Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XXIX
La mia “Vita meravigliosa” continua!
-- Continua dalla puntata precedente
Durante gli anni settanta ed anche nel nuovo millennio, scrissi innumerevoli articoli su Hollywood per le maggiori riviste italiane come “Gente” e “Chi.” Scrivevo anche degli articoli settimanali o, in alcune occasioni, degli articoli straordinari sull’industria cinematografica per i giornali italoamericani di Los Angeles (L’Italo – Americano), del Canada (Marco Polo) e di New York (Insieme).
Nel 1987, rivelai la versione del fratello di Rodolfo Valentino il quale era convinto che la star del film muto non fosse morta di infarto. Secondo lui, infatti, Rodolfo era stato ucciso da un marito geloso che era anche un uomo influente di New York, il quale, con bustarelle, era riuscito a nascondere completamente la verità. L’articolo venne scritto originariamente per la rivista “Gente”, ma fu comprato immediatamente dalla rivista “Manchette” in Brasile, così come da altre in tutta Europa.
Ampliai persino la mia attività giornalistica con un articolo sulla liberazione degli ostaggi in Iran nel 1981, ma ritornai presto al mio soggetto preferito: le notizie su Hollywood, raccontando nei dettagli come Frank Sinatra avesse usato sette milioni di dollari del suo denaro personale in sostegno della corsa di Ronald Reagan per la Casa Bianca.
Quasi ogni due settimane riuscivo a completare almeno un articolo, intervistando personalmente star come John Travolta (molto cauto nei riguardi della sua fama appena raggiunta), Elizabeth Taylor (uno strano e tuttavia eloquente e persino maestuoso incrocio tra il personaggio che interpretò in “ Chi ha paura di Virginia Wolf?” e “Cleopatra”); Doris Day (interessata di più alla sorte degli animali che al futuro della sua carriera d’attrice e di cantante), Frank Capra (ormai depresso e con una salute in declino), Jack Lemmon (innamorato della vita in generale e di tutto ciò che fosse italiano), John e Angelica Houston, (un team fatto di un padre e di una figlia che lavoravano veramente bene insieme) e Marilyn Monnroe (ancora una povera ragazza, totalmente sopraffatta dalla sua fama e fortuna).
E ancora...Larry Hagman (assorbito dal suo ruolo come JR in “Dallas” al punto da diventare il personaggio che interpretava), Alfred Hitchcock (macabro fino alla fine, che organizzò un incontro con la stampa per il suo ultimo film in un cimitero), Ben Kingsley (non dimenticherà mai il potere della recitazione.
Mentre girava Ghandi e camminava per le strade di un villagio indiano, la gente si inginocchiò ai suoi piedi e gli baciò le mani, credendo che lui fosse veramente la reincarnazione del loro eroe nazionale), Walter Matthau (che continuò a recitare se stesso ed il pubblico lo amava per questo), Fred Astaire (il meglio del meglio, lo straordinario ballerino gentiluomo).
E ancor di più...Dustin Hoffman (un vero artista che si guadagnò ancor di più il favore delle donne in generale, dopo averne interpretata una in “Tootsie” ), Jerry Lewis (una personalità travolgente, che non può stare mai fermo e considera il far ridere i bambini d’ogni età come una missione datagli da Dio), Joan Crawford (una donna distrutta pubblicamente dal best seller accusatorio scritto dalla figlia adottiva), Nicole Kidman (la Grace Kelly di oggi), Renée Zellweger (una vera attrice versatile, ballerina e attrice drammatica), Roman Polansky (un regista di talento, con una vita tragica), Monica Bellucci (una bellissima donna sensuale, che cerca di andare al di là di tutto ciò e di diventare un’attrice drammatica di qualità) e per ultimo, ma non per questo meno importante, il sorridente Jack Nicholson (che fa del suo meglio per imitare se stesso e che si gode ogni minuto nel farlo).
Durante la mia carriera giornalistica degli ultimi quarant’anni, fui aiutata in modo incommensurabile dalla Hollywood Foreign Press Association, che mi organizzava tutte le première dei film a cui partecipavo, così come le mie interviste con i principali attori e registi internazionali..
L’Associazione aiutava anche i suoi membri a partecipare ai principali festival cinematografici in tutto il mondo, dandoci così l’incredibile opportunità di incontrare i leader dell’industria cinematografica internazionale del passato, presente e futuro. Con l’aiuto della mia coraggiosa e molte volte servizievole compagna di viaggio, Martha Masdeo, potei partecipare e fare la cronista di molti festival del cinema in tutto il mondo tra cui quello dell’Australia, della Repubblica Ceca, della Francia, della Russia, della Spagna e della Svizzera.
