Archive

Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo VII

Seguendo le orme di sua madre

-- Continua dalla puntata precedente

Mio padre e mia madre trascorrevano molto tempo da soli la sera e discutevano dei progetti futuri per la nostra compagnia. Tutti i giornali dibattevano continuamente sulla reale possibilità di un conflitto mondiale, con la Francia, Russia e Inghilterra contro la Germania. Sentivo spesso, per caso, i dipendenti della villa parlare di questo. Si raccontavano l’un l’altro quello che avevano sentito dire nei caffè locali.

Era sorprendente che le abituali discussioni sul calcio passassero ora in secondo piano per lasciare il posto agli eventi mondiali e come questi si riflettessero poi sulla vita quotidiana di ogni persona. Per quanto si sapeva, i piani dell’Italia erano di rimanere neutrale, dato che il paese aveva già le sue lotte interne, con milioni di persone che dimostravano nelle strade delle grandi città per la mancanza di lavoro e per gli stipendi troppo esigui dei pochi che lavoravano. Grandi masse di italiani poveri avevano deciso di emigrare negli Stati Uniti e in Canada e persino nella lontana Australia in cerca di miglior vita.

Alcuni giornali sostenevano che all’economia italiana avrebbe portato più giovamento vendere armi e altro materiale alle varie parti coinvolte nella guerra imminente, che unirsi ad una delle due coalizioni in quella che sembrava destinata ad essere una guerra infinita e senza senso, che nessun paese avrebbe potuto vincere. Ma, come era già accaduto in ogni generazione, probabilmente dall’inizio dei tempi, c’erano quelli che chiedevano a gran voce una guerra patriottica e quelli che volevano la pace ad ogni costo.

I contrasti tra queste due fazioni dimostrarono presto di essere i peggiori nemici dell’Italia. Una sera d’estate, mentre mi trovavo nel mio letto al secondo piano dellla villa, potei ascoltare mio padre e mia madre, che erano seduti nel portico che si trovava esattamente sotto la mia camera. Mio padre stava dicendo: “Come non belligeranti, gli italiani sarebbero liberi di viaggiare quasi ovunque nel mondo ma, dove una compagnia teatrale come la nostra sarebbe accolta meglio in tempi così difficili? Ogni giorno le persone che rappresentano il nostro pubblico stanno lasciando l’Italia a migliaia per una vita migliore. Dobbiamo trovarci nei punti di arrivo per offrire loro un breve conforto dai dolori ed inquietudini a cui sicuramente andranno incontro. Mio padre disse a mia madre una sera: ‘Mimi, il nostro futuro è a New York!”

“Come al solito, mio caro quello che dici è sensato” rispose mia madre. Poi tutto fu silenzio, con l’eccezione del canto dei grilli, ed infine mi addormentai pensando alla città dei miei sogni, New York!

***

Molti immigranti che arrivarono negli Stati Uniti dall’Europa, lo fecero passando per Ellis Island nel porto di New York. Questa minuscola isola era letteralmente il punto di sbarco di milioni di uomini, donne e bambini che cercavano la loro opportunità di diventare ricchi, famosi o entrambi. Alcuni erano decisi a lavorare duramente per realizzare il loro sogno, mentre altri si aspettavano che venisse loro consegnato. Quest’ultimi erano coloro che rimanevano immediatamente e terribilmente delusi.

Poiché tutta la nostra Compagnia era arrivata con visti di lavoro già approvati, le procedure alla dogana al porto di New York si conclusero rapidamente. Diversi impiegati del consolato italiano si erano già occupati di tutti gli incartamenti. Comunque, questa fu la prima volta, che io ricordi, che mia madre arrivò per una rappresentazione in una grande città, senza trovare le grandi folle di ammiratori, giornalisti e fotografi che ci circondavano abitualmente.

Mio padre spiegò che Mimi Aguglia non era ancora conosciuta in America, ma tra breve questo sarebbe cambiato, come era già accaduto nel resto del mondo. Alloggiammo all’Hotel Plaza, con vista sul bellissimo Central Park. Io e i miei fratelli trascorremmo lì molte ore, sempre comunque sotto gli occhi attenti delle nostre zie o di altri membri della famiglia.

Mio padre era piuttosto irritato dal fatto che non fossero stati abbastanza pubblicizzati in anticipo e cercò di rimediare alla situazione con alcuni grandi ricevimenti al nostro hotel, a cui furono invitati giornalisti non solo di New York, ma anche di altre città dello stato, così come del New Jersey e Connecticut fino alla lontana Pennsylvania. La partecipazione a questi eventi fu buona e ne risultò una rapida crescita di pubblico, che già era aumentato solo con il passaparola. Molti dei presenti infatti, avevano già visto recitare Mimi Aguglia in Europa, o avevano saputo di lei da amici o parenti in Italia.

Io, naturalmente, continuai i miei ruoli di ingenua nelle rappresentazioni. Affittammo una grande casa di due piani a Brooklyn, e New York divenne così la nostra base da cui portavamo la compagnia in tutti gli Stati Uniti orientali. Ci esibivamo in teatri stracolmi di famiglie italo americane entusiaste, che ci facevano sempre sentire come se avessimo portato un po’ di gioia nelle loro vite. Applausi scroscianti e mazzi di fiori per Mimi Aguglia erano ora la norma dopo ogni singola rappresentazione. Anche i critici teatrali furono incredibilmente gentili con noi.

