“Jolson at the Winter Garden” – Los Angeles riscopre il musical degli anni ’20
Nella città patria dello spettacolo non poteva mancare un attesissimo musical: “Jolson at the Winter Garden”. Presentato lo scorso giovedi 8 settembre all’ El Portal Theatre di North Hollywood, l’opera ha riscosso un grande successo di pubblico e continua a ricevere commenti positivi dalla critica.
Diretto da Bill Castellino e interpretato da Mike Burstyn, “Jolson at the Winter Garden” ripercorre la carriera di Al Jolson, cantante e attore di teatro, noto ai suoi tempi come “the World’s Greatest Entertainer”.
Un musical che riporta lo spettatore indietro nel tempo fino agli anni ’20, quando Jolson dominava la scena nei teatri di New York. Un mondo - quello di Broadway - che non smette mai di affascinare neanche i più giovani.
Un salto nell’atmosfera magica e contraddittoria di quegli anni dunque, ma anche una riflessione sul mondo dello spettacolo di oggi, così ricco e vario ma proprio per questo a volte frastornante. Solo quattro attori per questo show, una scenografia minimal e un’orchestra di 6 elementi che solo a metà dello show si rivela al pubblico. al Jolson ci ricorda di quando in teatro un solo uomo poteva “fare” lo spettacolo, cantando, muovendosi a ritmo di musica e recitando per il pubblico, senza bisogno d’altro che la musica stessa.
L’italo-americano ha avuto l’onore e il piacere di scambiare qualche idea con il regista Bill Castellino, artista ben conosciuto nel suo ambiente grazie alla sua notevole carriera. Insieme abbiamo commentato il suo show e, più in generale, il mondo dello spettacolo contemporaneo.
Mr. Castellino, molti dei nostri lettori avranno già senti- to parlare dei suoi lavori. Come si presenterebbe a quelli che ancora non La conoscono?
B.C.: Sono un artista di teatro, uno scrittore e un regista. Cerco di creare qualcosa di nuovo, ma mi interessa molto anche capire come il passato influisce sul presente, motivo per cui il mio ultimo lavoro si concentra su Al Jolson. Cerco di creare opere interessanti e ricche di emozioni. sono molto attento al ruolo dello spettatore e per questo attraverso le mie opere cerco sempre di ricreare e scatenare precise sensazioni.
Lavorare ad un musical implica l’abilità in diversi campi: bisogna conoscere la musica, la danza, la recitazione. Una passione di questo tipo è qualcosa di naturale o si può acquisire con l’esperienza?
B.C.: Il musical è fatto in gran parte di musica, e la musica non è intellettuale, è spirituale, è qualcosa che ti tocca dentro. Ma è anche vero che lavorandoci a stretto contatto si può sempre imparare qualcosa di più. Faccio questo lavoro da molti anni e ogni volta imparo qualcosa di nuovo, dai miei colleghi, da quello che vedo intorno, dalla musica stessa...Dirigere un musical può essere molto complicato perché - è vero - è composto da vari elementi.
C’è la musica, c’è la danza, c’è l’orchestra, e io ho trascorso la mia carriera a studiare la combinazione di questi ele- menti, e più vado avanti, più imparo.
Il Suo ultimo lavoro, “Jolson at the Winter Garden”, riporta in scena la musica e l’ambiente dello spettacolo degli anni ’20. C’è qualcosa di quegli anni che si è perso nello spettacolo di oggi?
B.C.: Questo è proprio il punto centrale della mia opera. Al Jolson è un personaggio unico, è quello che io definisco una “leggenda”. Questa parola oggi è usata con troppa facilità, chiamiamo “leggenda” chiunque, chiamiamo “eroe” chiunque...Al Jolson è stato il primo a fare un one-man show di successo, il primo a vendere un milione di dischi e a registrare 110 canzoni in dieci anni. Mi chiedo: cosa lo ha spinto a fare questo? E come ci è riuscito? Queste domande mi spingono ad analizzare anche il mondo dello spettacolo contemporaneo. Credo che per Jolson la cosa più importante fosse il rapporto con lo spettatore, qualcosa di inscindibile dal suo lavoro. È questo che gli ha permesso di diventare la star che è.
Ci sono delle stars anche oggi, stars vere, capaci di cantare, ballare, recitare. Barbra Streisand ad esempio, o Michael Jackson, ma non sono molte. Questo tipo di talento è raro ed è fantastico, per questo ho voluto raccontare la storia di Al Jolson. Voglio però sottolineare che il nostro non è uno spettacolo biograficamente accurato: il nostro obiettivo in teatro è quello di essere poetici nel raccontare la verità.
La tecnologia e i mezzi di cui si dispone oggi nel campo dello spettacolo hanno fatto perdere al pubblico il piacere di godersi uno spettacolo semplice ma emozionante?
B.C.: Spero proprio di no, ma è vero che oggi siamo così sovraccarichi di tutto - musica, celebrità, soldi - che se guardo indietro mi sembra che le cose fossero un pò più semplici. oggi è difficile focalizzare l’attenzione su ciò che davvero merita. Ma questo per me è una sfida, ogni volta devo fare del mio meglio perché il pubblico scelga il mio spettacolo.
E perché secondo Lei il pubblico sceglierà il suo spettacolo?
B.C.: Perché molti ricordano Al Jolson e desiderano rivivere i suoi spettacoli, e magari la sua musica li riporta ad un preciso momento della loro vita. Mike Burstyn, con cui ho il piacere di lavorare, è davvero eccezionale nel trasmettere lo spirito di Jolson. Ma spero che anche coloro che non conoscono la figura di questo grande personaggio abbiano desiderio di scoprirla.
È così soddisfacente imparare cose nuove! E anche coloro che già conoscono al Jolson – ne sono certo – avranno modo di scoprire qualcosa in più.
Lo spettacolo rimarrà in programma all’El Portal theatre di North Hollywood fino al 25 settembre 2011. Maggiori informazioni sono disponibili al sito www.elportaltheatre.com
C’è ancora tempo per un tuffo nella New York degli anni ’20!
Alessandra Mastroianni
collaboratrice