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Giovani artisti Italiani protagonisti dell’evento d’arte contemporanea “When in Rome”"When in Rome" svoltosi all’Istituto Italiano di Cultura

Durante l’evento d’arte contemporanea “When in Rome” tenutosi presso l’Istituto Italiano di Cultura lo scorso mercoledì 20 Aprile, si sono potuti osservare una varietà di stili derivanti dalle diverse pratiche e dai diversi approcci artistici.

L’inaugurazione di questa esposizione ha registrato un notevole successo e un continuo afflusso di visitatori, in parte anche grazie alla rinnovata ed entusiasta direzione dell’Istituto Italiano di Cultura, che è riuscita a creare una ricercatezza nell'allestimento ed una cura minuziosa e scrupolosa dei dettagli.

L’evento realizzato grazie all’iniziativa della Depart Foundation, con il supporto della Provincia di Roma e la partecipazio- ne dell’Hammer Museum e LA><ART, ha visto come protagonista la libertà di espressione e di pensiero e lo sviluppo del linguaggio artistico altamente personale di questi ventiquattro giovani artisti romani.
La mostra ha messo in evidenza il rapporto che esiste tra arte e cultura con un riferimento particolare alla “città eterna”, rendendo il pubblico partecipe a forme di espressione tra le quali pittura, installazione, arte concettuale, cultura pop, performance, cinema e musica.

La manifestazione è una delle tante organizzate per celebrare la festa dell’area urbana di Westwood, dove si trova appunto la sede dell’Istituto. In occasione di tale ricorrenza, anche l’Istituto Italiano di Cultura, come altre location, rimarrà aperto sino a tarda sera.

Durante la mia partecipazione all’evento, ho avuto modo di intervistare un paio di artisti. Il primo incontro l’ho avuto con il giovane Marco Raparelli, che con il disegno “Il futuro non è più quello di una volta” ci propone una visione tutta particolare della cultura urbana contemporanea.

Simone: Ci racconti un po’ il tuo percorso artistico?

Marco: Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma, poi per un periodo, sono stato in Inghilterra dove ho studiato cinema d’animazione, e ho imparato a realizzare cartoni animati. Infatti nella mia pratica artistica c’è molto utilizzo del disegno e del video d’animazione, e anche se uso anche altri mezzi di espressione nelle mie creazioni, come ad esempio la scultura, c’è sempre questo filo conduttore, questo mezzo che è quello che rappresenta di più la mia pratica. In seguito, ho studiato pittura a Bruxelles, e sono poi tornato a Roma dove ho cominciato a pubblicare disegni satirici per la rivista “Cuore”.

Simone: Ci puoi presentare i tuoi disegni presenti in questa esposizione?

Marco: Questo lavoro dal titolo “Il futuro non è più quello di una volta” è parte di uno più grande composto da circa trecento disegni che rappresentano tante piccole storie in sequenza, come in una gabbia narrativa, e dove sono raccontati personaggi che possiamo vedere anche uscendo di qui, andando per strada, al supermercato etc.

Simone: Che cos’è per te l’arte?

Marco: È una pratica che fa parte del mio quotidiano ed è qualcosa che può stare dappertutto.

Simone: In quali circostanze affiorano le idee migliori per le tue creazioni?

Marco: Quando passeggio per strada.

Simone: Quali artisti ammiri e in che modo ti hanno influenzato?

Marco: Artisti come Oliviero Boetti, artisti che utilizzano molto il disegno. Ammiro moltissimo anche William Kentridge, e tra gli artisti americani Raymond Pettibon. Sono però molto vicino a designers che sono quasi artisti come Bruno Munari ed Enzo Mari che hanno fatto veramente un percorso molto interessante.

Simone: Cosa rende seconde te un’artista affermato, il consenso della critica, il consenso del pubblico o le vendite?

Marco: Credo l’insieme delle tre cose. A volte un artista può essere affermato e ottenere il riconoscimento della critica e magari vendere due soli lavori in tutta la sua vita. Per quanto mi riguarda, penso che anche il mercato abbia la sua importanza, in quanto crea lavoro e permette di continuare a fare arte.

Simone: Quale pensi sia la caratteristica principale della tua arte, e quale riscontro hai ottenuto dal pubblico alle tue mostre?

Marco: La caratteristica principale è l’ironia molto evidente nei miei disegni. Il riscontro del pubblico è stato positivo. Il contatto umano con il pubblico che mostra interesse ai miei disegni, le impressioni, le domande, la perplessità e curiosità, tutto questo ha un impatto positivo su ciò che creo.

Simone: Cosa pensi della diffusione dell’arte attraverso le nuove tecnologie, il binomio arte/internet, aiuta o penalizza?

