Un teatro sospeso tra passato e presente: "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni secondo Massimiliano Finazzer Flory all'Istituto Italiano di Cultura
LLe celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell' unificazione italiana all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles hanno incluso tutti gli aspetti delle arti dello spettacolo, campi in cui gli italiani hanno sempre eccelso. Il teatro non fa eccezione, con una grande tradizione di commedie e tragedie che affonda le sue radici nel mondo greco e latino e vanta grandi maestri in ogni periodo storico, dal Rinascimento al Barocco e ai secoli più recenti – basti pensare a nomi come Ariosto, Aretino, Goldoni, Pirandello e Fo, tra gli altri.
Lo spettacolo di Massimiliano Finazzer Flory si pone quindi come erede di un tale illustre uso teatrale, e fonde elementi antichi e moderni nella sua interpretazione di uno dei capolavori assoluti della letteratura italiana, I promessi sposi di Alessandro Manzoni.
Non è certo impresa facile portare in scena un testo di una tale importanza; al di là delle dimensioni proibitive del testo da adattare (circa 750 pagine, a seconda delle edizioni), I promessi sposi è considerato il primo lavoro in italiano moderno e svolge un ruolo fondamentale nel determinare la forma scritta della lingua italiana moderna. In virtù di ciò, è il testo di preferenza nelle scuole dell'obbligo e viene annualmente studiato da milioni di studenti italiani.
Come se ciò non fosse abbastanza, l'opera di Manzoni è anche associata strettamente con il Risorgimento e l'unificazione italiana, in quanto critica severa della situazione politica italiana sia del XVII secolo che del XIX secolo e fonte di intensi sentimenti verso il popolo e il suo valore; inoltre, è anche il primo esempio di romanzo storico italiano. In aggiunta a tutto ciò, I promessi sposi vanta anche una serie di adattamenti teatrali e televisivi di tutto rispetto, con vari musical, opere, film e soprattutto sceneggiati televisivi basati sulla storia dell'amore infelice tra Renzo e Lucia; la complessa trama del romanzo infatti si presta a varie interpretazioni, che privilegiano diversi aspetti del testo e risultano quindi abbastanza discordanti tra loro. Nonostante le differenze in questi prodotti televisivi o cinematografici, la costante attenzione all'opera di Manzoni ha cementato i personaggi de I promessi sposi nell'immaginario degli italiani, al punto che alcuni termini sono entrati nel linguaggio comune (come 'perpetua').
Con tali premesse, è facile capire come sia estremamente difficile non solo proporre un'interpretazione nuova e originale de I promessi sposi, ma anche rendere giustizia al testo originale, osannato da pubblico e critica da due secoli e studiato in ogni suo possibile aspetto da generazioni di critici e intellettuali. Massimiliano Finazzer Flory riesce in questo intento, proponendo uno spettacolo semplice ma di grande effetto, un adattamento teatrale che seleziona alcune scene più significative e conosciute del romanzo, e quindi porge omaggio alla tradizione esegetica e alle varie traduzioni cinematografiche e televisive, ma si basa sul testo originale senza parafrasi di sorta, rispettando quindi l'importanza de I promessi sposi nella storia della lingua e dell'identità del popolo italiano.
Finazzer Flory porta in scena le parti più significative del romanzo, dall'addio ai monti di Lucia alla rivolta del pane a Milano, dall'intenso scontro tra Lucia e l'Innominato alla peste che distrugge la capitale lombarda, su un palco spoglio, senza elementi di scena se non uno schermo nero, su cui erano proiettati dei sottotitoli in inglese, e la presenza di tre artisti: Gilda Gelati, prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, Elsa Martignoni, primo violino dell'Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, e Finazzer Flory stesso. Lo spettacolo e le varie scene sono introdotte dalla voce narrante, in inglese, di David Gibbons, che aiuta a creare un contesto coerente per un pubblico non avezzo alla trama del romanzo e provvede anche alcune osservazioni storico-culturali che riflettono sul ruolo del testo nella storia italiana.
Il testo italiano, recitato magistralmente da Finazzer Flory, le note di Verdi, Mascagni, Bellini, Paganini e Berio portate in vita dalla maestrìa di Elsa Martignoni, e i passi aggraziati e carichi di emozione di Gilda Gelati fondono tre arti – teatro, musica e danza – in un'esperienza totale, che coinvolge tutti i sensi e tocca sia le corde dell'intelletto che quelle dell'animo. Lo spettacolo ha commosso gli spettatori per la sua potenza evocatrice e, al contempo, la sua semplicità apparente e la sua complessità effettiva. Le parole finali di Manzoni, pronunciate da Finazzer Flory con al fianco Martignoni e Gelati, sono state accolte da lunghi applausi.
Come ha ricordato il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura Alberto di Mauro nell'introdurre lo spettacolo, Manzoni e il suo romanzo sono punti di riferimento essenziali della cultura italiana, e in un'occasione come il centocinquantesimo anniversario dell'unificazione d'Italia meritano di essere ricordati e reinterpretati, così da creare un ponte tra passato e futuro che si basa su un comune bagaglio culturale in continua evoluzione. Esperimenti come quello di Finazzer Flory sono quindi passi fondamentali per cercare un contatto tra la cultura presente e passata. In conclusione all'evento, Finazzer Flory ha definito il suo lavoro "in progress": ci sono quindi buone possibilità che il felice risultato si ripeta, e che il capolavoro di Manzoni continui a godere di adattamenti originali e d'effetto.
Camilla Zamboni