Subscribe  l History          Staff          About us          Contact us          Advertising         Links  
      

 

Intervista al regista Marco Amenta

E’ gentilissimo quando ci sentiamo al telefono per fissare l’intrevista, Marco Amenta, palermitano, classe 1970, regista del film uscito in questi giorni a Los Angeles dal titolo “The Sicilian Girl”, film per il quale ha ottenuto molti premi e una Nomination ai David di Donatello come Miglior Regista Esordiente Italiano e come Miglior Film David Giovani, una candidatura ai Nastri d’Argento come Miglior Regista Esordiente, oltre ad essere passato con successo all’ultimo Festival di Roma

La prima domanda che sorge spontanea è quanto ha influito in lui l’essere espatriato e aver vissuto 10 anni a Parigi nel vedere in maniera più chiara e obiettiva quello che accadeva in Sicilia, nella sua Sicilia

Marco: Me ne sono andato dalla Sicilia a 19 anni, ero quindi molto giovane. Negli anni ’70- ’80 nella mia regione c’erano moltissimi omicidi dovuti alla mafia, ricordo, io ero piccolo, che nella gente c’era una sorta di rimozione, desiderio di “non vedere”, non solo per il motivo naturale di non voler ammettere che accadevano cose terribili, e tra i palermitani onesti scorreva la frase “tanto se tu non fai affari con la mafia la mafia non ti riguarda”.

Invece secondo me non era e non è mai stato vero, la mafia non tocca solo se ti uccide un parente o se devi pagare il racket, è un cancro di tutti, che porta a creare una società non meritocratica ma clientelare, con un meccanismo a domino in cui tutti vengono coinvolti, anche chi mette la testa sotto la sabbia.

Quindi pensare che se non ci interessa si può stare tranquilli chiaramente non corrisponde alla realtà e questo sicuramente l’ho compreso molto di più vivendo lontano dalla Sicilia. Mentre ero a Parigi ho avuto la notizia della morte di Falcone ed è stato come se tutte le cose che avevo archiviato nella mia mente, quasi a nasconderle a me stesso, fossero uscite sul colpo, un’emozione fortissima che mi ha fatto capire che volevo fare qualcosa per questa terra. Sono certo che quello fu un momento in cui tutta l’Italia ha provato la stessa emozione.

Hai mai pensato di scrivere una storia che racconta della sofferenza di migliaia di persone che invece di avere drammi così palesi come familiari assassinati, hanno avuto invece la vita “segnata invisibilmente” dal decidere di non sottomettersi alle leggi della mafia, e quindi non hanno avuto ad esempio la possibilità di fare la meritata carriera? Mi riferisco anche alla storia di tuo padre (medico ndr).

Sì ci ho pensato, quello che è accaduto a mio padre e solo una goccia nel mare delle cose che si potrebbero dire, ad esempio mi sto interessando alla storia di un lavoratore a Palermo che è stato mobbizzato pesantemente nel corso degli anni, lui è morto ma i suoi figli hanno fatto causa al datore di lavoro che tra l’altro è un politico palermitano molto in vista. Il quale ha vinto la causa, ovviamente.

Credo che fatti del genere debbano avere più risalto, essere conosciuti.

E credi che sarebbe possibile per te rientrare a vivere in Sicilia?

Eccome, l’ho anche fatto! Dopo la Francia e dopo l’uscita del mio primo documentario (“Diario di una Siciliana Ribelle”) che ebbe molto successo in tutto il mondo e vinse 20 premi, tornai a Palermo con la voglia di creare un polo di produzione in Sicilia, tentai di mettere su uno stabilimento di produzione, ma fu troppo difficile. Il cinema è storicamente a Roma, o meglio era, visto che fortunatamente ci sono molti segnali di cambiamento, quindi sono rimasto a vivere nella Capitale.

Ora le cose hanno preso un'altra strada, la Legge del Cinema gestita dall’ Assessore al Turismo della Sicilia che ha sponsorizzato anche gli eventi che abbiamo avuto qui a Los Angeles, dà una nuova credibilità, reale. Questa nuova legge è davvero grandiosa, hanno dato molti finanziamenti in questi ultimi anni a società anche estere affinchè girassero film in Sicilia, c’è una scuola di cinema nuova.

Rispetto a quegli anni ora è un’altra cosa, si può davvero finalmente parlare di rinascita. Pensiamo alle conseguenze di questa rinascita, si crea occupazione ad esempio, tutto quel lavoro che ruota attorno al mondo del cinema, tutto ciò è importantissimo per la nostra terra, non solo cultura ma lavoro, un’industria pulita!

Quando eri piccolo e ti facevano la fatidica domanda cosa vuoi fare da grande, cosa rispondevi?

Biologo marino, viaggiare, fare il fotogiornalista, raccontare storie e girare documentari sugli animali, sul mare, comunque raccontare l’interiortà di ogni persona.

Quindi non sei andato moto lontano da quello che volevi fare!

No infatti, mi piaceva anche molto l’arte, scolpire. Nella mia famiglia nessuno era nel mondo del cinema, fu mio padre, mi insegnò a fotografare regalandomi la mia prima macchina fotografica. La cosa più vicina all’arte era il restauro, quindi mi iscrissi ad Architettura, per un anno mi ostinai a studiare materie che non erano esattamente le mie.

