Raccontare la perdita - L'arte di William Pupa a Westchester
Dal 1991 ad oggi, 53 studenti della Loyola Marymount University di Malibu (CA) sono scomparsi. Dieci anni fa l’Università ha istituito un fondo con l’obiettivo di dedicare loro un’opera d’arte.
In seguito anche alle precedenti collaborazioni, la LMU ha deciso di commissionare l’opera allo scultore d’arte figurativa William Pupa. Nato e cresciuto a Los Angeles, dal 2001 Pupa insegna arte, scultura e disegno presso la stessa Università di Westchester, ed è ‘artist in residence’ presso il Marymount Institute dal 2007.
Come suggerisce il suo cognome, William ha origini italiane.
“Mia madre era nata e cresciuta in un piccolo paesino vicino Caserta, Pietramelara”, ci racconta. “Fin dall’età di due anni io ho trascorso l’estate lì, con i miei nonni. Ho sperimentato la vita di paese, i suoi mestieri, le sue festività, la sua quotidianità. Solo dopo, da adulto, ho capito che incredibile regalo questo sia stato per me,” aggiunge. “?` difficile spiegare quanto fondamentali queste esperienze siano state per la mia formazione come persona e come artista“.
Abbiamo chiesto a William di parlarci della sua carriera e del suo ultimo progetto
W.P.: La storia di come sono arrivato alla scultura è alquanto interessante. Non c’erano artisti nella mia famiglia, almeno non nel senso tradizionale del termine. C’erano invece diversi artigiani, da cui ho imparato l’uso dei materiali e le tecniche di costruzione. Grazie a loro ho sviluppato una notevole abilità manuale fin da piccolo.
L’interesse per l’aspetto manuale si è poi unito a quello artistico. Così mi sono iscritto alla CSULB, dove ho cominciato a studiare scultura.
Cosa ti ha portato a tornare in Italia?
W.P.: Nel 1991, mia madre è morta. Era lei il mio legame principale con l’Italia, e la sua assenza mi fece temere di poter perdere il contatto con le mie radici. Ho deciso allora di trascorrere un anno a Firenze tramite un programma della CSULB, e quella è stata la mia prima esperienza con l’Accademia di Belle Arti. Sarei dovuto rimanere solo una anno, e invece ho capito che mi sarebbe servito più tempo per comprendere la cultura Italiana.
E così mi sono trasferito a Carrara, per studiare anche lì all’Accademia di Belle Arti, dove nel 1995 ho preso il diploma. Da allora, con una pausa di due anni a Budapest, ho vissuto tra Firenze, Lucca e Pietrasanta, fino al 2011, quando sono rientrato a Los Angeles.
A Pietrasanta però ho ancora il mio laboratorio di scultura. Lì ho anche lavorato alle mie due altre sculture commissionatemi dalla LMU.
Parliamo dell’ultimo progetto per la Loyola Marymount. Qual’è il sentimento primario che ti è stato chiesto di esprimere attraverso la tua scultura?
W.P.: Fin dall’inizio, all’interno della commissione ci sono state opinioni e desideri diversi. Specie all’inizio, alcuni protendevano verso qualcosa di astratto. Col tempo però siamo riusciti ad orientarci tutti verso la figura umana, che meglio esprime certe emozioni e che rende più semplice la connessione tra lo spettatore e l’opera d’arte. Il mio compito di artista è stato anche quello di comprendere le loro necessità e pensare un’opera che le soddisfacesse tutte.
Come sei arrivato a concepire l'immagine finale, e cosa rappresenta?
W.P.: Ho intervistato genitori, parenti, personale dell’ Università, ognuno di questi legato in qualche modo almeno ad uno degli studenti deceduti. Sono rimasto molto colpito dai commenti del personale della scuola. Sono loro quelli più vicini ai genitori nel momento della tragedia, e molti lo rimangono per diversi anni a seguire. Si sono trovati d’accordo con me nel pensare che l’opera debba parlare prima di tutto alle famiglie. Abbiamo optato quindi per una scultura non troppo celebratoria, per evitare di incorrere nella negazione della tragedia, ma neanche troppo funeraria. Semplicemente, volevamo un’opera sincera, che riconoscesse il senso della ‘perdita’.
L'idea di rappresentare la perdita accostando figli e genitori è davvero bella. Da una parte le figure che rappresentano coloro che sono rimasti, dall’altra quattro figure in ascesa, che rappresentano gli studenti defunti. Fra i due gruppi, uno spazio che rimarca la perdita e l’incolmabilità del vuoto. Vuoi dirci di più?
W.P.: Credo che l’arte debba esprimersi da sola. Se ha bisogno di essere accompagnata da una descrizione, o se necessita di essere spiegata per comunicare qualcosa, allora l’artista non ha raggiunto il suo obiettivo.
Preferisco sempre che sia lo spettatore a decidere il significato che quell’opera ha per se stesso. Non rimango mai deluso quando qualcuno la interpreta diversamente da me. Questa anzi, è una delle meraviglie dell’arte.
Al momento la scultura è in fase di lavorazione presso l’ Artworks Foundry in Berkeley, CA, di proprietà di Piero Mussi.
Sarà inaugurata nella tarda primavera 2012 e sarà collocata accanto alla Cappella del Sacro Cuore dell’Università.
Alessandra Mastroianni
collaboratrice