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Francesca Valente intervista Vittorio Sgarbi

[FV] Sei diventato Sovrintendente di Venezia e Commissario della Biennale, quali sono i programmi per il prossimo biennio?

La riapertura dell’Accademia di Venezia. Il destino mi ha fatto nominare Sovrintendente al Polo Museale non due anni fa, quando avrei dovuto pazientemente attendere la fine dei lavori, ma nel momento in cui questi erano quasi ultimati. L’Accademia mi verrà consegnata a fine anno con l’allestimento di uno spazio più che raddoppiato per le esposizioni.

Prima di allestire le collezioni, riproducendo lo stesso modello culturale di Giulio Cantalamessa, che nell’anno della prima Biennale (1895) aprì l’Accademia dell’allestimento moderno, io mi troverò nella felice condizione di essere contemporaneamente il Sovrintendente dell’Accademia dei Musei Veneziani e il Commissario della Biennale. Nello stesso tempo aprirò, secondo il principio per cui tutta l’arte è arte contemporanea, sia i musei sia il Padiglione Italia, con un percorso che dal ‘300 arriva fino ad oggi e che vede Tiziano accanto a Kiefer.

In questa occasione epocale del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, la mia aspirazione è di esporre opere di Tiziano alla Biennale e un’opera di Kiefer all’Accademia di Venezia, nella congiunzione temporale dell’antico e del moderno, oltre al programma noto della Biennale di Venezia. In una dimensione estremamente elastica il programma si estenderà dal Padiglione Italia a tutte le sedi principali dei musei dei capoluoghi di regione e agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo (89 sedi), in maniera tale che gli italiani vengano “stanati” in un numero oscillante fra 1.000 e 1.200.

Allo stesso tempo l’Accademia propone una mostra di Lorenzo Lotto, come primo pittore moderno nel quale si misura il tema dell’analisi freudiana. Lotto fu infatti scoperto da Bernhard Berenson esattamente nell’anno in cui Freud fondava le sue teorie sulla psicanalisi. Quindi propongo Lotto come pittore contemporaneo, come pittore della psicologia moderna, e farò un possibile collegamento fra l’esperienza di Fausto Pirandello, pittore italiano attivo dagli anni ’30 agli anni ’50, che anticipa in modo sorprendente, soprattutto nelle opere giovanili, i temi e le composizioni di Lucian Freud, nipote di Freud.

Quindi abbiamo da una parte il figlio di Pirandello e dall’altra il nipote di Freud, e scopriamo che a distanza di mezzo secolo dipingono allo stesso modo. Lotto, Pirandello, Freud: questo è il primo blocco all’Accademia. Il secondo blocco è una rappresentazione del grande studioso, ormai centenario, di pittura italiana del ‘600, da Caravaggio a Guido Reni, a Guercino, che è Sir Denis Mahon, che compie cent’anni e come un performer proietta la sua esperienza attraverso le opere che ha acquistato.

Questo è soprattutto un atto critico, anche senza essere espresso in parole; infatti gli è toccato di riscoprire e alla fine quasi coincidere, sul piano esistenziale, con il Guercino, di cui ha studiato l’opera in un modo così minuzioso, che la conosce meglio del Guercino stesso. Nel corso degli anni ha trovato e scovato delle opere di Guercino che oggi possono valere 6-7 milioni di euro, pagandole l’equivalente di 50, massimo 80 sterline. Mi sembra un’opera di un performer degna di nota.

E accanto a lui vi sarà un artista contemporaneo in senso stretto, che fa però il percorso inverso, ovvero che dall’arte contemporanea e dal disegno risale alla pittura classica, rinascimentale: David Hockney. La mia idea è fare all’Accademia queste mostre cruciali del rapporto tra antico e moderno, e alla Biennale quello che sappiamo. Contemporaneamente apro il cantiere Biennale in un palazzo veneziano, sostanzialmente disertato, che è Palazzo Grimani, dove c’era la più grande collezione di archeologia.

E questo è un altro segnale: in un edificio “moderno” del Rinascimento, la collezione di archeologia attesta la continuità fra antico e moderno, rispetto all’epoca in cui è stato realizzato. In altre parole, è stato fatto un edificio nel Rinascimento allo stesso modo in cui Frank Gehry fa oggi un edificio, facendo coesistere la modernità nella ricostruzione dell’antico.

Quindi i tre livelli che possono trovare stanza in Palazzo Grimani sono: l’archeologia romana, il Rinascimento e il cantiere della Biennale. Quest’ultimo costituisce una testimonianza del principio, tutt’oggi attuale, che antico e moderno sono convissuti nel Rinascimento: ovvero il moderno, il contemporaneo e il Rinascimento coesistono e sono un tempo solo. Riabìlito la Ca’ D’oro, restituendo al pubblico l’allestimento di Giorgio Franchetti, ispirato a canoni dannunziani di fine secolo, e presento una mostra Da Giorgio Franchetti a Giorgio Franchetti, rendendo così omaggio anche a quest’ultimo, recentemente scomparso, che aveva una grande collezione di arte contemporanea nonché di storia romana.

I due Franchetti, quello di fine ‘800 e quello di fine ‘900, consentono di mostrare ancora una volta la continuità` tra antico e moderno. A Palazzo Marcello, che è un palazzo tanto grande quanto inutilizzato, ho intenzione di realizzare il Museo della Mafia, quello che ho fatto a Salemi, lo porto in questo palazzo che è in pieno corso di restauro, un vero e proprio cantiere.

[FV] Cosa vi collochi all’interno?

Le cabine dell’architetto Cesare Inzerillo, che ha realizzato con me il Museo della Mafia a Salemi, cabineelettoraliincuiunoentrae vede raccontata la storia della mafia attraverso un film sul pizzo, il rapporto con la chiesa, con l’acqua e con la speculazione edilizia.

