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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo II

E' nata una stella sul palcoscenico

-- Continua dalla puntata precedente

Prima che Ignazio potesse protestare, l’impresario Buona­nova continuò: “Gli abiti svolazzanti di Desdemona nasconderanno il fatto che Giuseppina sta per avere un bambino. Non voglio alcuna obiezione da parte vostra. Fate solo quello che vi chiedo oppure cercatevi un altro lavoro domani!” Poi, bruscamente, se ne andò e ritornò nel suo ufficio.

Gli attori e gli operai si raccolsero attorno alla buca del suggeritore, chiedendosi che cosa stesse accadendo. Ignazio chiamò Giuseppina, senza preoccuparsi ancora di spiegare qualcosa. Non appena Giuseppina gli si avvicinò dal punto in cui era rimasta seduta nel retroscena, Ignazio le disse: “Rapidamente e senza obiezioni vai nel camerino di Madame Rossi, cambia i tuoi abiti con quelli di Desdemona e ritorna sul palco per fare l’ultimo atto di Otello”. “Guardami, come posso recitare il ruolo in queste condizioni? Rispose Giuseppina.

“Non discutere! Questo è un ordine di tuo marito e mi aspetto che venga eseguito!” Giuseppina si mise la mano sulla bocca e trattenne le lacrime, ma procedette verso il camerino come suo marito le aveva comandato. I colpi e le urla erano in crescendo e stava per scoppiare un pandemonio quando il sipario si aprì e il pubblico improvvisamente si acquietò. Riconobbero che la nuova Desdemona era la loro favorita, Giuseppina Aguglia, e lo scroscio degli applausi si diffuse in tutto il teatro.

Questo ebbe un piccolo effetto calmante su Giuseppina, che era molto agitata e sentì che il bambino dentro di lei cominciava a muoversi. Alla fine, venne il momento in cui Otello doveva strangolare la moglie in un attacco di gelosia. Otello gettò Desdemona sul letto, accusandola di adulterio e cominciò a soffocarla. Proprio allora Giuseppina si lasciò sfuggire un urlo e poi un altro. Otello le sussurrò nell’orecchio: “Stai zitta, dovresti morire strangolata! Adesso sei morta, ti ho stangolata. Stai immobile!” Giuseppina, invece, si lasciò sfuggire un urlo ancora più forte.

Ignazio con voce autoritaria dalla buca del suggeritore ripeté la supplica di Otello: “Giuseppina, dovresti essere morta. Stai zitta!” Ma in quel momento Giuseppina sentì che la testa del loro primo figlio stava uscendo verso il mondo e gridò ancora. L’impresario da dietro le quinte urlò agli attori: “Cosa sta succedendo qui?” Ignazio resosi conto di quanto stava accadendo, immediatamente saltò fuori dalla buca del suggeritore e sul palco urlò: “Mio figlio è nato! Mio figlio è nato!”

Poi si girò verso il pubblico e chiese implorando: “C’è una levatrice tra il pubblico?” Quattro donne cominciarono a muoversi velocemente verso il palco e gli operai portarono loro acqua calda e panni puliti. Una delle levatrici si avvicinò ad Ignazio, “Mi scusi signore, ma il bambino è una femmina.”

Ignazio si irrigidì come se fosse stato colpito da un fulmine, “Ma, non è possibile! Giuseppina mi aveva promesso un maschio!” Si voltò verso sua moglie e disse: ”Giuseppina, che cosa hai fatto?” Lei lo guardò e disse con voce flebile: “Dicono che è una bambina. Non è colpa mia. Ho chiesto un maschio, ma invece è arrivata una femmina.” “La prossima volta devi promettermi che sarà un bambino!” esclamò Ignazio con voce sempre più agitata.

“Nel frattempo, la chiameremo Gerolama, come ho promesso a mia nonna. Era il nome di mio nonno.” Giuseppina contrariata scosse la testa e disse: “Povera creatura, con un nome come Gerolama come potrà vivere?” La chiameremo Mimi... Mimi Aguglia. Senti come suona bene?” Ignazio la interruppe: “Ma ho promesso.... oh, va bene, purché tu mi assicuri che il nostro prossimo figlio sarà un maschio.” “Ignazio, vedrai che sarai molto fiero di lei!” disse Giuseppina che poté finalmente prendere la neonata tra le sue braccia. Ignazio si voltò verso la folla accalcata davanti al palco e annunciò: “Signore e signori, è nata una bambina che si chiamerà...”

“Mimi” interruppe Giuseppina. “Così sia, ...Mimi Aguglia...e immagino che sarò molto fiero di lei, anche se è una femmina”, proclamò Ignazio. Il pubblico applaudì vigorosamente mentre il sipario si chiuse sull’ultimo atto di Otello e il primo atto di Mimi Aguglia, che era destinata a diventare una delle più grandi attrici teatrali internazionali del diciannovesimo secolo.

