Los Angeles Art Show 2012 - Tra gli ospiti anche una galleria italiana
“Deve esserci qualcosa nella pittura” ha scritto l’artista Maurizio Monti, “perché la maggior parte dei bambini e dei malati di mente inzia a dipingere spontaneamente”. È una frase dell’artista tedesco Sigmar Polke che fa molto riflettere sull’atto e sul significato del disegnare. Pare che la pittura sia per Monti, come per altri, un bisogno inconscio, un modo per comunicare con il mondo esterno.
“I dipinti sono idee espresse in termini visivi e pittorici; non significa che sono illustrazioni di idee, sono LE IDEE. Inserisco spesso volti e figure per sottolineare l'influenza del fattore umano nella visione personale di ogni cosa, nella interpretazione individuale di ogni situazione”.
Maurizio Monti è uno dei tre ospiti italiani che hanno partecipato al Los Angeles Art Show, tenutosi al Convention Center di Downtown dal 19 al 22 gennaio. La fiera è uno degli eventi più attesi dagli appassionati d’arte, e porta in California opere provenienti dalle migliori Gallerie del mondo, in un’atmosfera che guarda al meglio dell’ambiente artistico contemporaneo senza trascurare l’importante eredità dal passato più recente.
L’Art Show si è inaugurato il 18 gennaio con un’opening night riservata ai più appassionati, i cui profitti andranno a supportare l’Art Of Elysium e l’Education Department del J. Paul Getty Museum. Ospite d’eccezione: l’attore americano David Arquette.
Tra le centinaia di Gallerie ecco l’unica italiana, Energenesi, dove troviamo il pittore Maurizio Monti e lo scultore Gianfranco Meggiano. Insieme alle loro opere, anche i quadri di Vincenzo Balsamo.
“È il nostro schema tipico” ci spiega Gianfranco. “Scultura, pittura astratta e pittura figurativa. L’obiettivo è quello di portare gli esponenti piu affermati di queste arti in giro per il mondo.
Insieme abbiamo già fatto moltissime fiere: Mosca, Montecarlo, Pechino, Shangai, solo per citarne alcune. A marzo poi saremo a New York e a maggio di nuovo a Pechino, e poi chissà, forse Seoul”.
Ma l’estate è ancora lontana. Nel frattempo, come sono andate le esperienze più recenti?
G.M.: Noi siamo fortunati con il nostro mestiere, perché la bellezza paga sempre. Il mercato è buono dappertutto, grazie anche a una serie di Gallerie con sede in Italia, per esempio a Portofino, Forte dei Marmi, Positano. Tramite loro raggiungiamo anche il mercato americano. Credo che, per quanto riguarda le mie opere, il successo sia dovuto anche al fatto che vanno al di là di ogni barriera culturale. Sono figure che si prestano ad ogni cultura e ad ogni società.
Parlaci del loro significato.
G.M.: Le sfere sono la mia arte, e sono una metafora della vita. Da sempre la sfera è un simbolo di perfezione. Come potete vedere, il rivestimento esterno è in oro; questo perché l’oro è conosciuto come il metallo degli dei. Intorno alla sfera ecco invece dei filamenti scuri e intricati. Questi rappresentano quei perscorsi bui e labirinitci che sono le strade della vita. Sono tortuosi, ma ci fanno crescere, anche spiritualmente, e solo attraverso loro possiamo giungere in fondo, fino alla sfera. Questa non è altro che la nostra parte spirituale, l’essenza interiore dell’uomo.
Dunque la sfera è il centro della tua arte, e il messaggio si modella su quello che gli costruisci intorno.
G.M.: Si, le mie sculture si giocano tutte intorno a questa dualità: materialità e spiritualità, di cui la sfera è appunto il simbolo ed il punto centrale.
Il Made in Italy all’estero è ancora una garanzia di qualità in diversi campi. Vale anche per la scultura?
G.M.: Assolutamente sì, peccato che noi italiani spesso non ce ne rendiamo conto. Le nostre Gallerie fanno fatica a raggiungere i loro obiettivi in Italia, eppure ancora guardano all’estero con diffidenza. Siamo cittadini del mondo invece, e dobbiamo andare in giro e dimostrarlo. Abbiamo un potenziale incredibile, tutti ammirano la nostra cultura e le nostre capacità. Nelle aree più lontane del mondo le ragazze mettono da parte i soldi per comprare una borsa Prada, ci sarà un motivo! Dobbiamo agire, dobbiamo far arrivare la nostra bravura all’estero.
Tu come ti sei avvicinato alla scultura?
G.M.: È un interesse innato, che ho fin da piccolo. Il classico sogno. Anche la mia vita ha visto dei percorsi tortuosi, ho vissuto esperienze molto forti; però guardando indietro mi rendo conto che mi hanno rafforzato, che sono state messe lì per formarmi come uomo e come artista.
Una passione innata hai detto. Mi chiedo allora quanto gli studi siano importanti per formare un artista...
G.M.: Io ho fatto un scuola artistica, e posso dire che lo studio conta per sviluppare o migliorare la tecnica, ma questa da sola non basta. Ci sono tecnici bravissimi che non hanno niente da dire, e se non hai niente da dire non sei un artista, ma un bravissimo artigiano.
Alessandra Mastroianni
collaboratrice