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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo II

E' nata una stella sul palcoscenico

-- Continua dalla puntata precedente

Mentre la compagnia si stava esibendo a Napoli, tutti e tre i fratelli Di Lorenzo affrontarono Ignazio mentre, una notte, stava lasciando il teatro da solo. Lo presero da parte e gli dissero che doveva interrompere le esibizioni di Mimi immediatamente o avrebbe sofferto indicibili conseguenze.

Questo rese Ignazio ancora più protettivo nei confronti di sua figlia e coreografò una danza da affiancare alla canzone che fece impazzire il pubblico. Non raccontò a Giuseppina dell’incontro con i suoi fratelli per timore di spaventarla ancora una volta. Ignazio immediatamente chiese ai colleghi più robusti e forti di scortare sempre lui e la sua famiglia ai loro alloggi nelle vicinanze del teatro, per paura che i fratelli di Giuseppina ricorressero alla violenza.

Entro una settimana, l’avvocato del conte Di Lorenzo fu incaricato di parlare con Ignazio e gli promise del denaro se avesse proibito a Mimi di cantare sul palcoscenico. Ignazio, naturalmente, rifiutò. Dopo che l’avvocato se ne andò, non si seppe più nulla della famiglia Di Lorenzo e Ignazio presto dimenticò completamente le minacce.

***

Per dieci lunghi anni, Mimi continuò a vivere la sua infanzia nel teatro, veniva educata da sua madre nel retroscena, giocava con gli attori e i figli degli operai durante il giorno per poi esibirsi sul palco ogni sera, cantando e danzando. Era diventata la principale attrazione della compagnia e aveva fatto aumentare i loro impegni in tutto lo Stato italiano appena formato.

Nella primavera del 1898, Elena Laurino, la famosa attrice ed impresaria italiana, vide Mimi cantare sul palcoscenico e rimase colpita dalla sua esibizione. Dopo lo spettacolo, incontrò Ignazio per offrire a Mimi una proposta di lavoro nella sua compagnia teatrale, che includeva anche un’occupazione per lui e Giuseppina. Ignazio le disse che avrebbe considerato l’offerta e che le avrebbe fatto sapere presto.

Nascose il suo reale entusiasmo, ma si rese conto che questa era l’occasione che stavano aspettando, che avrebbe potuto togliere Mimi dal ruolo di chanteuse in cui era stata relegata e darle la grande opportunità di diventare una vera stella del teatro alla giovane età di quattordici anni! “Ma noi tutti abbiamo un contratto con l’impresario Buonanova per almento un anno” spiegò Ignazio rattristato. “Lasciate che mi occupi del problema” rispose Madame Laurino. Conosco personalmente il vostro impresario e posso garantire che sciogliere il vostro contratto non sarà un problema.”

Ignazio non chiese come questo sarebbe potuto accadere per paura di intromettersi in affari che non lo riguardavano. Ma, come promesso, l’impresario Buonanova lo chiamò presto nel suo ufficio e gli portò la buona notizia che aveva venduto i contratti degli Aguglia a Madame Laurino e che, al principio del mese successivo, Ignazio e la sua famiglia erano liberi di cominciare il nuovo lavoro. Fu un giorno triste e tuttavia felice, quando gli Aguglia lasciarono la compagnia Buonanova dopo una gioiosa e commossa festa d’addio offerta dall’impresario. Il giorno seguente lasciarono Napoli e ritornarono a Milano.

***

La nuova carriera d’attrice di Mimi cominciò con l’interpretazione di ruoli di ingenua nelle rappresentazioni della compagnia. Ignazio continuò il suo lavoro come suggeritore, che gli permetteva di tener sott’occhio sia Giuseppina che Mimi. Giuseppina interpretò piccoli ruoli secondari tra le nascite degli altri suoi figli: Teresa, Sara e Gigi.

Ebbe anche un altro figlio, che si ammalò gravemente subito dopo la nascita e morì tragicamente quando il dottore ordinò che fosse immerso in una vasca piena di ghiaccio per abbassare la febbre. I fratelli e le sorelle di Mimi venivano presi in considerazione dai loro genitori e dalla compagnia teatrale solo dopo Mimi. Lei era sempre la stella, e divenne ancor più popolare come attrice drammatica che come chanteuse.

Mimi passò presto a ruoli di protagonista e aumentò il successo della compagnia, che riceveva prenotazioni da tutta Italia, raggiungendo un record di pubblico ovunque si esibisse. Ma il loro più grande impegno si sarebbe presentato al loro ritorno da Napoli, poiché avrebbe cambiato la famiglia Aguglia per sempre.

Capitolo III:

La Compagnia Siciliana

Il 12 maggio 1902, mentre Mimi stava recitando a Napoli, un giovane burattinaio di nome Giovanni Grasso, a Catania, aveva appena ereditato la compagnia teatrale del padre, che era famosa per i suoi spettacoli di burattini fuori dal comune. Giovanni era un uomo alto più di un metro e ottanta, con dei baffi ribelli ed un volto scavato. In quel momento, era completamente assorbito dai suoi burattini.

