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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo XXIX

La mia “Vita meravigliosa” continua!

-- Continua dalla puntata precedente

Al ritorno dall’Aeroporto di San Francisco, ci fermammo a casa di mio fratello Aurelio. Da quando sua moglie Rena era morta, Aurelio non godeva di buona salute. Aveva un enfisema e doveva sempre tenere un contenitore di ossigeno al suo fianco e una persona lo assisteva sempre. Aurelio ci accolse affettuosamente, anche se faceva fatica a parlare, perché gli mancava continuamente il respiro. Volle sapere tutto quello che era successo nelle nostre vite, dato che non ci eravamo più visti da più di quindici anni. Dopo mezz’ora, vedemmo che Aurelio era esausto, perciò ci congedammo perché dovevamo prendere l’aereo. Non sapevo allora che sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto Maria ed Aurelio ancora vivi.

E subito dopo le loro morti, venni a sapere che mio figlio stava per porre termine al suo matrimonio di ventisei anni. Tra dolore e lacrime, degli altri miei pilastri mi avevano lasciato. Vendetti la nostra bella casa sulle colline di Hollywood, e mi spostai nel maggio del 1987 in un condomino a Sherman Oaks per cominciare un nuovo periodo della mia vita.

Quando tutte le porte nella mia vita sembravano chiudersi, un’altra si aprì e da lì entrò il mio “angelo custode”, come solevo chiamarla. Rina e William Donati erano stati amici di famiglia per molti anni. Dopo la morte del marito, io e Rina ci perdemmo di vista per un certo periodo, ma quando andai a vivere a Sherman Oaks, lei cominciò a visitarmi spesso e diventammo amiche inseparabili.

Potevo sempre contare su di lei ogni volta che ne avevo bisogno. A novant’anni, la mia degenerazione maculare mi costrinse a smettere di guidare la mia bella Cadillac, rossa come una mela candita, del 1991. Rina soleva spesso accompagnarmi agli studi, alle conferenze stampa alle visite dai dottori, o trovava sempre qualcuno che potesse farlo al posto suo. Quando non mi sentivo bene, mi portava le sue meravigliose minestre. Venivo sempre invitata a casa sua per cene favolose.

Mi aiutò anche a trovare degli aiuti, quando infine arrivai al punto in cui pensai che fosse meglio avere qualcuno che venisse a vivere nell’appartamento con me. Rina fu decisamente il mio nuovo bastone della vecchiaia per i successivi dieci anni della mia vita. E la considero tuttora la mia migliore amica. Il mio morale migliorò considerevolmente quando venni informata che il Presidente della Repubblica italiana aveva appena firmato l’autorizzazione a conferirmi il titolo onorario di Cavaliere della Repubblica italiana.

Questo titolo mi fu dato per l’ impegno nel promuovere la cultura italiana attraverso il mio lavoro in teatro, nel cinema, in televisione e alla radio. Mi sentii però anche molto triste perché non potei condividere questo onore con molti che aveva- no lasciato la mia vita per sempre. Sperai comunque che in qualche modo, fossero venuti a saperlo. Anche il mio lavoro ebbe un effetto positivo sul mio morale.

Durante le riprese di “Il fiume della paura” con protagonista Meryl Streep, i membri della stampa estera di Hollywood furono invitati dalla Universal Pictures a partecipare a una confernza stampa in un posto vicino al Passo Grant sul selvaggio e spettacolare fiume Rogue nell’Oregon meridionale. Il giorno in cui arrivammo, gli studi ci invitarono a fare rafting, così che potessimo entrare nell’atmosfera del film. Al nostro primo incontro, quando furono spiegati i dettagli, uno dei membri urlò: “Se Argentina va, ci andrò anch’io”.

Molti altri dissero lo stesso, pensando che a causa della mia età, avrei rifiutato. Di certo non mi conoscevano bene. Io, infatti, risposi immediatamente: “Certo che vengo. Sembra molto divertente!” E così fu, dopo che venimmo tutti dotati di equipag- giamento di sicurezza che comprendeva elmetti, maschere, stivali di gomma e giacchette di salvatag- gio, partimmo; fu un’ora di sobbalzi e spruzzi, urla e mani afferrate alle corde del canotto. Tuttavia, quell’esperienza mi fece provare anche una sensazione di tranquillità che non avevo mai sperimentato. Dopo la cavalcata selvaggia, l’Associazione mi diede una targa su cui erano scritte le parole: “soldato dell’anno”.

