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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo XIII

Uno spettacolo di beneficienza per Al Capone: 1929

-- Continua dalla puntata precedente

Spesso, si faceva riferimento agli italoamericani come ai veri capi di queste attività clandestine, che erano legate alla mafia italiana. Nel 1924 Benito Mussolini, un fascista radicale, rovesciò con la forza il governo italiano e l’anno seguente, assunse un potere assoluto.Questo fatto causò costernazione negli Stati Uniti e fu considerato da molti americani come una minaccia alla democrazia mondiale da parte degli italiani. Poi, nel 1927, un’attenzione particolare fu prestata al processo di Sacco e Vanzetti, due italoame- ricani anarchici, che vennero arrestati, processati e giustiziati per omicidio e rapina in Massachussets.

Il fatto che fossero comunisti dichiarati e di origine italiana, infiammò ulteriormente l’opinione pubblica americana contro la comunità italo americana in generale. Fu in questa atmosfera che a mia madre venne negato qualsiasi ruolo nelle opere patrocinate da americani. Secondo mio padre la ragione era ovvia.

A causa dei forti sentimenti anti-italiani di quel periodo, si sapeva che il pubblico medio non avrebbe pagato una consistente somma di denaro per veder cantare un’italiana, ma natu- ralmente nessuno lo ammise a quell’epoca. Così mia madre decise, di punto in bianco, di ridedicar- si al cento per cento al teatro drammatico italiano. Arrivammo in una fredda e ventosa Chicago il 12 Febbraio 1929.

Dopo una breve corsa in taxi verso il nostro alloggio all’Hotel Harding, rimanemmo molto sorpresi quando scoprimmo che era considerato uno dei più lussuosi della città e che l’Associazione aveva riservato una suite per noi. Mio padre diventò un pò sospettoso e chiese a mia madre: “Conosci qualcuno dei capi dell’Associazione, Mimi?” “Perché? No, pensavo che tu li conoscessi, ma le foto che li ritraevano sono apparse sui giornali locali diverse volte, e in esse erano in compagnia del sindaco di Chicago e di New York” disse Mimi.

“C’è qualcosa che non quadra. Non ho mai sentito di un’associazione privata che possa spendere tanto denaro per promuovere uno spettacolo di beneficenza. Avrebbero potuto dare semplicemente tutto il denaro che stanno spendendo per noi, direttamente alle vedove e agli orfani” replicò mio padre. “Forse pensano che sia l’unico modo per avere dei nomi importanti che partecipino all’evento, e anche questo può aumentare il prestigio dell’associazione” continuò mia madre.

“In ogni caso, domani avremo un incontro con il signor Giovanni Maurizi, il Presidente dell’Associazione e i suoi collaboratori nel loro ufficio” disse mio padre, mentre riempiva la sua onnipresente pipa con del tabacco. Il giorno seguente, mentre mia madre e mio padre andarono a visitare le persone dell’Associazione, mi recai a far compere con le mie zie, Teresa e Sara, che erano venute con noi facendo parte anch’esse della compagnia teatrale.

Quando tornai, mia madre mi raccontò tutto quello che era accaduto nel loro incontro. L’ufficio della Società italoamericana di Chicago era all’ultimo piano del Majestic, l’edificio più alto e più elegante della città. Dopo essere usciti dall’ascensore a specchi, i miei genitori furono accompagnati da una bella e giovane segretaria, con lunghi capelli biondi, ad una sala conferenze rivestita con sontuosi pannelli in legno e che conteneva un lungo e lucido tavolo di quercia con eleganti sedie in pelle tutte attorno.

Sulle pareti erano appesi dei dipinti ad olio, con grandi cornici d’oro, che raffiguravano la Baia di Napoli, l’Isola di Capri e la Baia di Sorrento. Nel momento in cui arrivarono, nella stanza si aprì una porta ed entrò il signor Maurizi, con le braccia spalancate e un sigaro che gli pendeva dalla bocca.

Era un uomo grosso con capelli radi, neri come l’ebano e dei baffi molto sottili. “Ah, benvenuti a Chicago, madame Aguglia e signor Ferrau”. Baciò la mano di mia madre e poi strinse quella di mio padre e disse:”Prego, sedetevi. Oggi, abbiamo dell’eccellente caffé napoletano e dei dolci speciali.”

Effettivamente, il caffé era eccellente ed i dolci erano anche meglio. C’era un assortimento di babà napoletani e per tentare ancor di più i miei genitori, c’erano dei cannoli siciliani. Ci disse che i dolci erano stati fatti la mattina dallo zio del signor Maurizi al Fornaio d’Italia, un panificio che si trovava nel foyer dell’edificio.