Disegnava anche i loro abiti e interpretava le diverse voci nelle rappresentazioni che portava in tutta la Sicilia. A fianco di Giovanni c’era Angelo Musco, che dava la voce alle figure femminili. Era anche considerato un eccellente cantante e comico. Angelo era il quattordicesimo figlio di un commerciante ed era stato costretto a svolgere strani lavori fin da piccolo ma, dopo diversi tentativi falliti come barbiere e ciabattino, aveva deciso infine di dedicare tutte le sue energie per diventare attore.

Dopo un breve tentativo, an­ch’esso fallito, con una compagnia teatrale napoletana, divenne amico di Giovanni Grasso ed infine si unì alla sua compagnia di burattini. Sempre quel giorno a Catania, il barone Vincenzo Ferrau, aveva appena celebrato il suo venticinquesimo compleanno. Era di nobile nascita e aveva avuto una vita relativamente facile, almeno fino ad allora.

Suo padre era un importante e rispettato giudice di Palermo. La famiglia aveva costruito la propria fortuna coltivando le vaste tenute ed il barone Vincenzo era un vero gentiluomo fannullone, senza impiego fisso. Spesso si dedicava al suo hobby preferito, che era il teatro. Ogni settimana Giovanni, Angelo ed il barone giocavano insieme a briscola, un popolare gioco di carte, nel caffé vicino al Teatro dei burattini di Giovanni, su Via Libertà. Sovente, Nino Martoglio, un famoso giornalista e commediografo locale, si univa ai tre uomini nelle partite che duravano tutta la notte.

Durante quelle maratone, veniva fuori sempre lo stesso discorso su Giovanni. “Perché stai sprecando il tuo tempo con i burattini?” Tu sei un bravo attore e potresti facilmente diventare famoso in teatro!” Giovanni alzava sempre le spalle e diceva: “Sono felice di fare quel che faccio. Adesso, continuiamo a giocare.” Ma poi una notte, Nino aprì la solita discussione dando una nuova piega al discorso. “Adesso, tutte le principali città del nostro Regno d’Italia, hanno una propria compagnia teatrale dialettale, tranne Palermo. Non è forse tempo di fare partire una compagnia siciliana qui a Catania e di recitare commedie in siciliano in tutta l’isola?”

Giovanni attentamente rifletté: “Come pagheremo tutte le spese che occorrono per metter su una compagnia?” Nino si girò verso il barone Vincenzo “Tu hai un sacco di soldi, perché non diventi l’impresario? Non ti piacerebbe esserlo?” Il barone ci pensò su un momento, poi rispose: “Sapete, non è una cattiva idea. Mi piacerebbe fare qualcosa del genere.” “Bene, parliamo di questo seriamente” ribatté Nino. Angelo interruppe: “Se Giovanni è d’accordo, io, con la maggior parte dei nostri attori e operai del teatro dei burattini potrei già cominciare le operazioni immediatamente. Ma dove, sulla faccia della terra, possiamo trovare una giovane attrice protagonista con esperienza teatrale che parli siciliano?”

Il barone Vincenzo rispose: ” A Napoli recentemente, ho sentito parlare di una meravigliosa e giovane attrice e mi è stato detto che si esprime perfettamente in siciliano. In realtà, è proprio nata a Palermo. Si chiama Mimi Aguglia. Fatemi tornare a Napoli e investigherò ulteriormente sulla faccenda.” Se lei vorrà unirsi a noi, allora tu, Nino, dovresti raggiungermi a Napoli per vederla recitare in siciliano. In seguito, se saremo tutti d’accordo che lei è l’attrice giusta per noi, possiamo farle firmare un contratto.”

Giovanni disse: “Mi sembra tutto perfetto. Quando puoi partire per Napoli?” “Immediatamente”, rispose il barone alzandosi dal tavolo da gioco. “Vi rivedrò tra alcuni giorni e spero con buone notizie. Nel frattempo, perché voi tre non mettete insieme i vostri cervelli e vedete cos’altro può servire per cominciare. Prima lo facciamo e meglio è”. Anche Nino si alzò dal tavolo e fece un inchino al barone Vincenzo dicendo: ”Sei ora nominato ufficialmente impresario della Nuova Compagnia Siciliana.”

Il barone rispose: “E tu Nino, dovresti essere il direttore della compagnia, perché l’idea è stata tua e sai più tu di teatro che tutti noi messi insieme.” “Direttore... suona bene!” dichiarò Nino. “Questo vuol dire che sei con noi, Giovanni?” “Immagino di sì o almeno farò un tentativo. Posso sempre ritornare ai miei burattini se non funziona.”

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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