Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo V
Il successo internazionale
-- Continua dalla puntata precedente
Mimi accettò il dono con un inchino. “Sua Maestà, lei è troppo generoso sia con le parole che con i doni. Terremo sempre questo in un posto d’onore nella nostra casa” disse Mimi, guardando il barone, mentre sorrideva. Il re, intuendo che il previsto incontro romantico non ci sarebbe stato, decise di concludere la serata. “Vi ringrazio per la vostra presenza.” Poi, il re lasciò la tavola improvvisamente, con Mimi, il barone e l’ambasciatore che si guardavano l’un l’altro cercando di non ridere.
A Madrid, le rappresentazioni della compagnia italiana ebbero la stessa popolarità che a Londra. Avevano adattato diversi drammi popolari spagnoli e li recitavano in italiano, per la delizia del pubblico locale che riempiva il teatro ogni sera.
Questo continuo successo portò il barone a pensare al futuro e in quale altro posto nel mondo avrebbe portato la compagnia in seguito. Poiché avevano unito la lingua italiana e le opere popolari spagnole con così grande successo, perché non portare questa combinazione dove c’erano più parlanti spagnolo che in Spagna e più persone di origine italiana che in Italia? Sì, il Sud America doveva essere decisamente la loro prossima destinazione.
Capitolo VI
La nascita di Argentina
Dopo un altro gigantesco successo in Spagna, il barone e il direttore Martoglio decisero che era tempo di prendere strade separate, ora che avevano conquistato la celebrità. Nino continuò a cercare di realizzare il suo sogno nel cinema, e diventò presto un regista di fama internazionale. Il barone Vincenzo decise che la compagnia sarebbe andata in Sud America, dove erano emigrati milioni di italiani.
Infatti, aveva ricevuto molti telegrammi da teatri di differenti paesi dell’America Latina che imploravano Mimi Aguglia di recitare per loro. Durante la solita vacanza alla villa di Catania, Mimi, informò il barone che era in attesa di un bambino. Il barone immediatamente voleva cancellare la tournée in Sud America, ma Mimi lo convinse che il viaggio sull’oceano le avrebbe fatto bene e che, comunque, ci sarebbero stati dei dottori a bordo della nave. Pertanto, non c’era bisogno di preoccuparsi Dopo più di quattro settimane di viaggio in prima classe sull’oceano, Mimi stava benissimo, ma il barone soffrì invece di diversi attacchi di mal di mare.
***
Le loro prime esibizioni in Sud America furono in Argentina, dove i contadini vendettero letteralmente i loro materassi, per potersi permettere di comprare i biglietti per vedere Mimi Aguglia. Lì, gli studenti non solo tirarono la sua carrozza, ma stesero anche i loro cappotti sulla strada per far camminare Mimi sopra di essi per raggiungere l’hotel.
Le foto di questo episodio accrebbero ulteriormente la leggenda di Mimi Aguglia nel mondo. Accadde la sera dell’ultimo giorno d’agosto del 1907, appena prima dell’ultimo atto al Teatro Arbeo di Buenos Aires. Mimi, con calma, chiese alla sua sostituta di interpretare la sua parte al posto suo perché capiva che stava per partorire. Il barone Vincenzo, immediatamente, l’accompagnò in una carrozza parcheggiata vicino all’uscita, sul retro del teatro, che aveva già riservato negli ultimi cinque giorni.
I dottori e le ostetriche erano stati avvertiti in anticipo e stavano aspettando il loro arrivo all’Hotel Intercontinental. Era un edificio tra i più moderni, costruito recentemente nel quartiere alla moda di Recoleta, nel centro della città. Entro un’ora, Mimi diede vita a una bambina di circa tre chili. Il giorno successivo, l’onorevole Arturo Compagna, sindaco di Buenos Aires, che era di discendenza italiana, informò il barone che aveva ricevuto un permesso speciale dal vescovo della città per battezzare sua figlia sul palco del Teatro Arbeo.
“Come si chiama sua figlia? Sa, devo completare tutti i documenti necessari per accontentare sia la chiesa che il comune”, chiese il sindaco. Il barone Vincenzo rispose: “Francamente non abbiamo ancora deciso.” “Posso suggerirle con rispetto di chiamarla Argentina, in ricordo della vostra visita nel nostro bel paese?” consigliò il sindaco.
Quando il barone Vincenzo discusse la questione con Mimi, a lei piacque il nome e acconsentì. Quel pomeriggio, il palco del Teatro Arbeo era ricoperto di fiori d’ogni tipo e colore. Il sindaco e sua moglie, fecero da padrini e diedero a Mimi due medaglie d’oro per commemorare l’evento, ciascuna con l’immagine della Madonna e bordate con piccoli diamanti.
Tutti gli attori e gli operai erano presenti alla cerimonia, così come molti giornalisti e normali cittadini, che riempirono il teatro. Il 31 agosto 1907, io fui la prima e unica bambina ad essere battezzata su di un palcoscenico della città di Buenos Aires. Mi piace il mio nome e, grazie a Dio, i miei genitori non scelsero di recitare in Uruguay o Paraguay in quel periodo!