Mi ricordo che seguendo le lezioni di matematica, durante l’ennesimo tentativo di capire quelle formule, mi sono alzato dal banco e mi sono detto “no, basta Marco tu non capisci niente di queste cose, non vuoi fare questo per tutta la tua vita, tu vuoi fare il fotogiornalista!”, ero a metà della lezione, tanto che la professoressa mi aveva apostrofato: “Amenta cosa fa!”, e io ho risposto “semplicemente me ne vado”.

Niente contro l’architettura, ma fu meglio così, sarei stato un cattivo architetto. A quel punto inziai a fare ricerche per venire a studiare negli Stati Uniti, mandai una serie di applicazioni a varie università, compresa l’USC, è sempre stato il mio sogno, ma il mio sogno si infranse subito perché dalle risposte che arrivarono capii che costavano troppo. Decisi quindi di andare a studiare a Parigi, ma mi era rimasto qualcosa nel cuore. Difatti la sera della presentazione del film all’IIC qui a Los Angeles, c’era in contemporanea la presentazione anche all’USC, e non potevo non andare! Questo ha comportato il dover fare veramente i salti mortali per poter presiedere ad entrambe le proiezioni che erano in contemporanea. Non ero mai potuto entrare in quell’Università da studente e entrarci in altra veste, insegnare agli studenti parlando del mio film, è stata una grande emozione!

Il tuo prossimo film “Il Banchiere dei Poveri” parla di microcredito, che affinità ci sono con il filone che fino ad ora hai seguito?

L’invenzione del micro-credito da parte di Muhammad Yunus, economista e banchiere bengalese, è stata un’azione coraggiosa, lui è un Galileo Galilei moderno dell’economia, in pratica rivoluziona il sistema finanziario perché inventa questo modo di prestare soldi senza garanzia rompendo proprio in questo modo le rigide leggi dell’economia e della finanza. Difatti all’inizio non gli credono, lo boicottano, per poi riuscire addirittura a vincere il Nobel per la Pace nel 2006.

In questo Yunus è un personaggio che assomiglia un po’ alla Rita dei miei film, cioè esce dalla strada che gli hanno tracciato, nel suo caso lui era un professore di economia classico, rompe le regole e si inventa un nuovo modo di vivere, così come Rita sarebbe dovuta diventare come sua madre, seguendo la legge di sua madre, piegarsi al silenzio e accettare il destino e il lutto e invece rompe tutto e si mette ad inventarsi una nuova via, in un certo senso hanno una similitudine.

Sei anche tu un po’ così?

Non esageriamo, però è vero che secondo me bisogna sempre mettere in discussione ciò che è detto, ciò che è stabilito, magari poi anche riaccettarlo. Secondo me tutti noi abbiamo momenti nella nostra vita in cui ci si mette in discussione. Il problema è che in Europa ci si puo permettere di farlo solo una volta, quando imbocchi la tua strada quella devi perseguire. Ma qui è diverso, la gente si mette spesso in discussione, non sto parlando di eroismo, dico solo che qui si cerca di seguire quello che si vuole fare non quello in cui gli altri ti inquadra- no. Questo lo permette una società più democratica e più aperta.

Parlami un po’ di te adesso

Credo che sia arrivato il momento nella mia vita in cui voglio pensare alla famiglia, non sono sposato, ma credo nella famiglia, nei suoi valori, parlo quattro lingue, ho superato le barriere del riconoscermi in un luogo specifico, mi sento veramente oramai un cittadino del mondo. Ho cercato di prendere da ogni posto dove sono stato le cose più belle e farle mie. I valori della famiglia e dell’onore sono valori molto positivi e in Sicilia esistevano, ma anche di questo la mafia si è impossessata, quindi la parola “onore” è diventata una cosa negativa, credo che noi si debba lottare per reimpossessarsi di questi valori di cui dobbiamo esere fieri, in un mondo dove nessuno si fida più degli altri, stringere la mano a qualcuno e sapere che verrà mantenuta la promessa è bellissimo.

Per questo mi sento pronto ad avere una famiglia, la parte siciliana di me lo vuole, e, arrivato ai 40 ci sto pensando seriamente, forse il lato negativo della società moderna è che abbiamo paura di sposarci, paura di avere figli, quasi come se questo potesse ostacolare la carriera, è una cosa negativa di cui anch’io sono stato un po’ vittima.

Ti dico una cosa mai detta a nessuno, di cui un po’ mi vergogno...quest’estate una mia vecchia zia, l’unica rimasta viva della famiglia, mi ha consegnato uno stemma di famiglia, un titolo di marchese...che spetterebbe a me ora.... Il tempo lo reclama, Marco, sempre sorridente si alza e saluta, sempre di corsa in questi giorni qui a Los Angeles, resta l’immagine che questo uomo, con semplicità, è riuscito a ridare alla sua Sicilia: un sole limpido e caldo.

Luisa Da Re

 

English Sections

history A Bit of History
T. Ghezzo
scene Italian American Scene
C. Curci
tavola La Buona Tavola
Editorial Staff
wine Taste of Wine
F. Mangio
book The Book Review
K. Scambray
connection The Italian Connection
M. Gloria
words Words and Thoughts
A. Sbrizzi
 

Rubriche Italiane

Dalla Sicilia, un'isola a tre punte T. Di Fresco
"Qui Roma, a voi USA"
G. Bicocchi
Speciale Sport
Redazione
 
Dal libro...
In Compagnia Siciliana
A. Brunetti


L'Italo Americano is a member of FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all'Estero) - COGITO (Consorzio Giornali Italiani Transoceanici) - Stampa Scalabriniana

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410

© Copyright 2003 L'Italo-Americano - All Rights Reserved

Powered by AB  

Ô^Û Ô^Û