* * *

Ovunque la famiglia Aguglia viaggiasse con la compagnia teatrale, sembrava che Mimi non avesse mai lasciato il teatro della sua nascita. Veniva accudita dalla madre e dalle sue colleghe nel retroscena. Mimi osservava dalla sua culla tutto quello che accadeva. Era affascinata dai costumisti che creavano nuovi abiti e rammendavano i vecchi, dagli scenografi che magicamente creavano città, fattorie, castelli e foreste sul palco, e dal pubblico che applaudiva e, a volte, fischiava e gettava frutta e verdura agli attori. Ma la cosa più importante di tutto, era l’aria di famiglia che si respirava tra tutti gli attori e gli operai. Nel momento in cui fu in grado di parlare, Mimi era già totalmente immersa in quell’ambiente.

Qualunque altra cosa sembrava essere soltanto una distrazione fa­stidiosa. Le piaceva particolarmente imitare le chanteuses, che cantavano le canzoni popolari del tempo, prima che lo spettacolo principale cominciasse. A quattro anni sapeva già cantare tutte le melodie popolari del momento. Una notte quando la compagnia stava per recitare la prima commedia a Napoli, la chanteuse più popolare non poté esibirsi perché malata. L’impresario era disperato perché il pubblico voleva indietro i soldi.

Allora qualcuno suggerì: “Perché non mettete alla prova Mimi Aguglia. Canta meglio di molte delle chanteuses, conosce tutte le canzoni e la novità potrebbe essere proprio quello che cerca il pubblico”. Così, l’impresario Buonanova andò da Ignazio e lo convinse di permettere a Mimi di cantare solo una canzone di prova, ripetendo ancora una volta la sua vecchia minaccia secondo la quale, se Ignazio non lo avesse concesso, lui e la sua intera famiglia sarebbero stati buttati sulla strada.

Ignazio cercò Mimi, che stava giocando in un angolo dietro le quinte con altri piccoli della compagnia. Fino ad allora, Ignazio aveva praticamente ignorato Mimi dopo la sua nascita e aveva lasciato la sua educazioni totalmente nelle mani di Giuseppina. Ora, afferrò Mimi e la portò nel camerino, chiedendole di cantare un paio di canzoni che le chanteuses cantavano per vedere se lei, sua figlia, era veramente in grado di farlo.

Mimi sorrise e immediatamente cominciò la sua canzone senza esitazioni. Ignazio si rese conto all’istante che Mimi aveva un talento naturale e che questo talento poteva trsformarla in una futura stella. Senza neanche una parola a Giuseppina, che era dall’altro lato del teatro che provava la sua parte nella commedia, Ignazio andò direttamente dall’impresario e gli disse che Mimi avrebbe cantato una canzone e che, se il pubblico l’avesse gradita, avrebbero potuto discutere di un contratto a lungo termine, naturalmente in cambio di un pagamento.

Mimi salì sul palco dopo che la prima chanteuse aveva terminato la sua canzone. Dapprincipio, il pubblico la ignorò totalmente, ma poi la gente cominciò ad ascoltare la bella voce e a notare la cari­smatica presenza scenica della piccola Mimi. Con la sua versione della canzone più popolare del periodo ebbe subito l’intero pubblico ai suoi piedi che applaudiva chiedendo un bis. Allora, Mimi fu scortata fuori dal palcoscenico da Ignazio e da una stupita Giuseppina.

Per la prima volta nella sua vita, suo padre le disse che aveva fatto un buon lavoro. Mimi chiese subito di ritornare sul palco, ma Giuseppina disse di no, perché avrebbero dovuto fare delle prove ed aspettare fino, almeno, al giorno seguente. Presto si sparse la voce nelle città e nei villaggi vicini che la compagnia teatrale italiana locale aveva una nuova giovane chanteuse che davvero valeva la pena vedere.

Mimi divenne la vera stella del teatro e la gente la menzionava prima di ogni altro attore della commedia. Ignazio fu in grado di negoziare un solido contratto con l’impresario di una lira al mese per le esibizioni serali di Mimi. Ogni sera, non appena il pubblico entrava nel teatro, intonava: “Mimi! Mimi!, e dopo la conclusione della sua canzone, ne chiedeva altre e urlava: “Bis! Bis! Mentre la famiglia Aguglia si godeva la propria recente fama a Napoli, i fratelli di Giuseppina a Palermo lessero della popolarità di Mimi in un giornale locale e si arrabbiarono molto, poiché sentirono che Ignazio, permettendo a Mimi di diventare una chanteuse, stava compromettendo il nome e l’onore della famiglia.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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