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The Globe – Antonio Pio Saracino a Los Angeles

Il giovanissimo Antonio Pio Saracino ha scelto una location letteralmente underground per la presentazione della sua installazione. Il garage sotterraneo dell’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles ha ospitato The Globe, la scultura centrale dell’installazione, rappresentazione del globo all’epoca della ‘wireless’.

La connessione senza fili ha cambiato il mondo, il senso delle distanze, il modo di connetterci con gli altri e di comunicare. Una rivoluzione che non può non influire sull’arte. Saracino l’ha affrontata estraendone un pezzo unico, presentato in esclusiva a Los Angeles.

La preview è stata l’occasione per farci dire dal designer qualcosa in più sul suo lavoro.

Antonio, tu sei giovanissimo e sei conosciuto come uno dei migliori designer al momento. Sei praticamente uno scacco all’Italia, dove è raro ottenere grandi riconoscimenti prima dei 50.

A.S.: Qui no. Fortunatamente quìnonècosì.Manonèper questo che sono arrivato negli Stati Uniti. È stata più una casualità, a dire il vero. Sono arrivato per un internship, poi mi hanno offerto un lavoro, e così sono rimasto a New York.

Dal punto di vista lavorativo, ti senti a casa a New York?

A.S.: New York mi piace molto. Ci sono le culture più diverse e gente da tutto il mondo, e questo ovviamente è molto stimolante per un’artista. Però spesso torno in Italia, sia per lavoro ma anche per gli affetti. New York in fondo è un buon ponte con l’Italia, ha una posizione strategica, non troppo distante. Se vivessi a Los Angeles sarebbe un pò più difficile.

Cosa pensi invece del momento che sta vivendo l’Italia?

A.P.: È un momento di stasi, non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale. È anche vero che ormai un designer, grazie alle nuove tecnologie, ha comunque modo di essere esposto a nuovi stimoli anche a distanza. Ma vivere in un posto in cui si è circondati dal movimento culturale è decisamente meglio. Non dimentichiamo però che per assimilare le nuove tendenze bisogna girare attivamente, tra fiere, eventi, città; non basta rimanere passivi e aspettare che l’ispirazione ti salti addosso.

Presentaci l’esibizione di stasera.

A.P.: Si chiama The Globe, ed è il risultato di una serie di disegni, sculture e altri prototipi che ho realizzato in quest’ultimo periodo, tutti destinati alla creazione di un prodotto finale: il Globo. Ho cercato di rappresentare la Terra attraverso l’immaginario di oggi. Col tempo mi sono reso conto che la mappa non rappresenta più il territorio come lo intendevamo prima. L’idea stessa del territorio è cambiata e la comunicazione dell’epoca contemporanea ha ridisegnato la mappa del mondo. Il mio Globo ne è una sintesi.

Sono arrivato a questo prodotto lavorando su delle sperimentazioni algoritmiche, per vedere come le diverse città del mondo si connettono, e visualizzando queste connessioni come una carta geografica. Da queste formule e da queste mappe è derivato un modello fisico che è quello presente quì all’IIC stasera. Dalla settimana prossima sarà esposto nella mia galleria di New York.

Alessandra Mastroianni
collaboratrice

 

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