Dopo aver conversa- to un po’ ed aver ricevuto molti complimenti per le esibizioni tea- trali di mia madre e per la sua carriera come cantante, mio padre ruppe il ghiaccio e cominciò a discutere della materia in questione.

“Signor Maurizi, ringraziamo lei e la sua Associazione per averci invitato ma, francamente, siamo rimasti alquanto sorpresi per le spese che possiamo definire esorbitanti, che avete sostenuto per allestire questo spettacolo di beneficienza. Se tratterete tutti gli altri attori che reciteranno questo mese, come avete trattato noi, spenderete probabilmente di più di quanto ricaverete dallo spettacolo di beneficenza” disse mio padre.

“Signor Ferrau’, quel che facciamo con i nostri soldi è un affare personale dell’Associazione, ma dato che lo ha chiesto, non è un segreto che siamo finanziati non solo dai contributi dei nostri membri, ma anche da molte altre grandi corporazioni e da privati, che vogliono rimanere anonimi. Sono questi donatori che insistono perché si dia a tutti i nostri ospiti il trattamento di prima classe che si aspettano di ottenere quando si esibiscono altrove. Spero che questo chiarifichi la situazione". Concluse il signor Maurizi.

Mio padre guardò mia madre che rapidamente rispose: “Allora, deve informare i suoi benefattori che siamo loro immmensamente grati per tutte queste attenzioni.” Come sapete, la vostra rappresentazione avrà luogo questo giovedì sera nel Teatro Palace all’angolo tra Randolph e La Salle e dopo lo spettacolo uno dei nostri benefattori ha gentilmente invitato voi e l’intera compagnia ad una cena in vostro onore al ristorante dell’Hotel Majestic” disse il signor Maurizi tra un boccone di dolce e l’altro.

“Accettiamo il suo gentile invito da parte dell’intera compagnia” disse mio padre e a quel punto la segretaria, che da quel momento in avanti mio padre chiamò Miss 1929, entrò e sussurrò qualcosa nell’orecchio del suo capo. Il signor Maurizi allora agitò le mani in aria e disse:”Mi dispiace di essere costretto a concludere in anticipo la nostra amabile conversazione, ma devo partecipare subito ad una riunione inaspettata , perciò se mi vuole scusare.”

Quindi si alzò rapidamente, si avvicinò e baciò la mano di mia madre, salutò mio padre ed uscì dalla porta. Quella sera facemmo le nostre prime prove al teatro e poi consumammo una cena veramente speciale con tutta la nostra compagnia di attori ed attrici al Ristorante Berghoff, prima di ritornare all’hotel.

Il giorno seguente, mio padre decise di portare me e mia madre a vedere un film parlato al Cinema Logan nelle vicinanze dell’hotel. Continuò a provare a convincere mia madre che sarebbe diventata una stella del nuovo mezzo di comunicazione, se solo gli avesse dato un’opportunità. Ma mia madre diceva sempre: ”Guarda ai problemi che ho avuto quando ho provato a cantare qui negli Stati Uniti. Sarebbe la stessa cosa nel cinema. Nessuno vuole vedere un’italiana sullo schermo di questi giorni!” disse mia madre.

Quando uscimmo dal cinema, mio padre ebbe un’altra delle sue grandi idee. “Mimi, e se facessi dei film in spagnolo che verrebbero venduti in tutto il Centro e Sud America oltre che in Spagna? Penso che potrei convincere il signor Fox a pensare seriamente a una tale proposta.”

“Potrebbe essere interessante “ replicò mia madre. “Parliamone con lui quando saremo ritornati a New York. Come previsto, il nostro spettacolo quella sera ebbe un grande successo di pubblico, che riempì il Teatro Palace. Gli applausi entusiasti, le molte chiamate e i fiori per mia madre, diedero un benvenuto visivo e sonoro a tutti noi. Erano particolarmente graditi dopo così tante serate con teatri riempiti solo a metà durante le nostre precedenti performance a New York, da quando eravamo tornati da Cuba.

Avemmo poco tempo per indossare un abito formale per la cena patrocinata dal nostro misterioso benefattore, ma riuscimmo ad arrivare in tempo al ristorante sulla terrrazza dell’Hotel Majestic. Quando ogni ospite entrava nella grande area cocktail, era presentato da un altoparlante così che tutti potessero sia vedere che sentire chi stava arrivando. “Signore e signori, madame Mimi Aguglia, suo marito, il barone Vincenzo Ferrau’ e la loro figlia, la signorina Argentina Ferrau’.”

Fummo poi accolti dal signor Maurizi, che si inchinò ancora, baciò la mano di mia madre, strinse la mano a mio padre e poi si inchinò anche verso di me.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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