Braccio di ferro tra Russia e Nato sulla crisi georgiana
MOSCA - Mentre il ritiro delle truppe russe dal territorio georgiano è formalmente iniziato, si alza la temperatura nelle relazioni tra Mosca e i Paesi della Nato. Dal Cremlino arriva un monito, in vista della riunione dei ministri degli Esteri dell'alleanza atlantica, in programma a Bruxelles: «Siano moderati e si attengano ai fatti».
In caso contrario potrebbe poi saltare il tavolo del consiglio Nato-Russia. Un altolà che non ha impedito al presidente Usa, George W. Bush, di chiedere ancora una volta a Medvedev e Putin il ritiro «senza indugi» dei loro soldati dalla Georgia.
L'AVVERTIMENTO DI MOSCA - L'avvertimento del governo russo è arrivato per tramite di Dmitri Rogozin, ambasciatore di Mosca presso la Nato. Le sue parole non lasciano spazio a troppe interpretazioni: «L’esito della riunione urgente dei ministri degli Esteri deciderà il futuro del Consiglio Nato-Russia.
Se la conclusione del vertice non sarà equilibrata, non si atterrà ai fatti realmente accaduti, non potremo continuare le nostre relazioni con la Nato così come sono oggi». Rogozin è stato molto esplicito nel definire l’opinione della Russia sul presidente georgiano Saakashvili, dicendo che «la sua compagnia sono Hitler, Mussolini e Pinochet. Ha tentato di costruire uno stato unitario del tipo fascista».
Parole dure, quelle di Rogozin, che seguono le altrettanto nette prese di posizione dei Paesi Nato, che hanno intimato a Mosca il ritiro immediato delle proprie truppe, contestandone duramente l'operato («le azioni della Russia hanno rimesso in discussione le premesse delle relazioni» ha detto l’ambasciatore americano presso la Nato, Kurt Volker).
Il riposizionamento dei tank dovrebbe comunque essere iniziato e secondo lo stato maggiore russo l'operazione militare in Georgia si è conclusa con successo. La Georgia, invece, nega che le truppe russe abbiano iniziato a ritirarsi dal suo territorio. «La situazione è immutata. Noi non vediamo ritiri», ha detto il segretario del Consiglio nazionale di sicurezza georgiano Aleksandr Lomaia.
Secondo l’edizione online del New York Times, inoltre, i russi stanno schierando nell’Ossezia del Sud basi di lancio per missili a corto raggio SS-21, in grado di raggiungere la maggior parte del territorio georgiano, compresa la capitale Tbilisi. Dopo la pesante controffensiva militare russa ora arrivano segnali concilianti da parte del presidente georgiano.
Mikhail Saakashvili ha affermato che potranno iniziare trattative sui rapporti bilaterali. «Dopo il ritiro delle truppe russe dalla Georgia, dovremo pensare seriamente alla ricerca di una forma di rapporto fra i due Paesi, perchè i nostri popoli non si sono voltati le spalle per sempre. Bisogna iniziare a riflettere per evitare un divorzio definitivo con Mosca», ha detto Saakashvili in un appello televisivo alla nazione. Nel frattempo Eduard Kokoity, l'uomo che si è autoproclamato presidente della repubblica separatista georgiana filo-russa dell'Ossezia del sud, ha destituito domenica sera il suo governo e ha proclamato lo stato di emergenza nella regione.
FRATTINI: «ANCHE I CARABINIERI» - Quanto all'Italia, il ministro degli Esteri, Franco Frattini ha fatto sapere che «ci dovrebbero essere anche una decina di carabinieri italiani» tra i «cento uomini non armati» che faranno parte della missione Osce «di monitoraggio del territorio». Nel ricordare il colloquio telefonico avuto con il collega russo Serghei Lavrov, Frattini ha detto: «Lavrov mi ha confermato il ritiro della Georgia». «Tra l'altro, con l'occasione, ho incoraggiato - ha detto ancora il ministro italiano - al lancio della missione di osservatori Osce, e lui mi ha detto che è favorevole».
Ma non è detto che il dispiegamento degli osservatori internazionali avvenga. Il leader osseto Kokoity ha infatti dichiarato che non li vuole sul proprio territorio.