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Ennio marchetto: una settimana di successi al Pasadena Playhouse

I nostri lettori avranno già sentito parlare di Ennio Marchetto nella scorsa edizione de “L’Italo- Americano Newspaper”. Il trasformista veneto, ospite la scorsa settimana del Pasadena Playhouse, ha portato sul palcoscenico uno show incredibilmente divertente! Abbiamo avuto il piacere di assistere ad una delle sue performance e scambiare qualche parola con lui, per discutere un pò della sua carriera e del suo lavoro davvero sui generis...

Ennio, ma quanto ridono gli Americani? Neanche eri salito sul palco che già qualcuno era in delirio...

E.M.: È vero, a volte ridono appena sentono un brano perché sanno che sta per arrivare quel determinato personaggio, ma all'inizio dello show in effetti è raro! Forse qualcuno avrà raccontato una barzelletta!

A giudicare dagli applausi il tuo show è stato un successo! Sei sempre così ben accolto negli Stati Uniti o si è trattato di una performance particolarmente apprezzata?

E.M.: No, non sono sempre così ben accolto, credo che qua la mentalità sia più aperta. In Florida ad esempio non era così , e neanche a Boston.

Come ti definisci quando ti chiedono che mestiere fai? Sai, in Italia, se ti presenti come “trasformista” più o meno tutti sanno di cosa si tratta, ma in America, nonostante la parola “transformist” esista, raramente viene utilizzata.

E.M.: Mi piace definirmi come un “Cartone Animato Vivente”. “Mimo” è una parola un po' negativa, fa pensare a qualcosa con poco ritmo e tanta poesia... Il mio show invece è veloce, colorato e musicale! Non potrei mai salire su un palco senza musica...così come non potrei dire una parola. Non sono abituato a parlare. Lavoro da solo da 22 anni, ma non sono un attore. Mi sento più ballerino!

Correggimi se sbaglio, ma in Italia gli spettacoli di trasformismo raramente vengono inseriti nelle programmazioni teatrali. Perché secondo te?

E.M.: Si è vero, ci sono solo due trasformisti che lavorano in teatro: io e Arturo Brachetti. Il motivo è che i nostri show sono più teatrali di altri che invece sono più adatti agli ambienti di club o discoteche.

Questo tipo di spettacolo sembra avere più successo negli Stati Uniti rispetto all’Italia. Gli Americani sanno divertirsi più degli Italiani? Sanno godersi lo spettacolo senza troppe barriere mentali?

E.M.: Le barriere ci sono un po' ovunque. Forse in Italia la presenza della Chiesa intimidisce un pò, ma anche qua, proprio due giorni fa, mi è capitato di leggere un bell'articolo sul mio show, in cui però si avvisava che ci sarebbero state scene di “nudo”. Sinceramente l’ho trovato incredibile, il mio è uno show comico che vuole dare anche un messaggio di libertà. Come si possono bendare gli occhi ad un bambino davanti a un cartoncino disegnato?!? E poi sono proprio loro i primi a ridere della sessualità!

Noti qualche differenza tra il pubblico americano e quello italiano? Qualche categoria o fascia di età particolare che ti segue?

E.M.: Non vedo molta differenza, anche qua l'età media di chi va a teatro è dai 40 ai 70. Almeno per quanto riguarda il mio show, mancano i ventenni. Però oggi una ragazza ha portato la mamma di 84 anni e lei era felicissima! A volte gli anziani, anche se non conoscono Justin Bieber, si divertono più dei loro figli o nipoti!

Ennio, quando scegli un nuovo personaggio in base a cosa lo fai? Deve avere qualcosa di “esagerato”?

E.M.: Un nuovo personaggio deve soprattutto avere un brano famoso o, ancora meglio, un look riconoscibile. Tieni presente che con due pezzi di carta - vestito e parrucca- deve dare l'idea. E comunque è sempre fondamentale trovare una gag: se non fa ridere lo eliminiamo subito.

Adatti la gamma dei personaggi che proponi al luogo in cui vai?

E.M.: Adatto quasi sempre lo show. Magari non se devo farne uno, ma se ritorno nello stesso posto porto sempre qualche novità locale.

E il modo in cui il pubblico reagisce ai singoli caratteri ti fa capire qualcosa di loro? Prendiamo proprio lo show al Pasadena Playhouse: il pubblico ha dimostrato di conoscere bene tutti i tuoi personaggi, ma sulla Venere di Botticelli e su Einstein qualche problema lo hanno avuto...

E.M.: Beh, sono comunque immagini famose, non posso solo fare cose super popolari... Mi piace avere anche dei personaggi dell'arte e della cultura. Ho in repertorio un bellissimo Van Gogh, la Venere di Milo, Fidel Castro, il Papa e molti cantanti lirici.

È interessante il fatto che tu riesca a trovare un lato comico anche in personaggi apparentemente “seri”. Siamo tutti un po’ dei comici senza saperlo?

E.M.: Non ci avevo mai pensato...perché no ? La differenza però è che i miei personaggi li prendo in giro, sì, ma li amo quasi tutti. In fondo senza di loro non avrei potuto creare lo show!

Alessandra Mastroianni
contributor

 

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