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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo IV

Mimi fugge col Barone

-- Continua dalla puntata precedente

“Dov’è il resto della famiglia? Chiese il barone. Teresa rispose: “Scenderanno tra alcuni minuti.” Il barone Vincenzo tirò fuori una busta dalla tasca del suo panciotto e la porse a Teresa. “So che posso fidarmi di te, puoi dare questa lettera personale alla signorina Mimi? E devo anche chiederti di non informare tuo padre e tua madre. Capisco che può sembrare una strana richiesta, ma devo confessarti che tengo molto a tua sorella Mimi e vorrei che lei lo sapesse. Potete entrambe mantenere questo segreto?”

“Teresa e Sara si guardarono l’un l’altra arrossendo un po’ e poi risposero all’unisono: “Sì, barone, manterremo il suo segreto!” Quella sera nella camera dell’hotel, mentre stava per andare a dormire, Mimi aprì con attenzione la lettera che Teresa e Sara le avevano dato segretamente, che diceva: “Signorina Mimi, per favore non mi consideri insolente, ma fin dal primo giorno in cui l’ho vista, sono rimasto attratto dalla sua grazia ed eleganza. Darei qualsiasi cosa se lei accettasse il mio corteggiamento. Il suo umile servo, Vincenzo.”

Mimi lesse e rilesse la lettera per tutta la notte e la mattina aveva preparato una risposta per il barone in cui accettava il corteggiamento. Mimi la diede poi a Teresa e Sara perché la consegnassero al barone. Quando il gruppo teatrale arrivò a Bologna, due settimane più tardi, si scambiavano ormai delle lettere ogni giorno, e Mimi usava il fratellino Gigi come corriere. La settimana successiva erano a Bologna al popolare teatro “Arena del Sole” in via Indipendenza, e ripeterono ancora “Nica”, l’ormai famosa commedia del direttore Martoglio.

Il barone stravedeva per Mimi, ogni volta che la vedeva sul palcoscenico e, ultimamente, non si perdeva una rappresentazione. Ignazio, come sempre, era superprotettivo nei confronti di Mimi e stava seduto continuamente davanti al camerino, che lei ora condivideva con le sorelle Teresa e Sara, passate recentemente al ruolo di attrici secondarie nella compagnia. Ogni quindici minuti o giù di lì, Ignazio chiamava Mimi per assicurarsi che fosse ancora nel camerino e non se ne fosse andata mentre lui si schiacciava un pisolino.

L’amore del barone Vincenzo per Mimi, lo portò a congegnare un piano per diventare marito e moglie. Le lettere tra Mimi e il giovane barone erano aumentate non solo nel numero, ma anche il contenuto era diventato più affettuoso e cominciavano a parlare di matrimonio. Il barone Vincenzo era buon amico del sindaco di Bologna, che preparò tutti i documenti necessari per un rapido matrimonio civile fuori orario. Il barone era pronto.

Mandò una lettera finale a Mimi, tramite Teresa e Sara, dove spiegava il suo piano. La sera prima dell’ultima rappresentazione a Bologna, fu prenotata una carrozza che aspettò dietro il teatro proprio sotto la finestra del camerino di Mimi. Mimi e le sue sorelle erano state tutte informate dei particolari. Misero una sedia sopra il tavolo del camerino e aprirono l’unica finestra che dava sulla strada.

Non appena sentì il suono del clacson della carrozza, Mimi aprì la finestra e cominciò ad arrampicarsi con una piccola borsa da viaggio che aveva preparato la sera prima. Il barone Vincenzo la afferrò per i fianchi e la fece scendere nella carrozza, abbracciandola e baciandola mentre partivano per il comune. In quel momento, Ignazio chia­mò Mimi, come al solito, dalla sua sedia davanti al camerino, ma questa volta rispose Teresa: “Oh, Mimi non può risponderti, ha il mal di gola.”

Ignazio saltò su, preoccupato che Mimi dovesse cancellare la sua esibizione e, immediatamente, aprì la porta del camerino. Con suo stupore, Mimi non era lì. I suoi occhi si diressero verso la sedia sul tavolo e la finestra aperta. A quel punto, prima che Ignazio potesse dire qualcosa, Sara urlò: “Mimi è scappata con il barone Vincenzo!” Le due ragazze corsero fuori dal camerino spaventate, seguite da Ignazio che imprecava e che faceva voto di trovarli e di fermare il barone ad ogni costo. Ignazio corse sul retro del teatro, ma non c’era traccia di Mimi e del barone.

Nel frattempo, la carrozza si era fermata davanti al comune di Bologna dove il sindaco e l’impiegato li stavano aspettando per accompagnarli nel loro ufficio per celebrare il matrimonio civile. Teresa e Sara, corsero direttamente tra le braccia della loro madre, che urlò ad Ignazio di smetterla immediatamente o avrebbe chiamato i Carabinieri. Ignazio si arrestò a poca distanza da Giuseppina, fece un gran respiro e disse con una strana voce bassa: “Dove sono andati?” Nessuno disse una parola.

Ignazio allora si girò e lentamente ritornò alla sua solita sedia davanti al camerino, si sedette, si coprì il volto con le mani e cominciò a piangere. Un’ora più tardi, il barone Vincenzo e Mimi ritornarono al teatro e videro Ignazio ancora sulla sua solita sedia. Al vedere i due sottobraccio, Ignazio si alzò e gridò, indicandoli: “Mimi, cosa stai facendo con quell’uomo? Perché te ne sei andata senza il mio permesso? Vieni qui immediatamente!”