Durante la conferenza stampa il giorno seguente, Meryl Streep ci disse che diversi giorni prima lei era caduta dal canotto nelle rapide ed era quasi annegata. Ci disse anche che non avrebbe mai fatto di nuovo un film di quel tipo. Se lo avessimo saputo prima della nostra esperienza, molti di noi probabilmente non sarebbero andati. Oppure sì? Vissi un’altra esperienza inaspettata e piacevole grazie alla ritrovata e sempre crescente popolarità del film “La vita è meravigliosa”.

Il sindato ed il comune di Indiana, la città natale di Jimmy Stewart in Pennsylvania, ebbero un’idea “meravigliosa”. Fissare un altro raduno annuale del cast di “La vita è meravigliosa”, che avrebbe fatto conoscere la città, attirando il denaro dei turisti, e creando nuovi posti di lavoro. E quello fu proprio ciò che accadde. La maggior parte degli attori ancora viventi del cast, accettarono l’invito della città ad essere loro ospiti per un fine settimana. Ciò includeva inviti a pranzi e cene da parte di commercianti locali e di privati cittadini, la partecipazione ad alcune manifestazioni, feste e ricevimenti, e la firma di molti autografi.

Il raduno divenne così popolare che fu riportato anche sui giornali nazionali e su alcuni internazionali. La città era entusiasta, e noi ci divertimmo molto. Fu davvero meraviglioso rivedere Jimmy Stewart, Donna Reed, Sheldon Leonard, Jimmy Hawkins (mio caro amico fino ad oggi) e molti altri del cast originario. Nel 1996, quando Jimmy Stewart si ammalò gravemente e non poté partecipare alle riunioni successive, Denison, la città di Donna Reed, in Iowa prese il testi- mone e continuò l’evento fino alla sua morte.

Poi, le riunioni purtroppo terminarono, ma non prima che avessero dato a tutti noi molte ore di teneri ricordi e le chiavi di due città. Avevo ormai più di novant’anni e mi considerai molto fortunata quando fui scelta per un ruolo importante in un episodio chiamato “Mia famiglia” della fortunata sitcom “Tutti amano Raymond”. Dopo che la puntata venne girata, ai produttori piacque talmente la mia interpretazione di quel personaggio, che mi informarono che ci sarebbero stati senza dubbio altri episodi con la mia partecipazione in un futuro prossimo. La loro opinione fu ulteriormente rafforzata dal fatto che, quando andò in onda, i critici giudicarono quella puntata una delle migliori fino ad allora. Purtroppo però non fui più richiamata per farne un’altra.

Cercai di contattare i produttori, ma non ebbi mai una risposta precisa da nessuno di loro. Alla fine scoprii il perché. A diversi amici che erano vicini allo show fu detto ufficiosamente che i protagonisti avevano fatto un patto per cui nessuno di loro avrebbe messo in ombra l’altro.

Quando l’episodio in questione fu completato e uno o più dei protagonisti videro il risultato finale, andarono immediatamente dal produttore e lo informarono che era evidente che io avevo monopolizzato l’attenzione e che questo non sarebbe stato permesso di nuovo. Per questa ragione, ogni tentativo di farmi reinterpretare quel ruolo, fu scartato immediatamente.

É proprio vero che nella vita ogni cosa conduce ad un’altra. Nel 2000 fui invitata al Centro Culturale Italiano di Westwood, vicino alla UCLA, per fare una presentazione di tre ore sulla mia vita nel cinema. In conclusione, recitai la mia poesia preferita “La madre” di Ada Negri. Dopo che tutti si furono alzati in piedi ad applaudirmi, un giornalista che rappresentava RAI International, mi chiese se fossi interessata a girare un documentario sulla mia vita.

Lo informai che sarei stata onorata di essere coinvolta in un tale progetto e, il Natale seguente, nel periodo in cui stavo ospitando un momento di incontro della mia famiglia, le riprese furono concluse. Ne risultò un telefilm di un’ora chiamato “Un sogno che dura da un secolo”. Fu trasmesso attorno al mondo su RAI International l’anno seguente. Quell’anno ebbi anche una piccola parte nell’ultimo film di Rodney Dangerfield “I quattro tenori” e filmai uno spot commerciale con Jennifer Lopez per la Coca Cola.

Continuai a scrivere articoli per giornali e riviste e non ebbi mai intenzione di ritirarmi sia dalla recitazione che dall’attività giornalistica. Ero ancora un membro attivo della Screen Actor Guild, dell’Associazione della Stampa estera di Hollwood e dell’ American Federation of Television and Radio Artists, oltre che dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Partecipavo anche a una media di tre première per la stampa e di due interviste ogni settimana ed amavo ogni minuto di tutto ciò.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

 

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