Ad un mese, cominciai il mio primo viaggio su strada, spostandomi con i miei genitori sulle montagne delle Ande in treno e, persino, sul dorso di un asino per pericolosi sentieri, per arrivare a Lima in Perù per l’ultima parte della nostra tournée in America Latina. Mio padre giurò che non avrebbe più viaggiato in quel modo. Il presidente del Perù, José Pardo y Barreda, aveva infatti spedito un telegramma per invitare Madame Mimi Aguglia e il barone Ferraù nel suo paese.
Offrì un treno, che sarebbe stato mandato a Buenos Aires, per trasportare esclusivamente l’intera Nuova Compagnia italiana direttamente attraverso la Bolivia fino alla capitale del Perù, Lima. Il barone e Mimi erano molto compiaciuti ed accettarono l’invito con entusiasmo. Il 10 ottobre 1907, “l’Espresso italiano”, come era conosciuto nei giornali del Sud America, partì dalla Stazione Centrale di Buenos Aires. Una folla di ammiratori, giornalisti e fotografi riempì la banchina, applaudendo, gettando fiori e salutando.
Il lungo viaggio attraverso tre paesi fu senza incidenti finché il treno raggiunse il cuore delle Ande, dopo aver superato il confine tra Bolivia e Perù, passando lo spettacolare Lago Titicaca e su per la cittadina di Ayacucho. Accadde allo spuntar del giorno. L’atmosfera rilassata e gioviale tra i passeggeri cambiò improvvisamente quando l’intero treno fu scosso violentemente da un lato all’altro, e immediatamente seguì un forte e terribile rumore. I passeggeri traumatizzati e in silenzio udirono poi lo stridere dei freni e tutte le carrozze furono costrette a fermarsi bruscamente.
Dal suo finestrino, il barone poteva solamente vedere una scogliera a picco che si innalzava nella foschia delle sospese nuvole basse. Dal finestrino opposto vide solo il cielo aperto, e capì che da quel lato dei binari c’era un grande abisso. In quel momento, il guidatore del treno apparve dalla porta sul retro, per controllare ovviamente la situazione. Non vedendo danni o feriti, stava per proseguire alla carrozza successiva quando il barone Vincenzo afferrò il suo braccio.
“Che diavolo sta succedendo? Chiedo di saperlo immediatamente!” esclamò il barone con tono autoritario. Il guidatore si fermò e vedendo chi stava stringendo il suo braccio disse: “Oh, Eccellenza, mi scusi. Siamo stati informati che dei banditi hanno fatto esplodere il ponte successivo. Il treno non può proseguire.” Il barone lasciò andare il braccio e il guidatore continuò: “ Ho paura che dovremo restare tutti qui fino all’arrivo dell’esercito. Ci sono arrivate notizie di conflitti armati in corso da più di un mese in questa zona.
Ma non dovete preoccuparvi, poiché questo treno è ben protetto da una compagnia di soldati armati fino ai denti al comando del generale De Silva, per ordine speciale del nostro Presidente Bar....” Il guidatore fu interrotto da un forte e scoppiettante rumore di spari di fucile seguito da diversi pesanti colpi di cannone.
Agitando le mani in su e in giù, il guidatore informò tutti: “Signore e signori, per favore rimanete seduti , il rumore che sentite è quello di una battaglia in corso tra le truppe del nostro governo e i banditi. Siamo certi che le nostre forze prevarranno e verranno in nostro aiuto. Dobbiamo tutti rimanere calmi e avere pazienza!” Vedendo che i membri della sua compagnia non badavano all’appello del guidatore e stavano cominciando a dirigersi verso le porte, il barone Vincenzo si alzò, sollevò le mani sopra la testa e a squarciagola disse: “Tutti voi, ascoltatemi immediatamente!
Se volete che sopravviviamo a questa situazione, dobbiamo fare esattamente come dice il guidatore. Tornate ai vostri posti ora e non muovetevi a meno che non vi si chieda di farlo! Tutto quel che possiamo fare è aspettare e trattare con il vincitore della battaglia quando sarà il momento.” Prima che il barone potesse sedersi, la porta sul retro della carrozza si spalancò e tre soldati marciarono all’interno tenendo i loro fucili sul petto.
Furono seguiti immediatamente da un uomo corpulento e pelato con enormi baffi rossi, che portava quella che sembrava essere un’uniforme di un ufficiale militare di alto rango, completa di nastrini e medaglie che ricoprivano la sua giacca e con galloni d’oro sulle spalle. ‘Signori e signore, non abbiate paura!” disse in perfetto italiano. “Sono il generale Hector De Silva, comandante della Guardia Nazionale del Presidente, al vostro servizio! Abbiamo annientato i banditi e il nostro esercito è venuto a portarvi tutti al sicuro a Lima.”
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)