Archive

Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo III

La Compagnia Siciliana

-- Continua dalla puntata precedente

Dopo l’ultimo piatto, gli uomini si ritirarono nel salotto, dove Ignazio tirò fuori il suo miglior brandy e ne offrì al barone un bicchiere, seguito poi da un grande sigaro toscano. Mentre entrambi sorseggiavano il loro brandy e fumavano, il barone disse: “Perché non invitiamo le signore adesso, dato che si sta facendo tardi.” Ignazio ritornò in cucina e fece cenno a Giuseppina e a Mimi di andare nel salotto immediatamente.

Quando entrarono nella stanza il barone si alzò e disse: “Desidero ancora complimentarla, signora Aguglia per la cena eccellente e la calorosa ospitalità.” Ignazio poi disse: “Siediamoci tutti, poiché mia figlia Mimi vorrebbe recitare una scena in dialetto siciliano della nuova commedia di Giovanni Verga “La Cavalleria Rusticana”. Mimi rimase in piedi davanti a loro tenendo il manoscritto chiuso, e con stupore del barone, non lo guardò neppure una volta, durante la recita di dieci minuti.

Il suo siciliano era perfetto come, naturalmente, era il modo in cui recitò ogni riga. Alla fine, il barone si alzò in piedi e applaudì .“Un’interpretazione eccellente. Devi avere una gran memoria, perché non hai mai guardato una volta il manoscritto.” “Sì” rispose Mimi, “Mi é relativamente facile ricordare le cose. Se vuole le posso leggere qualcosa in siciliano?” Il barone disse: “Per favore, passami il manoscritto. Gettò uno sguardo e indicò un paragrafo. “Leggimi questo, per favore.” Mimi assentì nuovamente, e lesse tutto in dialetto perfetto, senza esitazioni.

“Come mi aspettavo disse il barone. Grazie signor Aguglia e signore per la meravigliosa serata e grazie anche a lei signorina Mimi per la sua esibizione.” Ignazio fece un cenno con la mano verso la cucina e Mimi e Giuseppina si inchinarono di fronte al barone e rapidamente lasciarono la stanza. “Ora possiamo occuparci di lavoro,” affermò il barone.

“Come abbiamo discusso precedentemente, ho una proposta importante da fare a lei e alla sua famiglia. Come ho già detto, sono l’impresario di una nuova iniziativa che avrà luogo a Palermo. Abbiamo deciso di creare la prima compagnia teatrale dialettale della Sicilia. Debutterà al teatro Biondi tra circa due mesi, e poi girerà l’Italia. Se avremo successo, cosa che spero, potremo persino portare la compagnia in tutta Europa. Il nostro gruppo ha come attori principali Giovanni Grasso, il conosciuto attore e burattinaio, e Angelo Musco, il famoso commediante e cantante.

Le rappresentazioni saranno recitate in dialetto siciliano e tratte da opere di rinomati commediografi come Pirandello, Martoglio e Verga. Stiamo cercando una giovane attrice talentuosa che si unisca a noi per far parte della compagnia e, come potete intuire, vorremmo che tale persona fosse sua figlia Mimi. Naturalmente, offriremo a tutta la sua famiglia gli stessi compiti che svolge nell’attuale compagnia.”

Ignazio, pensando a tutto ciò che gli era stato detto, chiese: “Ma perché dovremmo voler lasciare questo lavoro sicuro per qualcosa che non é mai stato provato prima? Quali garanzie ci offrite? Se la vostra compagnia fallisce, che ne sarà di noi?” Il barone guardò fisso Ignazio e senza batter ciglio rispose: “Signor Aguglia, le viene offerta un’opportunità che viene data a pochi uomini nella loro vita! L’opportunità di diventare ricco e famoso e di onorare non solo la sua famiglia, ma anche l’intera Sicilia. Non potremo che sfondare. Ogni grande città in Italia ha ora una compagnia dialettale e hanno tutte un grande successo.”

Ignazio unì le mani a forma di coppa sull’addome e si piegò verso il barone: “Se dovessi acconsentire a una tale proposta, prima di tutto dovrebbe avere la forma di un contratto a lungo termine per tutti noi e per più denaro di quello che prendiamo ora con il nostro attuale lavoro.

