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Fèlsina – Il vino come identità storica

Ci sono molti modi di raccontare la propria storia: Giuseppe Mazzocolin ha scelto di farlo attraverso il vino. Perché nel vino sono racchiusi secoli di storia della nostra penisola, vi sono condensate la nostra identità, la nostra cultura e il nostro modo di relazionarci al prossimo. Insieme all’amico e collega Enrico Nicoletta e ai giovani musicisti dell’associazione “Nuovi Eventi Musicali”, Mazzocolin ha portato i vini Fèlsina all’IIC di Los Angeles per presentarli alla comunità locale. Ma del vino non si è parlato affatto. Si è deciso invece di dare spazio alla musica, alla cultura, ai sensi. Perché anche la musica, come i vini, è storia, identità, piacere.

Il modo in cui avete “presentato” i vostri vini mi ha fatto ripensare a come a volte la parola cultura sia così abusata da perdere di valore.

Vero, credo che a volte la si usi per coprire anziché valorizzare. Bisogna praticarla più che parlarne.
Credo che gli italiani abbiano perso l’amore per la propria storia. La si usa troppo per motivi strumentali, per avvicinare i turisti perché consumino. Gli italiani devono ridiventare protagonisti della propria storia in modo continuativo col passato. Le istituzioni, a cominciare dalla scuola, devono dare il via a questo compito. Ma non basta, ci vuole responsabilità individuale

A volte dimentichiamo che le grandi epoche storiche sono state fatte dagli uomini. Quello che abbiamo ricevuto dal passato lo diamo per scontato, pensiamo di esserne titolari. Non basta ereditare per essere portatori di questa eredità, bisogna creare una continuità, bisogna continuare ad essere protagonisti della storia. E gli italiani che vivono fuori, come gli Italo Americani, possono farsi interpreti di una relazione nuova, interregionale. C’è un patrimonio comune che lega Nord e Sud, italiani che vivono in Italia e italiani che vivono nel resto del mondo. Un patrimonoio che include anche la gastronomia.

La varietà delle diverse aree geografiche è ciò che rende il nostro Paese unico, meraviglioso, ma bisogna sempre tenere a mente che questa diversità fa parte di una storia che abbiamo vissuto insieme.

Come può il vino essere veicolo di arte e strumento di innamoramento del proprio Paese?

Viaggiare con i nostri vini è un’esperienza di condivisione di un sapere, che si associa alla parola sapore. Il vino è il grande artigianato della terra. Attraverso i vigneti si ritrovano e si comunicano caratteristiche di un luogo, dal paesaggio alle persone che lo abitano. È un modo di comunicare autentico, e se è vero che la cultura è la testimonianza degli esseri umani nei luoghi in cui vivono, allora il vino è cultura.

Noi portiamo in giro il nostro Chianti classico e abbiamo come riferimento il territorio tra Firenze e Siena, piu precisamente di Fèlsina. Dai nostri vigneti noi vediamo Siena in lontanzanza. Vedere la città dalla vigna ci rimanda al rapporto fondamentale tra città e la campagna. Non dimentichiamo che per molti secoli le due realtà sono state vissute come due mondi separati, ma sono invece due realtà complementari. Diceva Pasolini: “Se un giorno spariranno i contadini e gli artigiani saremo alla fine della nostra civiltà”.

Il vino, come il cibo, ha anche qualcosa di più rispetto ad altre esspressioni artistiche, perché si può assaporare

È vero, specie il vino italiano, perché ha una bella acidità. È per questo che è tanto amato nel mondo. Si lavora per armonizzare tannini e acidità, elementi fondamentali perché il vino sia volentieri accompagnato dal cibo. I vini di altri Paesi si possono bere anche indidpendentemente dai piatti, il vino italiano invece si abbina volentierissimo a dei piatti specifici. Questa è una delle cose più belle che abbiamo noi italiani. Una cucina che fa da traino al vino ed un vino che chiede la giusta cucina. E poi abbiamo tante cucine tipiche, che possono essere rinnovate nella modernità, e possono anch’esse diventare arte.

La produzione del vino soprattutto per passione. Chi si dedica ai vigneti ricerca un contatto con la natura un pò perduto?

La tua domanda è una giusta provcazione. Dobbiamo ritrovare il senso dell’agricoltiura per ritrovare anche il ritmo dell’ umano. Affidiandoci alle stagioni, al senso ritrovato delle ore e dei diversi momenti della giornata. La natura è parte dell’essere umano, non è una cosa a sé. Escludendola dalla nostra vita non facciamo che perdere la nostra identità.

Anche nel modo in cui voi promuovete i vostri vini c’è una grande lezione: si puo fare mercato ma in modo diverso, creando

È proprio così. Il mercato esprime rapporti di forza e non sempre fa giustizia delle cose migliori. Bisogna ritrovare il senso del lavoro, bisogna valorizzare economicamente il lavoro, che nel caso del vino è un lavoro di artigianato. Chi lavora il vino deve farsi interprete responsabile del proprio territorio.

Il vostro modo di presentare il vino è del tutto non convenzionale

Si, evitiamo di parlarne troppo. A volte, come è stato per la serata all’Istituto di Cultura, non ne parliamo proprio. Noi lasciamo che si assapori perché il vino va vissuto. Portiamo la musica, offriamo un momento di ascolto, di convivialità, senza nulla dididattico. Per i dettagli tecnici dei vini basta internet. Il vino, come la musica, è un piacere, e i piaceri non possono essere spiegati.

La qualità del vino e il suo essere lasciato un pò nell’ ombra scatenano però la curiostà

Certo, la curiosità nasce quando si dà spazio alle cose. La lieve mancanza crea il desiderio di qualcosa. Non un bisogno, ma una piacevole mancanza che porta alla ricerca. Forse, quando saremo stanchi di tutto questo sovraccarico di bisogni non reali, ritroveremo questo equilibrio.

Alessandra Mastroianni
collaboratrice

 

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