rovinato giocando a carte, scommettendo all’ippodromo, firmando cambiali di troppo. I casi sono molteplici, variegati ma la fantasia umana non deve avere più limiti inibitori se offerte di vendita di parti del corpo umano ormai si moltiplicano, specchio, comunque, di un momento economico drammatico. C’è chi offre un polmone “tanto ne ho un altro” – si legge a corredo dell’offerta – chi chiede a quanto realmente ammonti la quotazione di un rene. L’importo varia, addirittura dai 150 mila ai 10 mila.

Se non si fuma e non si beve – come qualcuno, come risorsa aggiuntiva, scrive nella propria offerta – il corrispettivo può essere pure maggiore. Inserzionisti presenti da ogni regione d’Italia: segno che in tutta la Penisola non ci sono soldi ma solo sogni traditi.

 

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