L’attimo neorealista in mostra all'IIC di Los Angeles
Senza ombra di dubbio. Il Neorealismo è certamente il movimento del cinema italiano che ha conquistato maggiori consensi e maggiore fama in tutto il mondo. Ancor oggi, a più di quarant’anni di distanza da una stagione che fu di breve durata, il cinema italiano viene spesso identificato con il Neorealismo.
Ripercorrendo la nostra storia, infatti, è stato il periodo del cinema più luminoso, pur in un’ epoca di ricostruzione, celebrato e apprezzato in tutto il mondo. L’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, in occasione del nostro 150° anniversario, rende omaggio a una delle stagioni più esaltanti della storia del cinema italiano con la mostra fotografica “L’Attimo Neorealista: Fotogrammi 1941-1952”.
Con una solenne esposizione dal 28 settembre al 3 novembre l’IIC propone un percorso di riscoperta del periodo dello splendore italiano al cinema, attraverso 37 immagini estrapolate dalle pellicole, in un bianco e nero di grande intensità emotiva che spazia dall’indimenticabile Anna Magnani nella scena finale in Roma Città Aperta di Rossellini, alle figure femminili vestite di nero di La Terra Trema di Visconti, fino allo sguardo disperato di Lamberto Maggiorani in Ladri di Biciclette di De Sica.
La mostra è stata inaugurata lo scorso 27 settembre alla presenza del Console Generale Giuseppe Perrone, di giornalisti della stampa internazionale e dei moltissimi ospiti che hanno potuto visionare gli scatti in anteprima.
Un’opening night che ha confermato il successo che la stessa mostra ha ottenuto in Italia, dimostrando non soltanto l’importanza storica del Neorealismo, ma anche l’eco che tale movimento ha avuto all’estero, dove le pellicole del Dopoguerra diventano un tutt’uno con l’immagine dell’Italia più vera.
La mostra, resa possibile con il contributo dell’Archivio fotografico e iconografico della Cineteca Nazionale e presentata con grande successo in Italia, approda nella capitale mondiale del cinema per raccontare non solo la straordinaria bellezza delle situazioni, dei volti e dei paesaggi, ma anche il senso di un movimento artistico capace di aderire alla realtà italiana e contemporaneamente suscitare emozioni attraverso storie universali.
In esposizione anche una rara documentazione della Sicilia Anni ’40 attraverso gli scatti del fotografo Giacomo Pozzi Bellini che rivelano con drammatica autenticità i tratti di una società arcaica e rurale. In occasione dell’apertura della mostra, speciale proiezione del cortometraggio La Ricotta(1963) di Pier Paolo Pasolini.
Non è semplice, oggi, comprendere in tutte le sue implicazioni un fenomeno che fu senz’altro complesso e che non può essere ridotto a una formula o a un’immagine stereotipata. Il cinema neorealista fu la reazione morale agli orrori e alle infamie della guerra che spinse i cineasti a ritrovare i valori essenziali dell’esistenza e della convivenza sociale. Bisognava dare una risposta sul piano politico alla serie di tragici errori commessi dal Fascismo.
Di qui la necessità di un linguaggio nuovo, che riuscisse a esprimere in modo diretto una presa di coscienza e una volontà di mutamento. Esiguo è, dopotutto, il numero di opere che questi caratteri appaiono in modo netto e perentorio. E tuttavia poche opere sono state sufficienti a definire una nuova estetica, capace di rinnovare non solo il cinema italiano, ma anche di costituire un punto di riferimento per altre cinematografie, in varie parti del mondo.