Tutto questo con un commento non solo audio e video ma anche olfattivo, per cui uno sente l’odore di bruciato della casa di colui che non ha voluto pagare il pizzo, sente l’odore dell’ospedale per il tema della sanità; in sostanza, sente, oltre che vedere, la putrefazione del mondo mafioso, rappresentata in modo molto evocativo da Inzerillo, ispirandosi alle mummie delle Catacombe dei Cappuccini a Palermo, che sono una popolazione parallela, la popolazione dei morti, del male.

[FV] Le tue impressioni sul MAXXI, ovvero sul nuovo Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo recentemente inaugurato nella Capitale.

È nato grazie a me quando ero al governo, dopo aver bloccato Arata Isozaki agli Uffizi e Richard Meier all’Ara Pacis - che comunque è stato realizzato dopo di me – ho dato via libera ai lavori del nuovo museo. L’idea di affidare l’incarico a Zaha Hadid è partita da me. Trattandosi di un’area molle tra centro e periferia ho ritenuto di non porre vincoli. Non sono più tornato fino alla fine dei lavori, e all’inaugurazione Zaha Hadid ha riconosciuto pubblicamente il mio ruolo. Successivamente, avendo commentato che più che un museo era un mausoleo a se stessa, lei si è irritata e ha fatto una serie di considerazioni ingiustificate a cui ho risposto.

E' nata così una polemica. Non posso fare altro che confermare quello che ho detto, ovvero che il MAXXI vale come una scultura – non sono il solo a pensarlo - come la Walt Disney Hall di Frank Gehry, ma forse con minore talento. Bisogna che talvolta l’architetto faccia un passo indietro e lasci il giusto spazio alle opere.

[FV] E l’Ara Pacis: che cosa c’era di male nella costruzione di Morpurgo?

Nulla, era perfetta. È stato un delittoabbatterla.

[FV] L’esperienza di essere nello stesso tempo anche sindaco di Salemi in Sicilia ti arricchisce, ti dà un’altra dimensione?

Avendo avuto molte opportunità, ho realizzato una serie di azioni spettacolari, rendendo grande un piccolo paese. Ad esempio ho chiamato Oliviero Toscani come Assessore alla Cultura e alla Creatività, ho deciso di vendere le case a 1 euro, fatti di cui tutti i giornali del mondo hanno parlato.

[FV] Puoi spiegare meglio questo dettaglio molto importante delle case?

L’idea è di vendere le case terremotate, diventate patrimonio del Comune dopo essere state abbandonate dai proprietari per avere i finanziamenti dello Stato. In questo modo è possibile venderle a 1 euro. Abbiamo avuto una richiesta sterminata di adesioni. Ed è stata un’operazione molto importante, di cui hanno parlato tutti i giornali, incluso il Los Angeles Times, il New York Times, Le Monde, perché ha attirato a costo zero la curiosità di 10.000 persone, di cui solo 1.000 avevano diritto alla casa.

L’impresa di Salemi nel suo complesso è un’impresa artistica. Infatti sono state realizzate decine di mostre d’arte; c’è un’opera di Pistoletto in arrivo per l’Unita d’Italia, ed è venuto in visita anche il Presidente della Repubblica. Adesso queste case iniziano ad essere assegnate a persone che, in cambio della terra e degli edifici abbandonati dopo il terremoto, s’impegnano a restaurarli secondo le linee guida del Comune.

Salemi è l’unica città della Sicilia di cui si è parlato in questi due anni, per il resto non c’è stato nulla, nessuno che abbia elaborato un’idea. Abbiamo anche fatto il Festival della Cultura Ebraica, il Festival del Cinema Religioso, perché in questo settore abbiamo la più grande raccolta del mondo, comprata da me a New York da un coreano che aveva un enorme negozio e me l’ha venduta. Ho fatto quindi costruire un cinema, nell’arco di pochi mesi, e ora organizzo alcuni festival.

Poi ho nominato Assessore alle “Mani in Pasta” Fulvio Pierangelini del Gambero Rosso, ho nominato Assessore al “Gusto e Disgusto” Davide Paolini del Sole 24 Ore, e Assessore ai “Sogni” Paolo Crepet. E poi ho nominato, come ho già detto, Oliviero Toscani.

[FV] Diciamo che Salemi è una città-utopia! E quando trovi il tempo per scrivere libri e articoli?

Di notte. Ho fatto 15 mostre a Spoleto, perché sono anche Direttore del Festival di quella città. Nell’ordine sono: Alto Commissario per il restauro della villa di Piazza Armerina e Commissario per la ricostruzione della Cattedrale di Noto. Poi sono Consulente del Ministro per gli acquisti del MAXXI e in generale tutti gli acquisti d’arte dei musei italiani, Presidente dell’Accademia di Urbino, Direttore del Festival di Spoleto Arte, Sindaco di Salemi, Sovrintendente di Venezia, Commissario della Biennale, e sono anche fondatore di un premio d’arte in Sardegna.

Tutto ciò consente di fare scambi, far circuitare tutto il possibile. Ho realizzato a costo zero per lo Stato 15 mostre ancora in corso. Ho inaugurato il 24 luglio una mostra sul ‘600 a San Severino Marche, dove ero Sindaco nel ‘92, con dipinti di Caravaggio e di Baciccio. Nel frattempo sono anche Responsabile delle mostre di Caldarola, un paese di 1.700 abitanti in cui ho organizzato la mostra del pittore Simone Demagistris, un manierista minore, che è stata visitata da oltre 70.000 persone. Questo forse è il miracolo della moltiplicazione dei pani che siamo riusciti a replicare.

Francesca Valente
Direttore IIC

 

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