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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo IX

Il matrimonio con Miro

-- Continua dalla puntata precedente

I miei genitori erano ormai a San Francisco da più di un mese. Mia madre sembrava aver superato la sua depressione. Si tinse i capelli di nero e cominciò a parlare ancora con i suoi amici e con la sua famiglia, che attentamente evitò qualsiasi riferimento al suo incidente a Milano. Mia madre non volle riprendere la sua vita pubblica, ma mi sostenne con gioia con la sua guida e i suoi consigli in tutti i miei progetti teatrali e radiofonici.

Papà era felice di poter pescare nel vicino molo di North Beach ogni mattina e di dedicarsi alle sue partite di carte serali con gli amici. Aurelio, lo veniva a prendere ogni sabato mattina e passavano in macchina sul nuovo Golden Gate verso nord fino a Healdsburg. Là, Rio aveva costruito una capanna che dava sul fiume Russo e dove trascorrevano i fine settimana.

La pesca delle trote sul fiume era diventata la loro passione. Quando le raccontai la notizia del mio matrimonio, mia madre era veramente felice. Ma mio padre, come mi aspettavo, era un po’ scettico, e mi chiese se intendessimo vivere solo d’amore. Spiegai che sia a Miro che a me erano stati promessi dei contratti, dal giornale italiano locale, per scrivere articoli e per realizzare una nuova trasmissione alla radio per la comunità italoamericana. Quello sembrò “ammorbidire” mio padre completamente.

Venne verso di me, prese le mie mani nelle sue e baciò le mie guance teneramente. “Immagino che tu abbia trovato infine il tuo principe azzurro ed io ti do il mio consenso” disse con il tono di voce più cortese che io ricordi. Quando sentii quelle parole da mio padre fui, decisamente, la persona più felice di San Francisco. Con le lacrime agli occhi, uscii dal salotto ripetendo: “Sì, sì, sì” e corsi su per le scale nella mia stanza.

Mi lascia cadere sul mio letto e mi addormentai con un sorriso sul volto e nel mio cuore, che rimane ancora tuttora. Quando i miei genitori, Maria e Dora arrivarono da New York, ci trasferimmo tutti in un grande appartamento nell’area di North Beach su Octavia Street. Dora trascorreva la maggior parte del suo tempo con mia madre, mentre Maria ed io diventammo grandi amiche e andavamo ovunque insieme. Maria era molto felice che io avessi intenzione di sposarmi con Miro.

Naturalmente, lei sarebbe stata la damigella d’onore. Il matrimonio ebbe luogo nella nostra parrocchia nella chiesa cattolica di St. Charles su Van Ness Avenue. Mia madre insistette che io indossassi il suo abito da sposa, che naturalmente, era di tre taglie inferiori alla mia, ma sia Miro che io eravamo d’accordo con il suo suggerimento e volevamo assicurarci che fosse di buon umore in quel grande giorno.

Dopo una cerimonia emozionante e quelli che sembrarono quintali di riso gettati su di noi dagli amici e dalla famiglia mentre uscivamo dalla chiesa, fummo condotti in limousine alla casa di un nostro buon amico, Joe Tricoli, il procuratore della Repubblica, di San Francisco. Lui e sua moglie ospitarono un enorme banchetto matrimoniale in nostro onore. Con una cena, vino, champagne e un’orchestra che non smise mai di suonare le nostre canzoni preferite, americane e italiane.

Ricevemmo anche la sorpresa della più grande torta di matrimonio che io avessi mai visto e tutti ballarono, letteralmente fino all’alba. Era il 1938 e per il momento eravamo immersi nella nostra gioia e in quella di coloro che festeggiavano con noi. Ben presto, però, quell’anno avrebbe portato eventi spaventosi e catastrofici destinati a cambiare il corso della storia e a segnare profondamente le nostre vite, fino ai nostri giorni.

Fu l’anno in cui le truppe tedesche entrarono in Austria e venne imposta una dittatura in Italia, Spagna e in Romania oltre che in Germania. Il Fascismo aveva trionfato in Italia e in Spagna e sia l’Inghilterra che la Francia si erano arrese ai piani di annessione della Cecoslovacchia da parte di Hitler. Con tutte queste notizie scoraggianti, molte persone temevano, dentro di sé, che una possibile fine del mondo fosse vicina. Diversi avvenimenti rafforzarono questa convinzione intorno al mondo.

Il 28 giugno un’enorme meteorite di 400 tonnellate cadde in un campo vicino alla piccola città di Chicora, in Pennsylvania e poi, per aggravare ulteriormente la situazione, Orson Welles terrorizzò una buona parte della nazione quando trasmise alla radio il suo adattamento della “Guerra dei mondi”, e molti ascoltatori pensarono che si trattasse di una vera invasione dallo spazio.