Il barone Vincenzo lo interruppe: “Non può più darle ordini, adesso è mia moglie!” mostrando il certificato di matrimonio che aveva in mano. Ignazio afferrò il certificato e lo strappò. “Non puoi sposare mia figlia senza il mio consenso e io non lo darò mai.”

Il barone Vincenzo spinse via Ignazio e rispose con rabbia: “Mimi ha diciott’anni e non ha bisogno del suo consenso. Siamo stati sposati legalmente dal sindaco e posso ottenere facilmente un’altra copia del certificato. Lei dovrebbe sapere che d’ora in avanti il contratto con la compagnia che lei ha firmato è nullo. Quindi, può accettare il fatto e unirsi a noi per il banchetto nuziale o lasciarci. A quel punto, Ignazio si girò e se ne andò dal teatro. Il suo cuore era pieno di rabbia e di desiderio di vendetta.

Mentre camminava sulla strada verso casa, completamente disperato, sentì un acuto dolore al fianco che poi si trasformò in estrema sofferenza e cadde sul selciato privo di conoscenza. Giuseppina lo vide afflosciarsi sulla strada dalle scale del teatro e subito lo raggiunse e cercò di ria­nimarlo. Ma prima che potesse essere portato in ospedale, Ignazio spirò. La festa per il matrimonio fu rimandata a causa della sventurata dipartita di Ignazio.

Giuseppina e i bambini erano distrutti dal dolore, ma anche un po’ sollevati dal fatto che Ignazio non sarebbe più stato lì a governare le loro vite in modo così severo. Il barone Vincenzo si preoccupò che Ignazio avesse una sepoltura decorosa con tutti i dovuti cerimoniali. Gli attori e gli operai attesero tutti il feretro davanti a una piccola cripta nel cimitero di Bologna.

L’atto di generosità del barone portò grande conforto a Mimi, a Giuseppina e ai bambini. Subito dopo i funerali, una voce dentro a Giuseppina cominciò a ripetere: “E ora, chi ti proteggerà dalla tomba di silenzio?”

Capitolo V

Il successo internazionale!

Al ritorno in Sicilia, il barone Vincenzo disorientò tutti perché non si fermò a Palermo, ma volle andare direttamente a Catania. Non diede spiegazioni, ma disse solo che ci sarebbe stata una sorpresa per tutti. Alla stazione affittarono due carrozze, una per Giuseppina e i bambini e l’altra per lui e Mimi.

Dopo un viaggio di un’ora arrivarono, infine, davanti ad una magnifica villa bianca all’interno di un bosco. Al cancello c’erano due enormi leoni di marmo su piedestalli che facevano la guardia all’entrata. Appena voltarono nel viale videro dei cervi che mangiavano da tutti e due i lati della strada.

Sulla sinistra c’era un giardino, con dei fiori che formavano la scritta “Villa Mimi”. Avvicinandosi alla casa, videro una scalinata di marmo che portava all’entrata principale dove la madre e il padre del barone Vincenzo, li stavano aspettando per salutarli. Avendo visto che le carrozze si avvicinavano, erano scesi immediatamente entrambi per congratularsi con gli sposi novelli.

Per la nobiltà siciliana di quel tempo, accettare un’attrice come parte della propria famiglia era considerato una rarità. Comunque, i Ferraù avevano saputo della fama di Mimi ed erano convinti che Vincenzo l’amasse sinceramente, perciò l’accolsero benevolmente. Dopo le presentazioni di rito, il padre del barone Vincenzo informò tutti che quella villa era il regalo della sua famiglia alla sposa e che ci sarebbe stato spazio nella casa, anche per Giuseppina ed i bambini.

La villa rimase abitata solo per un paio di settimane, finché tutti, dovettero ritornare a Palermo per cominciare una nuova serie di rappresentazioni. Ma ogni estate, tutta la famiglia vi ritornava per almeno tre mesi. A Palermo affittarono una grande casa nelle vicinanze del teatro Biondi. Il barone Vincenzo decise di assumere un istitutore per i bambini, perché riprendesse la loro educazione da dove Ignazio l’aveva interrotta.

Questo diede a Giuseppina più tempo da dedicare ai suoi impegni in teatro e, presto, cominciò a diventare una delle attrici principali della compagnia. Quando seppero del matrimonio di Mimi con il barone Vincenzo, i conti Di Lorenzo furono molto compiaciuti e mandarono una lettera di congratulazioni al barone con un invito al loro palazzo per una cena in omaggio al loro matrimonio.

Il barone Vincenzo ignorò la lettera e rifiutò di acconsentire alle loro richieste. Questo, naturalmente, rese Giuseppina e Mimi molto felici. Da allora, le relazioni sociali tra i conti Di Lorenzo e la famiglia del barone Ferraù divennero inesistenti ad eccezione di un giorno in cui Giuseppina si diresse verso il mercato locale. Una donna sconosciuta, le si avvicinò e disse: “Buon giorno, signora Aguglia, lei non mi conosce, ma io ho un messaggio per lei da parte dei suoi fratelli.”

Giuseppina si irrigidì e si mise la mano sulla bocca. La donna continuò: “Mi hanno chiesto di dirle che le porte del convento sono ancora aperte!” La donna poi si girò e si unì rapidamente alla folla del mercato.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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