Continuai anche la mia ricerca interminabile per ampliare la mia carriera con nuovi progetti. Althea Caravacci –Reynolds, una delle due Caravacci che aveva sposato un ex prigioniero di guerra, rimase mia amica nel corso degli anni. Aveva frequentato la UCLA ed infine diventò un rinomato professore di italiano dell’università. In una delle nostre numerose discussioni riguardanti la crescente popolarità dei corsi di lingua italiana in America, Althea sottolineò che sarebbe stato un grande dono per gli insegnanti, se qualcuno avesse creato un metodo interattivo per insegnare agli studenti.
Ci riflettemmo un po’ e ben presto unimmo le nostre forze edecidemmo di pubblicare insieme un testo di lingua italiana che avrebbe usato il teatro italiano come elemento ispiratore. Con questa idea unica, il nostro libro poteva coprire l’intero spettro di approccio allo studio linguistico includendo una parte dedicata all’ascolto, un’altra grammaticale, e una visiva e grafica. Pensammo anche che avrebbe reso il processo d’insegnamento e d’apprendimento molto più piacevole, ed avemmo ragione.
“Teatro, prosa e poesia” divenne presto un libro di testo fondamentale alla UCLA. Ben presto fu adottato in altre università negli Stati Uniti, in Canada e in molti altri paesi di lingua inglese nel mondo. Questo libro di testo unico ed interattivo divenne così popolare che nel 1995, pubblicammo il seguito, “Farse d’altri tempi” per l’insegnamento in corsi avanzati. Anche questo secondo sforzo da parte nostra si dimostò un successo ed entrambe le edizioni sono tuttora richieste in tutto il mondo. Anche se ero occupata con lo scrivere, non abbandonai mai il mio primo amore, la recitazione.
Uno dei ruoli che mi piacque molto fu quello di nonna Filomena nella Soap opera televisiva “General Hospital” dal 1985 al 1986. Quando i produttori decisero che era venuta l’ora di eliminare il personaggio dallo show, semplicemente mi fecero uccidere sul set e tutto finì, ma anche quel momento quasi si trasformò di nuovo in un reality show. Nell’ultimo episodio, due criminali entrarono in casa e mi colpirono alla tempia con una pipa. Lo fecero però in modo così realistico che io caddi indietro, battei la testa contro il tavolo e svenii ma poiché, come mio figlio ama sempre ricordarmi, ho una una testa molto dura, mi ripresi rapidamente senza dover ricorrere all’ospedale.
Prima, durante e dopo “General Hospital”, continuai a lavorare in altri film per la televisione, tra cui “Evita Peron” con Faye Dunaway. L’ultimo show televisivo a cui partecipai, si chiamava “That’s life” con Paul Sorvino. Il mantenersi occupato però non rende immune dagli eventi negativi. Quasi sempre, sembrano accadere cose terribili nella mia vita quando meno me le aspetto ed avvenne ancora nel 1986.
Tornai a casa una sera dopo aver girato un segmento di “General Hospital” e trovai Maria distesa sul pavimento della sua camera, con le mani chiuse e rigide e con gli occhi spalancati, che fissava il soffitto. Mi inginocchiai e la presi tra le mie braccia, urlando: “Maria, Maria, Maria!” ma non ebbi risposta, vidi solo un ultimo spasmo del suo capo e delle spalle e quello sguardo sempre fisso. Dopo che fu portata in ospedale e fu sottoposta a una serie di test, si determinò che Maria aveva avuto un ictus che aveva colpito la sua facoltà di parola. Le sole parole che poteva pronunciare erano: “Maria, Maria, Maria”.
Il fratello di Maria venne da San Francisco e si decise che fosse meglio portarla in una clinica nell’area della Baia. I suoi genitori si erano trasferiti lì dall’Italia, così poteva essere più vicina ai suoi parenti. A quel tempo mio figlio Mario era Comandante (commander of the air force courier) ed era in ser- vizio sul Pacifico. Si fermò a Los Angeles e si prese diversi giorni di vacanza, così poté accompagnarmi a visitare Maria a San Francisco. Mario indossò la sua divisa militare, con tanto di lustrini.
Quando infine vedemmo Maria, ci abbracciò e continuò a ripetere: “Maria, Maria, Maria”. Tutti e tre cominciammo a piangere. Mario prese alcune mostrine di colonnello dalla sua tasca e li mise nella mano di Maria e chiuse le sue dita su di esse. Lei guardò mio figlio e poi me e disse chiaramente: “Mario!” Poi, chiuse gli occhi.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)