Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo VI
La nascita di Argentina
-- Continua dalla puntata precedente
Il Generale camminò verso il barone, rimase sull’attenti secondo l’uso militare e poi rapidamente salutò. “Sua eccellenza, abbiamo sentito grandi cose sulla vostra compagnia teatrale e specialmente sulla vostra grande stella, Madame Mimi Aguglia. È un onore scortarvi tutti, personalmente, a Lima.”
Il barone Vincenzo, affascinato dal modo in cui quell’uomo padroneggiava la lingua italiana, rispose: “Generale, è un piacere poterla incontrare, ma mi rammarico che avvenga in queste spiacevoli circostanze. Comunque, siamo veramente sbalorditi dalla facilità con cui parla l’italiano.”
Il generale sorrise e rispose: “Eccellenza, rimarrete sorpreso da quanti cittadini peruviani sono di origine italiana e considerano che sia importante ed anche un onore poter conservare la propria eredità culturale. Credo che il nostro Presidente mi abbia scelto per assicurarvi un viaggio sicuro o, almeno in parte, visto quello che è accaduto.” Solo dopo che il Generale fu presentato ufficialmente a mia madre, con tanto di saluti, inchini e baciamano, il barone riuscì a chiedergli spiegazioni su come e quando sarebbero stati portati a Lima.
Il Generale rispose con calma, “Sfortunatamente i banditi hanno danneggiato gravemente il ponte e secondo il nostro ingegnere, non può più sostenere il peso del treno. Pertanto, dobbiamo farci strada tra le montagne fino alla prossima città con il mezzo di trasporto principale del nostro esercito.” “E in che cosa consisterebbe? Chiese il barone con sospetto. “Asini.” disse il Generale. “Asini?” Ripeterono molti dei passeggeri increduli.
“Signori e signore, di nuovo, non preoccupatevi. Gli asini sono la forma di trasporto più sicura in questa zona. Sono stati usati su queste montagne per secoli senza incidenti,” disse il Generale. Senza ulteriori discussioni, il barone fece scendere l’intera compagnia con i bagagli sui binari del treno e le persone si tennero molto vicine alle pareti del dirupo. L’esercito portò su gli asini per portare tutti al villaggio successivo, dove un altro treno li stava aspettando per l’ultima parte del viaggio verso Lima.
Anche il capitano incaricato di questo trasporto speciale parlava italiano, ma con un forte accento peruviano. Comunque, tutti furono in grado di capire le sue indicazioni che seguirono alla lettera. “Una volta che sarete sull’asino, è meglio tenere i vostri occhi direttamente davanti a voi o verso la rupe e non guardate alla vostra destra, perché il precipizio è profondo più di un chilometro” informò il capitano.
“Per rendere il viaggio il più breve possibile lasceremo i binari e ci dirigeremo subito verso l’interno. Non vi preoccupate, un soldato è stato assegnato alla guida di ogni asino e l’esercito ora controlla tutta quest’area. Se tutto va bene, il nostro viaggio non dovrebbe richiedere più di cinque ore. “Se tutto va bene? Cinque ore?” Si sentì echeggiare tra la folla, mentre i soldati mettevano ciascuno di noi sopra un asino.
Il barone era secondo dietro il Generale e le sue guardie del corpo, seguito immediatamente da Mimi con la sua bambina tra le braccia. (Io continuai a dormire pacificamente per tutta quella caotica mattina). Soldati armati erano sparsi lungo e dietro la carovana, e questo non contribuì a convincerci che quell’area fosse protetta dai banditi. Dopo un viaggio sconvolgente su e giù per sentieri che sembravano insuperabili, su rigidi dorsi d’asino, tutti arrivarono sani e salvi alla cittadina di Huancavelica.
Furono ricevuti nella piazza principale della città dal sindaco e dal prete che omaggiarono mia madre con una ghirlanda di fiori e un largo crocefisso di legno. Dei lunghi tavoli furono apparecchiati nella piazza e a tutti fu dato un pasto, molto gradito, fatto di minestra calda, pane e grandi quantità di vino rosso, prima di venire scortati alla vicina stazione dove un treno ci stava aspettando per portarci a Lima.
Il Presidente Barreda, durante la loro permanenza, ospitò l’intera compagnia per una serie di ricevimenti e cene interminabili, dopo ogni spettaccolo serale, scusandosi continuamente per gli eventi sfortunati e chiedendo perdono ai miei genitori, che entrambi concessero prontamente in ogni occasione. Le gesta avventurose della compagnia furono presto in prima pagina in tutto il Sud America e infine anche in Europa, e accrebbero ulteriormente l’alone di leggenda che circondava Mimi Aguglia ed il suo richiamo sul pubblico internazionale.