Il barone fece una pausa strofinandosi le tempie con le mani. “Signor Aguglia, sono pronto ad offrire a lei e alla sua famiglia un contratto di cinque anni con lo stesso compenso che ricevete oggi e con pagamenti straordinari periodici non appena la compagnia avrà successo. Possiamo definire tutti i dettagli del nostro accordo se deciderà di accettare. Ritornerò a Napoli tra due settimane e vorrei avere la sua risposta per allora. È d’accordo?” Ignazio rifletté ed infine disse: “Sì, tra due settimane avrà la mia risposta.”

Quando il barone Vincenzo ritornò a Palermo, si fermò al teatro Biondi e rimase sorpreso nel vedere tutto quel trambusto. Erano stati costruiti degli scenari e gli attori stavano provando in siciliano. Quando arrivò dietro le quinte, si stavano realizzando poster e striscioni con la scritta “La Compagnia Siciliana presenta”. Vide anche Angelo Musco che tornava in fretta sul palco trasportando un mucchio di costumi.

“Angelo, che cosa sta accadendo? Pensavo che foste ancora tutti a Catania a giocare a carte al Bar della Luna. Invece, vi trovo qui quasi pronti per cominciare. Come avete finanziato tutto questo”? Angelo rispose allegramente: “É stato molto facile, tutto ciò che abbiamo dovuto fare è stato dire al proprietario del teatro che tu avresti pagato tutti i conti!” L’immediato impulso del barone ad arrabbiarsi, rapidamente si trasformò in un sorriso seguito da una grande risata e, mentre dava una pacca sulle spalle ad Angelo disse: “Beh, questo è un esempio di ingegnosità come non ho mai visto prima.”

“Nino ha suggerito di iniziare con il suo dramma populista chiamato “Nica” che significa piccola, un titolo perfetto per uno spettacolo con la presenza di Mimi Aguglia, con il suo metro e cinquantadue d’altezza” disse Angelo che stava quasi per cadere per la potenza della pacca sulle spalle datagli dal barone. “Naturalmente” rise il barone Vincenzo. Quando possiamo cominciare con la prima rappresentazione? “Il teatro è impegnato fino alla fine del mese. Dopo di che è tutto nostro. Quindi abbiamo più di tre settimane per preparare tutto e per informare più gente che possiamo, che la Sicilia ha ora la sua compagnia teatrale.”

Due settimane più tardi il barone Vincenzo e Nino arrivarono a Napoli. Il barone soffrì del suo solito attacco di mal di mare e fu molto felice di toccare nuovamente la terra ferma. Nino non ebbe lo stesso problema e certamente non aiutò il barone a risolvere il suo continuando a fumare i suoi dannosi sigari. Al porto di Napoli, presero una carrozza direttamente per l’Hotel Excelsior, il preferito del conte, sulla Mergellina. Dopo essersi registrati, lavati e cambiati con vestiti appena stirati, mangiarono nella sala da pranzo dell’hotel e poi partirono per il teatro Mercadante.

Il barone Vincenzo e Nino trovarono come al solito Ignazio seduto davanti al camerino di Mimi, che stava leggendo il giornale. Il barone Vincenzo gli diede un colpetto sulla spalla. “Buon pomeriggio, signor Aguglia, sono di ritorno come promesso, e sono in compagnia del direttore della compagnia, Nino Martoglio. Spero che abbia una risposta affermativa per noi.” “Ah barone, ben tornato!” disse Ignazio, alzandosi lentamente per stringere la mano tesa di Vincenzo e Nino.

“Permettete che vi offra un caffé e poi, possiamo riprendere la discussione.” I tre uomini si recarono nel vicino bar. “Dopo che il caffé fu servito, il barone Vincenzo disse: “Dall’atteggiamento favorevole con cui ci ha accolto, presumo che lei e la sua famiglia abbiate deciso di accettare la nostra offerta.” “Ho riflettuto molto su quella proposta ed ho preparato un elenco di punti da discutere”, rispose Ignazio. “Se li accetterete, allora potremo considerare concluso l’accordo.”