Marco: Penso che queste nuove tecnologie siano dei mezzi che se vengono utilizzati intelligentemente possono sicuramente aiutare l’artista.

Simone: Puoi anticiparci quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Marco: Mi piacerebbe in futuro trascorrere un periodo negli Stati Uniti, magari una permanenza a New York.

Simone: Ti ringrazio per l’intervista e in bocca al lupo

Marco: Grazie a te, è stato un piacere.

La mia seconda intervista ha visto come protagonista il fotografo e film-maker Corrado Sassi.
Con la sua arte che spazia dal disegno, alla fotografia e al video, l’artista ci rivela i dettagli del suo successo.

Simone: Ci racconti qualcosa di te e delle tue opere?

Corrado: Io ho iniziato a fare fotografie sin da piccolo, a 14 anni ho iniziato a stampare fotografie in camera oscura. Ho fatto moltissimi lavori tra i quali l’attore, lo skipper e il marinaio sulle barche a vela. Ho frequentato la scuola di fotografia a New York. Il mio approccio con la fotografia è quello del foto giornalismo, perchè è quello che studiai all’istituto. Le mie foto non sono costruite, sono foto che “rubo” dovunque mi trovi. In genere non vado mai in un posto per fare delle fotografie. Dovunque mi trovi, tutto ciò che ritengo interessante lo fotografo.

Fotografo con la pellicola sia perchè mi piace molto l’estetica della pellicola dove si vede sempre un po’ la grana specialmente nelle stampe grandi, e anche perchè con la pellicola posso fare meno fotografie, dovendo tenere in considerazione il costo. Mentre con la macchina digitale si possono fare molte fotografie di un soggetto, con la pellicola se ne scattano due o tre al massimo, quindi si è maggiormente concentrati su quel momento dovendosi limitare a pochi scatti. Poi le foto sono divise in due parti, e questo è incominciato per caso. Il laboratorio dove stampavo le foto dodici anni fa, poteva stampare solo in due pezzi e io poi avrei dovuto montare insieme le foto.

Invece dopo averne viste alcune in due pezzi ho visto come qualcosa che mi apparteneva molto, poichè io sono figlio unico, ma avevo un fratello gemello che è morto alla nascita, e quando ho visto questa divisione nata per caso, ho pensato di continuare a fare le foto in questa maniera.

Simone: Un commento sulla tua partecipazione a questo evento

Corrado: Si è rivelata un’esperienza molto interessante, questo viaggio con altri artisti romani, tutti con diverse forme di espressione però con un riferimento geografico che ci unisce. Roma è un posto di grande ispirazione, ma mancano le strutture adatte per organizzare delle mostre di questo genere.

Simone: Da dove trai maggiormente ispirazione?

Corrado: Principalmente dai luoghi, ma molto anche dall’architettura. Non c’è una parametro vero e proprio per la mia ispirazione tutto dipende da come un’immagine mi colpisce al momento, se c’è una certa sinergia la fotografo.

Simone: Ci puoi dire il nome di un artista che ti ha ispirato durante il tuo percorso?

Corrado: In particolare per la fotografia Henri Cartier-Bresson e Robert Frank.

Simone: Tra tutte le tue opere ci puoi dire se ce n’è una in particolare che ti è rimasta nel cuore?

Corrado: Questa in esposizione è una delle foto a cui tengo molto perchè l’ho fatta dieci anni fa, mentre ancora frequentavo la scuola di fotografia a New York. È una delle mie prime fotografie che ho esposto alle mostre.

Simone: Come prepari la cosa successiva che vorrai fare?

Corrado: In genere, un’artista quando inizia a preparare delle mostre si fa dei problemi, si chiede se quello che crea funzionerà. Il mio metodo per proseguire con il mio lavoro è soprattutto quello di sperimentare sempre cose nuove. L’importante è non sentirsi mai arrivati.

Simone: Puoi anticiparci quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Corrado: Sto lavorando su un’altra fotografia sempre divisa in due. Sono due foto una davanti all’altra che si basano sempre sull’idea della separazione di due immagini che solo unite hanno un senso. Sto inoltre preparando un film sperimentale, si tratta di un lungometraggio auto prodotto che dovrei girare quest’estate,

Simone: Grazie e auguri per i tuoi prossimi progetti.

Corrado: Grazie a te.

La mostra in allestimento fino al 21 maggio, per ulteriori informazioni potete contattare L’Istituto Italiano di Cultura: 1023 Hilgard Avenue, Los Angeles, CA 90024 Tel. (310) 443-3250 email: iicla@esteri.it

 

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