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Dibattito su Camilleri all’IIC

In un clima amichevole, quasi da riunione di famiglia, l’incontro del Book Club all’IIC di Los Angeles, si è srotolato in maniera simpatica e coinvolgente con un dibattito per il libro di Andrea Camilleri “La forma dell’acqua”, Sellerio 1994, lo scorso 23 giugno, accompagnato dal sempre bravo Massimo Sarti che ha tratto il massimo (piacevole gioco di parole) guidando le varie osservazioni dei fedeli partecipanti all’incontro.

Spodestati dalla sala cinema e seduti a semicerchio attorno ad una cattedra in una stanza al primo piano, dopo aver visionato una intervista effettuata da Fabio Fazio ad Andrea Camilleri durante la trasmissione “Che tempo che fa”, si è passati all’opinione che ognuno dei presenti si era creato in merito al volume oggetto della serata.

E, sarà stata l’ora o forse l’atmosfera, ma ci si è sentiti a proprio agio nel discuterne come tra vecchi amici. “La forma dell’ acqua” è il primo romanzo di Andrea Camilleri nel quale è protagonista il Commissario Montalbano; narra dell’assassinio di un ingegnere trovato cadavere in una discarica e dell’opera investigativa di Salvo Montalbano che non si accontenta della messa in scena del delitto, creata per discreditare la vittima a vantaggio degli avversari politici. Grazie quindi al suo intuito arriverà alla soluzione riscostruendo una verità molto più complessa nella quale si intravvedono intrecci politici-affaristici, densa di moventi cupi e perversi.

Non è solo un romanzo poliziesco ma un vero e proprio affresco di un mondo, che ruota attorno alla città di Vigata, descritto in una maniera unica e pungente, dove ogni parola ricorda un’immagine, un colore e un odore. Ognuno dei presenti aveva impresso qualche passo particolare del libro, le parole “inventate” da Camilleri in dialetto siciliano avevano impresso nella mente delle persone l a traccia che ogni scrittore vorrebbe lasciare, quel segno particolare che fa togliere il cappello in segno di rispetto perché si è riusciti a “prendere” dalla lettura e a far propria una sensazione, come davanti ad un bel quadro.

Molto interessante la similitudine sviscerata dagli astanti tra Andrea Camilleri e Georges Simenon. Tra l’altro il primo avendo lavorato in Rai per molti anni aveva curato la regia della serie televisiva dedicata al Commissario Maigret (ricordate il famoso Gino Cervi?) e di conseguenza aveva studiato a lungo i libri dello scrittore belga che già ammirava.

E’ pur vero che il confronto rivela molti punti di contatto, ma altrettanto vero che vi sono molteplici dissomiglianze: Maigret monogamo mentre Montalbano quasi fidanzato a vita ed edonista, il francese nella brumosa e piovosa Parigi, il secondo nella assolata immaginaria ma chiaramente sicilianaVigata. Il mare è il grande protagonista dei romanzi di Camilleri, la strada è invece la protagonista dei romanzi di Simenon: un altro, magari azzardato, parallellismo, entrambi trovano pace il primo nel nuoto il secondo nel camminare a lungo.

Eppure più che nelle serie riguardanti queste indagini poliziesche viene da riflettere su altri libri scritti da entrambi, storie che esulano dal filone giallo ma che nella loro incredibi- le profondità e malinconia fanno pensare che Camilleri e Simenon sembrino possedere una doppia personalità, quella popolare e quella riservata a cose più interiori, più grevi di spunti personali, di introspezioni.

Così come nello scrittore belga colpiscono alcuni suoi romanzi tra i quali citiamo solo “La morte di Belle” e “Il fidanzamento di Mr.Hire” per mancanza di spazio, così come per Camilleri riportiamo solo “Il tailleur grigio” e “La pensione Eva”, ma che vanno letti per comprendere meglio la poliedrica personalità di entrambi, entrambi sono dei veri e propri libri da sfogliare.

Ldr

 

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