NUTRITALY – Il diritto di mangiar sano
Si chiama NUTRITALY l’iniziativa promossa da Italy America Chamber of Commerce West, Bridges to Italy e ISSNAF, svoltasi lo scorso 14 dicembre all’IIC di Los Angeles sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia.
Quale luogo migliore per discutere di “cultura dell’alimentazione”? L’Italia, infatti, è ancora il simbolo del mangiar bene. La dieta Mediterranea, oltre ad essere la migliore per l’equilibrio psicofisico, è da sempre considerata la più efficace per prevenire e combattere moltissime malattie.
Seppure le abitudini quotidiane stiano cambiando anche in Italia, e l’attenzione che si dedicava prima al momento del pasto si stia lentamente riducendo, la varietà e la qualità dei prodotti mantengono ancora un livello molto alto. Bandiera nera invece per gli Stati Uniti, dove continuano a proliferare modelli errati, le cui conseguenze negative sono state discusse nel corso dell’incontro.
Cinque ospiti d’eccezione hanno partecipato al meeting: il presidente ISSNAF Vito Campese, il direttore del Simms/ Mann UCLA Center for Integrative Oncology Mary Hardy, il Food Blogger Andrew Wilder, il Weight Watchers National Trainer Ben Sleke, e il presidente della North American Sommelier Association Alessia Botturi. A guidare l’incontro, l’L.A. Times Assistant Food Editor Rene Lynch.
Si è parlato del cibo da diversi punti di vista: come fonte di piacere, come questione socio-culturale e come, ovviamente, elemento chiave per la nostra salute. “Volevamo un incontro costruttivo, che coinvolgesse il pubblico e che insegnasse qualcosa,” ha dichiarato il Console Generale Giuseppe Perrone; e l’obiettivo è riuscito.
A prendere la parola per primo, il Professor Vito Campese, che ha posto l’attenzione sulla pericolosità della situazione attuale, in particolare negli Stati Uniti. “Più del 30% della popolazione risulta obesa”, ha dichiarato, “e più del 45% è sovrappeso”.
Dati effettivamente spaventosi se si pensa alle conseguenze sulla salute e anche sull’economia, dato che le malattie causate dall’obesità necessitano di cure adeguate e creano serie difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. “Tutto ciò è prima di tutto una conseguenza dello stile di vita moderno - ha aggiunto poi Campese, - che ci vede seduti davanti a uno schermo per molte ore al giorno, per dovere o per piacere.
Ma le cause sono anche esterne, basti pensare alle porzioni di cibo che ci vengono presentate. Quelle attuali sono il triplo delle porzioni a cui eravamo abituati anni fa!”
Un’ argomentazione sostenuta anche da Ben Sleke. “Quanti di voi sanno definire una porzione?” ha chiesto il trainer. “Il mercato alimentare ci vende dei prodotti come monoporzione, ma si tratta invece di quantità ben superiori alle nostre necessità. ?` così che ci abituiamo a quantità di cibo sempre maggiori. Una volta si era soddisfatti quando non si aveva più fame, ora siamo soddisfatti quando siamo pieni, che è ben diverso”. Come dargli torto?
Non solo le porzioni cambiano, ma anche i gusti. “Il palato si adegua ai sapori”, ha spiegato Andrew Wilder. “Tutti possiamo ri-abiturci ai sapori semplici, bastano 4 settimane perché ciò che ci sembrava prima poco gustoso torni a sembrarci saporito”.
Si potrebbe discutere quì del perché ci troviamo davanti porzioni sempre maggiori, da dove arrivi la necessità di arricchire cibi già di per sé saporiti con aromi e ingredienti dannosi per la salute, e della vera e propria ‘dipendenza’ che tali ingredienti creano gli individui. Si arriverebbe a parlare però di un argomento che meriterebbe molto più spazio, quello delle corporations che controllano il mercato e degli interessi delle aziende. Lasciamo quindi che ognuno rifletta da sé sul problema, sottolineando che al di là di ogni infuenza esterna, quello del mangiar sano è un diritto di tutti, e siamo ancora liberi di poterlo esercitare. Basta sapere come.
L’ “educazione alimentare” è quindi l’elemento chiave. Prima mossa da fare: imparare a conoscere il proprio corpo e a preparare il proprio cibo. Solo chi ha familiarità con gli ingredienti è capace di riconoscere un piatto salutare, anche quando gli viene servito.
Alessandra Mastroianni
collaboratrice