50 anni di "Dolce Vita"
Sembrava che Hollywood si fosse trasferita in riva al Tevere. E’ il cinquantenario di quel fenomeno chiassoso e intrigante che si chiamava “Dolce Vita”, un ossequio doveroso al capolavoro di Federico Fellini. Anni d’oro, quelli, contraddistinti da amori impossibili, inseguimenti dei paparazzi, lunghe file davanti agli hotel in cui alloggiavano le stelle del cinema. Roma luccicante e fantastica, via Veneto sbattuta in prima pagina. Notti di scazzottate, pugni, istantanee rapite con destrezza.
Fu allora, chissà, che nacque il gossip: andavano regolarmente in scena – con strade e vicoli eletti palcoscenici – il lusso e il capriccio dei divi. Anni in cui Roma (soprattutto) usciva dai disagi e dalle macerie della guerra, prenotando il boom economico, le prime motorette, le prime ‘500. C’era voglia di strizzare l’occhio nuovamente alla vita, appassionandosi alle storie – fuori dal set – dei protagonisti della celluloide.
Cinecittà era il teatro di pellicole, di cast, di umori capovolti. Cinquant’anni dalla Dolce Vita, dall’inizio dell’amore burrascoso – ad esempio – tra Liz Taylor e Richard Burton, nato dietro la macchi- na da presa di “Cleopatra”. Erano gli anni in cui le strade del Centro si illuminavano, la gente usciva regolarmente dal tramonto in avanti, indugiando a passeggio. Dalle ventidue in avanti ecco le luci dei locali notturni, l’andirivieni delle hall degli alberghi, la caccia dei fotografi, stipati sul sellino delle motorette.
A Roma scattó la scintil- la tra walter Chiari e Ava Gardner, bella e sensuale. E poi quella dell’amore tra Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero. Erano anni in cui era lecito sognare, dimenticando gli orrori appena finiti in archivio, magari solo per sentirsi piú giovani. Anna Magnani flirtó con Tennessee williams, non c’erano ancora i body-guard, tantomeno le scorte, la dimensione complessiva era piú umana e piú romantica. Nacquero allora i primi giornali scandalistici, quelli che riversavano notizie, foto e approfondimenti su amori difficili, complicati che appassionavano la gente comune, ingredienti ideali per evadere e sognare.
Notti – quelle di cinquant’anni fa nel cuore della città, da Via Veneto a piazza Venezia – segnate anche da risse furibonde: come quella dell’ex regnante d’Egitto Faruk, sorpreso dal fotografo Secchiaroli, in un tavolo del Cafè de Paris - il fulcro della vita mon- dana di allora - con la bella Ermete Capece Minutolo. Humprey Bogart correva appresso a Lauren Bacall, qualcuno sparse persino la voce di un matrimonio tra Cary Grant e Sofia Loren.
Belle Epoque sotto al Cupolone: la turca Nanà si esibí in un lungo spogliarello sui tavoli del ristorante trasteverino Il Rugantino, puntualmente immortalato. Le notti, nella gaudente Roma degli anni ’60, erano lunghe, talvolta tempestose, sicuramente intriganti. Come quella in cui Fellini giró la scena, a Fontana di Trevi, tra Anita Ekberg e Marcello Mastroianni. Forse il manifesto piú reale di quella che fu la “Dolce Vita”, ormai evaporata dal peso di mezzo secolo.