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Kahn in Venice

L’attesa e importante mostra dedicata all’Architetto Louis Kahn ha avuto la sua giornata inaugurale lo scorso 25 gennaio all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. Il Direttore dell’Istituto, Alberto Di Mauro, ha dato inizio al simposio precedente l’apertura ufficiale della mostra, accogliendo con un caloroso benvenuto gli ospiti, davvero d’eccezione: infatti tra loro il gotha del mondo dell’architettura mondiale, curatori museali e giornalisti del settore.

Il Console Generale d’Italia, Nicola Faganello, ha salutato i presenti introducendo l’evento, seguito da Barton Myers. Toccanti e sentiti gli interventi dei tre figli di Louis Kahn, Sue Ann, Nathaniel e Alex, oltre ad altri contributi di docenti universitari e alla partecipazione di Dion Neutra, figlio dell’architetto Richard Neutra.

All’inaugurazione è seguita la proiezione del film “My Architect”, introdotta dal regista, Nathaniel Kahn, che ha trasformato le sue inquetudini di figlio a confronto di un padre così impegnativo, in questo lungometraggio malinconio ma bellissimo che nel 2004 ha ottenuto una nomination all’Oscar come “miglior documentario”.

Fermento culturale molto sentito e di successo quindi, provocato da stimolante scelta di questo personaggio: Louis Kahn, infatti, è il solo architetto della seconda metà del ‘900 che può competere con figure quali Le Corbusier, Gropius, Wright e Mies van der Rohe. Di origini estremamente povere, Kahn era emigrato con la famiglia negli Usa nel 1905, diventandone cittadino solo nel 1914. Aveva seguito fin da giovane studi artistici a Filadelfia per poi laurearsi in architettura all’Università della Pennsylvania. Dopo primi incarichi minori era saltato alla ribalta internazionale nel 1952 in merito ad una consulenza per il piano del traffico a Filadelfia.

Gli anni ’60 furono per lui un susseguirsi di incarichi prestigiosi tra i quali citiamo l’Istituto di Ricerca di Jonas Salk a La Jolla, qui in California (si consiglia vivamente una visita), la sede del Parlamento del Bangladesh a Dacca e il Centro Congressi di Venezia nel 1969. Questa italiana fu una tappa importante di Louis Kahn, purtroppo, per una serie di circostanze, il progetto non venne mai realizzato. Nonostante ciò Louis Kahn ebbe un’enorme influenza nelle seguenti generazioni, molti infatti gli architetti che possono annoverarlo come ispiratore nella loro formazione: tra essi Frank Gehry e Robert Stern, ma restando in Italia bisogna senz’altro annoverare tra loro Mario Botta e Renzo Piano. Nell’attività di Kahn si fondono teoria, didattica e professione e di questo si può considerare il maestro imbattuto.

La morte, avvenuta nel 1974, lo interrompe all’apice della sua carriera. Come tutti i grandi è destinato a lasciare dietro si sé una scia di storia ricca e avventu- rosa e, perché no, carica anche di qualche mistero.

Ldr

 

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