Giorno della Memoria - Le istituzioni italiane ricordano l'Olocausto
L’International Holocaust Remembrance Day è stato istituito nel 2005 dalle Nazioni Unite, per commemorare le vittime dell’Olocausto e la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, Polonia, avvenuta il 27 gennaio del 1945.
Da allora, ancora più di prima, il ricordo dello sterminio del popolo ebraico continua a celebrarsi in tutto il mondo, in particolare in quelle nazioni che hanno accolto, e ancora accolgono, molti degli ebrei sfuggiti alle leggi razziali. ?` il caso ad esempio degli Stati uniti.
La città di Los Angeles ospita uno dei musei commemorativi più attivi d’America, che anche quest’anno ricorderà le vittime della Shoah con una serie di eventi. In particolare, per il 27 gennaio è previsto un flash mob che coinvolgerà interi quartieri intorno al museo.
Dopo pochi mesi dall’invasione della Polonia nel 1939, i nazisti occuparono un’area di quindici miglia quadre nel sud-est del Paese, con lo scopo di costruirvi un campo di prigionia. Si tratta del campo tristemente conosciuto con il nome di Auschwitz.
A mezzogiorno del 27 gennaio, i partecipanti circonderanno un’area della stessa grandezza intorno a Robertson Boulevard, Pico Boulevard, Arlington Avenue, Fountain and Sunset Boulevard. Durante il flash mob sarà chiesto di mostrare i vari simboli (scaricabili on-line) che rimandano a quelli usati dai nazisti per identificare gli ebrei.
Come gli americani, anche gli italiani ricordano l’Olocausto, non solo in patria, ma anche all’estero. In Italia, le celebrazioni per il “Giorno della Memoria” erano diventate ufficiali già nel 2000, per volontà del Governo. Da allora il 27 gennaio ricorrono celebrazioni in tutta la penisola per ricordare le vittime dello sterminio.
L’Italia continua a fare i conti con il proprio passato, che l’ha vista protagonista di una delle fasi storiche più nere, senza però dimenticare che vi sono stati uomini e donne che hanno saputo remare controcorrente e rischiare la propria vita per gli ideali di libertà.
“Anche nei momenti più bui della storia europea – aveva ricordato lo scorso anno l’allora Ambasciatore d’Italia a Washington Giulio Terzi – uomini onesti e coraggiosi, che forse non sarebbero stati capaci di azioni straordinarie in circostanze ordinarie, furono in grado di lottare, usare l’arma della loro forza, la loro integrità e intelligenza per opporsi a ciò che era sbagliato e disumano”.
Lo scorso anno, l’Istituto Italiano di cultura di Los Angeles, in collaborazione con American Jewish Committee, USC Shoah Foundation Institute for Visual History, and Education, e COM.IT.ES, aveva presentato il documentario “50 Italians” (2009), con cui la giornalista Flaminia Lubin ha ripercorso le imprese di cinquanta persone appartenenti all’ambiente militare o diplomatico del tempo; uomini che pur essendo al servizio del governo fascista di Mussolini, hanno contribuito a salvare migliaia di ebrei dalle persecuzioni razziali.
Il documentario era stato inaugurato a Washington, dove era stato seguito dalla consegna dell’onorificenza di ‘Commen- datore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana’ a Warren Miller. Nel 2008, Miller ha negoziato per il Governo USA l’accordo tra Italia e Stati Uniti sulla Protezione e Conservazione dei Luoghi della Memoria.
Quest’anno l’IIC ha in programma “Mr Dago – I Belong Nowhere”, un reading teatrale scritto da Marco Bonini e diretto da Gabriel Bologna, che nella stesura dell’opera si sono avvalsi della collaborazione di diversi consulenti storici. Mr Dago racconta la diaspora degli ebrei italiani negli USA durante il Fascismo, e la loro lotta per inserirsi nel nuovo ambiente sociale.
Personaggio principale dell’ opera è un commediografo ebreo-Italiano, che sfugge alle leggi di Mussolini e si rifugia in America, per poi scoprire che la nazione-simbolo della libertà è invece pervasa da un forte sentimento anti-italiano.
L’opera tocca quindi aspetti storico-sociali ancora non troppo conosciuti e che meriterebbero una maggiore attenzione. In particolare, fa riferimento a quegli Italiani emigrati negli Stati Uniti che furono dichiarati Enemy Aliens dopo gli eventi di Pearl Harbour.
“Mr Dago” vuole ricordare l’orrore delle leggi razziali dando attenzione all’aspetto storico ed evitando la banalità dell’accusa. Un messaggio sembra percorrere costantemente tutta l’opera: non esistono nazioni buone e nazioni cattive, ma singoli individui responsabili delle proprie azioni.