Raramente criticavano qualcosa delle nostre performance. Le uniche osservazioni negative riguardavano l’inizio in ritardo di un’opera o il botteghino che non era stato aperto in tempo. Sembrava che i critici fossero in competizione tra loro su chi avrebbe potuto scrivere l’articolo più lusinghiero sulla grande attrice Mimi Aguglia.

***

Durante questo periodo della mia vita, mi era stato permesso di continuare la mia preparazione scolastica dietro le quinte con un’insegnate assunta da mio padre, che si chiamava signora Bellini. Mi insegnò bene tutte le materie principali. All’età di dodici anni, non ero soltanto un’attrice ma, secondo la mia insegnante, anche una studentessa dotata che eccelleva in matematica, nelle lingue e in letteratura.

A quel punto ero in grado di sostenere una conversazione non solo in italiano e in inglese, ma anche in francese e in portoghese. I miei fratelli non tenevano particolarmente alla vita di teatro e i miei genitori non li sforzarono. Frequentarono a New York una scuola privata cattolica e ci raggiungevano ogniqualvolta potevano farlo durante i fine settimana e nei momenti di pausa tra le rappresentazioni.

***

Nel 1914 il mondo cominciò a cambiare in peggio e sembrò che anche la vita della nostra famiglia cominciasse a trasformarsi in qualcosa di inatteso. Charles Frohman, era il più famoso degli impresari americani. Una sera vide mia madre recitare e rimase così impressionato che volle incontrarsi con lei e con mio padre la settimana seguente. Sostenne che Mimi stava sprecando il suo talento in America esibendosi in opere in italiano.

“Lei dovrebbe imparare bene l’inglese, e poi potrò fare di lei la più grande stella del palcoscenico americano, persino più grande di Ethel Barrymore!” Disse il signor Frohman, agitando il suo famoso sigaro in aria. Anche se mia madre pensò che fosse una buona idea, mio padre era inizialmente contrario.

Ma presto anche lui sentì che poteva essere un buon investimento per il futuro, vedendo come le cose stavano andando male in Europa dopo l’assassinio dell’Arciduca Ferdinando e l’inizio della Prima Guerra Mondiale. La compagnia fermò le rappresentazioni e mia madre cominciò le sue lezioni di inglese a tempo pieno. Non era chiamata ancora “full immersion” allora, ma il concetto era lo stesso. Parlava solamente inglese per venti ore al giorno, sette giorni alla settimana e per la primavera del 1915, era veramente pronta per cominciare a recitare in inglese.

Mia madre aveva contattato il signor Frohman, che stava per partire per Londra per questioni riguardanti alcuni dei suoi teatri. Dopo averla sentita parlare inglese, affermò che al suo ritorno dall’Europa, avrebbe dedicato tutte le sue energie per fare di lei una stella americana. Ma, il 7 maggio 1915, i miei genitori rimasero sconvolti quando seppero, dalle prime pagine dei giornali, che il signor Frohman era uno dei 1198 passeggeri morti sul RMS Lusitania, che era stato attaccato e affondato da un sottomarino tedesco nel canale irlandese.

Mia madre rimase così addolorata per l’accaduto che non volle prendere in considerazione di ritornare sul palcoscenico per mesi, anche se mio padre continuò ad insistere che avrebbe giovato immensamente al suo spirito. I miei genitori concordavano sul fatto che fosse il momento di lasciare gli Stati Uniti pur con tutta la tristezza che questo causava in mia madre. Le operazioni belliche in Europa si erano intensificate. L’Italia non era più un paese non belligerante, e si era unita agli alleati nel dichiarare guerra all’Austria-Ungheria. Mio padre aveva ricevuto diversi inviti durante i mesi precedenti per portare la compagnia teatrale in Messico.

All’inizio non aveva preso in considerazione l’idea, ma poi sembrò essere la migliore delle alternative. I miei fratelli, Aurelio e Amleto, furono lasciati con le zie e gli zii a New York, con loro grande gioia. Io, naturalmente, non vedevo l’ora di andare in Messico con mia madre e mio padre e di lavorare ancora in teatro. Ma presto avremmo dovuto dire, “Siamo caduti dalla padella nella brace!”

Capitolo VIII:

Pancho Villa salva la situazione

A mio padre occorsero circa otto mesi per organizzare la compagnia teatrale itinerante con tutti gli attori, operai ed attrezzature necessari per la tournée in Messico. Continuava a mandare telegrammi a destra e a manca a teatri ed alberghi in Messico per assicurarsi che tutto fosse pronto al nostro arrivo.. Si era anche recato al Consolato italiano e al messicano per essere certo che saremmo stati al sicuro da banditi e da qualsiasi dimostrazione antigovernativa che avremmo potuto incontrare sul cammino.

Il Consolato italiano lo avvertì che, in varie regioni del Messico, stavano cominciando ad esserci delle insurrezioni popolari contro il governo, ma, poiché a nessuna persona di nazionalità italiana era stato fatto in alcun modo del male nel corso dell’anno, non c’era nessun avvertimento particolare per il visitatore.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

___________________________________________________________________________________

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410