Poco prima della loro partenza, fu posta una grande placca di bronzo su una parete dell’atrio dello storico Teatro Municipale di Lima, la quale commemorava la superlativa performance di Mimi Aguglia e può essere vista ancora da tutti ai giorni nostri. Poi fu la volta del Cile, per l’ultima sosta della loro tournée internazionale, con un’altra serie di spettacoli tutti esauriti a Santiago ed elogiati dal pubblico e dalla critica. Poi dopo due settimane, La Nuova Compagnia Italiana ritornò in treno a Buenos Aires e quindi iniziarono il viaggio verso la loro Sicilia. Sulla nave, i miei genitori furono trattati come re; si sedevano al tavolo del capitano ogni sera per una cena formale e ricevevano innumerevoli mazzi di fiori e altri doni dai passeggeri a bordo. Tutta la compagnia amava guardare gli attori della nave che si esibivano ogni sera dopo la cena. Era decisamente insolito vedere altre persone al posto loro sul palcoscenico. Dopo una settimana in mare, Teresa e suo marito Alberto, uno degli attori della compagnia, soffrirono di una terribile tragedia: la morte improvvisa di Albina, la loro figlia di un anno. Poiché la nave non aveva un sistema di refrigerazione a bordo, il corpo della bimba dovette essere sepolto in mare. Dopo quella tragedia, Teresa giurò che non sarebbe più salita su una nave.
***
Prima che arrivassero in Sicilia, era chiaro che la compagnia teatrale si sarebbe sciolta nel prossimo futuro. Tutti ebbero tempo in abbondanza sulla nave per pensare e progettare quell’evento. Mimi, il barone e la loro piccola Argentina arrivarono infine alla loro amata villa a Catania, dove vissero felicemente e tranquillamente per più di due anni. Durante quel periodo, nacque un altro Ferraù. Il bambino fu chiamato Aurelio in onore del rinomato imperatore romano. Era un bel bambino con grandi boccoli di capelli biondi. Argentina, che aveva allora tre anni, ripeteva continuamente quanto era bello Aurelio e che voleva sposarlo. Appena dopo la nascita di Aurelio, sia il barone che Mimi sentirono così fortemente la mancanza del teatro che decisero di ritornare ancora una volta a Palermo per ricostituire la compagnia teatrale. I bambini furono lasciati alla villa e affidati alle cure della madre del barone.
***
La Nuova Compagnia Italiana del barone Vincenzo fu avviata a Milano. Cominciò con “La Cena delle Beffe”. Era l’opera che Mimi aveva presentato con successo a Londra, interpretando il ruolo maschile principale quattro anni prima. Fu recensita da tutti i maggiori critici teatrali come un altro trionfo assoluto. Nell’autunno del 1910, il barone portò la compagnia in un’altra tournée per il continente, recitando le loro, ora famose commedie, nelle maggiori capitali europee, culminando con una rappresentazione straordinaria per l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe.
Il 30 settembre Mimi Aguglia fu invitata ad una cena formale per lei e quattrocento membri della Corte Imperiale. Alla conclusione della festa, le fu donata dall’Imperatore una ghirlanda di bronzo per commemorare i suoi grandi successi teatrali. A causa della crescente richiesta da parte del pubblico di più drammi classici, il barone decise di cominciare la produzione delle maggiori opere di Shakespeare tradotte in italiano. Nonostante il fatto che questi lavori richiedessero giovani uomini come protagonisti, Mimi non ebbe problemi a recitarli.
Ancora i critici riportarono che la sua interpretazione di “Hamlet” era migliore di quella di molti uomini nello stesso ruolo. La sua ultima esibizione prima di dare alla luce il suo terzo bambino fu appunto quella in “Amleto”. Mimi e il barone pensarono che quello sarebbe stato il nome giusto per il loro bambino.
Amleto venne al mondo a Catania nella villa Mimi e la famiglia Ferraù prese di nuovo una lunga vacanza prima di intraprendere una nuova impresa teatrale. Avevo quattro anni quando i miei genitori decisero che mi avrebbero portata con loro in tournée con la compagnia teatrale, dato che piangevo sempre perché volevo stare sul palco con mia madre. E... che performance doveva essere il mio debutto!
Capitolo VII:
Seguendo le orme di sua madre
Nel 1911, Mimi Aguglia si stava esibendo in tutta Europa. Tra le opere più popolari, a quel tempo, vi era “Cavalleria Rusticana” del drammaturgo Giovanni Verga, che era un buon amico di mio padre. Ogni notte, dopo la conclusione della rappresentazione, mentre camminavo verso casa con i miei genitori, continuavo a chiedere il motivo per cui non potevo unirmi alla mamma nella recita.
Vedevo così tante persone sul palco ogni sera e non capivo perché non potevo stare con loro. Alla fine, mio padre si stancò di ascoltarmi e scrisse a Giovanni Verga chiedendogli se poteva essere così gentile di includere una piccola parte per me nella ”Cavalleria”. Verga immediatamente rispose, dicendo che sarebbe stato lieto di aggiungere un ruolo per la figlia del barone. Capitolo VI: La nascita di Argentina
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)