Ignazio consegnò al barone quattro fogli scritti da cima a fondo con le sue innumerevoli richieste. Inarcando le sopracciglia, il barone Vincenzo guardò Ignazio. “Qui c’é molto da prendere in considerazione. Ci vorrà del tempo per leggere e dobbiamo esaminare ogni richiesta, punto per punto. Quando cominciamo?” “Immediatamente,” rispose Ignazio, senza esitazione. Le richieste sembravano non aver mai fine, alcune furono accettate facilmente dal barone, mentre altre sembravano assolutamente ridicole come quella che chiedeva che il camerino di Mimi fosse dipinto di blu. Infine, dopo aver litigato per due ore, si allontanarono con un accordo finale.

“Deve essere più facile eleggere un Papa”, sussurrò Nino senza rivolgersi a nessuno in particolare. Il barone poi parlò con voce ferma: “Ho un’ultima richiesta prima di siglare il nostro accordo, e cioé di permettere che anche il signor Martoglio, che dirigerà sua figlia, possa vederla recitare e la ascolti mentre parla in sici­liano.” Ignazio si alzò, ed evidentemente alquanto irritato disse: “Ma io pensavo che voi aveste l’utima parola al riguardo.”

Il barone Vincenzo rispose: “Io sono l’impresario e provvederò i fondi necessari per la produzione ma, come direttore, il signor Martoglio deve avere fiducia nelle sue doti nell’insieme. Perciò, sono sicuro che anche lei possa capire che è necessario il parere di entrambi.” Ignazio si sedette di nuovo, fece un profondo respiro e disse: ‘Va bene, potrete vedere la rappresentazione di stasera e poi, immediatamente dopo, incontrerete la mia famiglia nel camerino di Mimi e lei recitarà in siciliano per il signor Martoglio.

“D’accordo” dissero il barone e Nino all’unisono. Strinsero la mano ad Ignazio e lasciarono il bar. Il barone e Nino ritornarono all’hotel per un meritato riposo, mentre Ignazio immediatamente andò a casa ad informare la famiglia della grande notizia. Giuseppina e i bambini stavano aspettando con impazienza Ignazio sull’uscio. Lui agitò il contratto in aria e tutti cominciarono a rallegrarsi quando entrò. Andarono nel salotto e ascoltarono con attenzione, mentre Ignazio parlava. “Come avrete già immaginato, ab­biamo quasi firmato un contratto di cinque anni per far parte della Nuova Compagnia Siciliana a Palermo.” “Quasi?” urlò Giuseppina.

“Cosa vuoi dire con quasi?” “Il barone ha portato il direttore della compagnia, un certo signor Martoglio, e dice che anche lui deve vedere Mimi recitare e leggere in siciliano. Così, li ho invitati a vedere la rappresentazione di stasera e poi nel camerino di Mimi, dove lei potrà mostrare a entrambi come parla bene il siciliano.” “Potrebbe trattarsi del famoso commediografo e giornalista Nino Martoglio?” chiese Giuseppina.

“Sì, ma tu e Mimi non dovete essere nervose. È una persona decisamente gradevole e sono sicuro che il barone lo ha già convinto che Mimi è la scelta giusta per l’attrice siciliana,” rispose Ignazio, agitando le mani in aria mentre camminava per il salotto. “Spero che sappiate parlare tutti in siciliano, perché anche questa é una clausola del contratto!” I bambini assentirono, ma Guseppina restò senza fiato, “vuoi dire che dovrò recitare in dialetto siciliano?”

“Naturalmente, come pensi si chiami la compagnia?” “Non ho mai pensato che avrei dovuto farlo, ma devo confessare che io so parlare il siciliano, se necessario. Nel collegio Maria Adelaide, tutte noi ragazze parlavamo siciliano tra noi, na­turalmente, quando gli insegnanti non erano nei dintorni, ed era molto piacevole,” confessò Giuseppina. “Bene,” disse Ignazio, che continuò poi a spiegare l’accordo.

“Il contratto dice che ognuno di voi entrerà a far parte della compagnia di attori. Naturalmente, i ruoli che interpreterete dipenderanno dalle scelte del direttore Martoglio. Io continuerò a gestire tutti gli affari di famiglia e assicurerò che si prendano cura di voi in ogni momento. E, come vostro amministratore, posso dirvi che ci daranno una quantità di denaro più che sufficiente per soddisfare i nostri bisogni e mi assicurerò che tutto quel denaro venga messo al sicuro in banca ogni mese.”

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

___________________________________________________________________________________

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410