L’unica persona che conoscessi che non si preoccupava neanche un po’, era il nostro venerabile attore caratterista, Oreste Seragnoli. Era appena diventato un membro del nuovo gruppo della radio. Ogni volta che gli si presentava l’occasione soleva dire ai pessimisti: “Non lo sapete che Dio si prende cura dei folli, degli ubriachi e degli Stati Uniti d’America?” Quello che Oreste non sapeva fu che le cose sarebbero peggiorate molto, prima di poter migliorare. Il 10 novembre 1938, Kate Smith cantò l’inno “Dio protegga l’America” di Irving Berlin per la prima volta su una radio nazionale. Molti di noi pregarono che sarebbe stato veramente così!

Capitolo XX

Le storie di San Francisco

“Vi parla Rio Ferrau’ dalla stazione radio KROW, che porta alla comunità italoamericana della Baia di San Francisco le ultime notizie locali, nazionali ed internazionali. Il mercato dei fratelli Gustavo è fiero di sponsorizzare il programma di notizie internazionali di Radio KROW....Aggiornamenti dall’Italia: Mussolini e Hitler si sono incontrati al Passo del Brennero ed hanno deciso di costituire un’alleanza contro la Francia e l’Inghilterra....Quest’anno, le truppe tedesche hanno invaso, fino ad ora, la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, l’Olanda ed il Lussemburgo....le ultime notizie riferiscono che le divisioni tedesche stanno attraversando la Mosa e stanno incominciando l’occupazione della Francia....L’Italia ha ufficialmente dichiarato guerra alla Francia e all’Inghilterra...Gli stati baltici di Lituania, Latvia ed Estonia sono anch’essi caduti sotto le forze naziste....In questo momento, l’Inghilterra viene bombardata di notte da centinaia di aeroplani tedeschi...e tuttora gli Stati Uniti mantengono la loro neutralità....”

Mio fratello Aurelio era tra gli italiani fortunati che erano riusciti a trovare un lavoro. Il suo telegiornale quotidiano in lingua italiana era la trasmissione più popolare della nostra stazione radio. Il suo programma era la principale risorsa di informazioni della comunità italoamericana, mentre il mondo lentamente sprofondava nel pantano di un’altra guerra. Era il settembre del 1940 e, per noi, posso dire che il bicchiere era ancora mezzo pieno. Io e Miro eravamo felicemente sposati. Stavo quasi per avere un bambino e lavoravamo entrambi.

Scrivevamo articoli per il giornale italiano “L’Italia” , conducevamo ricerche, scrivevamo e annunciavamo un programma quotidiano di un’ora chiamato “La voce dell’Italia” sempre sulla KROW di San Francisco. Un giorno, stavo proprio per cominciare le prove finali prima della messa in onda quando dissi con calma ad un collega: “Per favore, sostituiscimi, devo andare in ospedale.” Miro, che aveva anticipato la preparazione per il lieto evento, era già pronto con la macchina e la valigia.

Mi accompagnò all’ospedale San Giuseppe in quindici minuti, che furono più che sufficienti, dato che mi ci vollero ancora più di tre ore di travaglio per avere il nostro bambino. Quando mio figlio nacque, alle cinque e quaranta del pomeriggio, il 9 ottobre 1940 le campane della chiesa nelle vicinanze stavano suonando l’Ave Maria, perciò decidemmo di chiamarlo Mario. Ma, naturalmente, non ci fermammo lì. Dovemmo anche aggiungere i nomi dei suoi nonni.

Ancora oggi, mio figlio mi rimprovera per averlo chiamato Mario Primo Vincenzo Brunetti, perché sostiene che ciò gli ha causato innume- revoli problemi burocratici nella maggior parte dei paesi in cui ha vissuto durante i suoi 65 anni. Siccome sia io che Miro lavoravamo a tempo pieno, Mario fu cresciuto non solo da sua madre, ma anche dalla nonna Dora e da Maria Bazzano, quando non stavano lavorando. Dora aveva aperto una lavanderia e sartoria proprio sotto il nostro appartamento su Octavia Street.

Maria aveva trovato un lavoro come segretaria nella sede centrale di una cartiera su Market Street nella zona commerciale. Maria non solo trovava il tempo per partecipare al gruppo teatrale della KROW, ma era anche una persona molto religiosa ed insieme andavamo ogni mattina alla nostra chiesa parrocchiale per seguire la Messa. Io e Miro partecipavamo saltuariamente alle attività della parrocchia, ma Maria era molto attiva in opere di volontariato, come l’assistenza agli anziani e la partecipazione in vendite di dolci per raccogliere fondi per la chiesa e in altre iniziative caritatevoli.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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