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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo XXVIII

That's Amore...

-- Continua dalla puntata precedente

Durante il 1953, mentre ero impegnata nelle riprese del film “Occhio alla palla” e in diversi altri film, mia madre aveva già ripreso la sua carriera, recitando in varie parti, tra cui quella nel film “Il bacio di mezzanotte” in cui interpretava il ruolo della madre di Mario Lanza. Poi, ci sorprese tutti e volò in Italia per interpretare se stessa in “La storia di Angelo Musco”, con i vecchi colleghi dei primi giorni della Compagnia Siciliana.

Dopo un commovente incontro con Angelo Musco, ci chiamò per esprimere tutta la sua felicità. Sembrò essere ringiovanita. Prima di ritornare a Hollywood, la mamma incontrò anche Anthony D’Amico, che a quell’epoca stava lavorando all’Ambasciata Americana a Roma. Durante il suo soggiorno in Italia, fu presentata all’attrice italiana Anna Magnani, che era da sempre una grande ammiratrice di mia madre.

Al suo ritono, mia madre entusiasticamente ci informò che stava per lavorare con Anna per la Paramount nella versione cinematografica di “La rosa tatuata” di Tennessee William. Nel 1951, Tennessee Williams aveva scritto il ruolo principale di Serafina nella commedia originale “La rosa tatuata” espressamente per Anna Magnani, ma a quel tempo la conoscenza della lingua inglese da parte di Anna non era sufficiente per permetterle di recitare il ruolo a Broadway.

Perciò la parte andò a Maureen Stapleton, che ricevette il plauso della critica. Anna, comunque si prese la sua rivincita vincendo l’Oscar per l’interpretazione nel film del 1955. Durante quel periodo, io recitai solo in due film con mia madre e precisamente in “I fratelli Rico” degli studi Columbia e in “When in Rome” della MGM. Entrambe le occasioni furono dei momenti luminosi della mia carriera e mi fecero sentire fiera di essere sua figlia. Il 1954 segnò l’inizio di una nuova era per la musica popolare.

Miro ed io eravamo stati invitati a vedere una première per la stampa del film della MGM “Il seme della violenza”, con protago- nista Glenn Ford. Dopo il film, mentre stavamo dirigendoci verso casa, Miro disse: “Sai quella ragazza bionda, Marilyn Monroe, è stata eccellente questa sera. Sono sicuro che è sulla strada giusta per diventare in futuro una grande star.”

“Sono d’accordo, ma quello che mi ha veramente colpito del film è stata quella canzone orecchiabile che hanno suonato all’inizio. Mi è sembrato un incrocio tra un boogie woogie e della musica country. E quel tipo di musica che ti fa venir voglia di battere le mani, di alzarti e metterti a ballare. Scommetto che piacerà molto a nostro figlio e a tutti i suoi amici.”

Non potevo immaginare allora che Mario avrebbe ben presto ascoltato quella canzone a casa nostra di giorno e di notte per mesi. A poche settimane dall’uscita del disco, “Rock around the clock”, divenne l’inno prima nazionale e poi internazionale di una nuova generazione di giovani e di che generazione differente si trattava!

Prima di allora i giovanotti americani sembravano stringersi attorno a dei felici ed entusiasti Mickey Rooney e Judy Garland che volevano costruire un granaio così da poter metter su uno spettacolo per raccogliere del denaro per aiutare una povera vedova che stava per essere sfrattata dalla sua casa. La nuova gioventù invece, ci preoccupava perché vestiva come James Dean e Natalie Wood e si ispirava alle loro vite tragiche, epitomizzate nel film “Gioventù bruciata.”

Nostro figlio Mario ed i suoi amici, come molti teenagers nella Hollywood degli anni cinquanta, si vestivano tuttti allo stesso modo. Anche se i ragazzi a cui parlavi ti dicevano che non era vero, in realtà erano tutti uguali. Giacche bomber blu marine, magliette bianche, jeans blu, calzini bianchi e mocassini neri.

A volte alcuni teenagers rompevano la monotonia dell’abbigliamento con un look alla James Dean: giacca a vento rossa, maglietta bianca e jeans Levi’s, ma non abbandonavano mai i loro calzini bianchi e i mocassini oppure, facevano del loro meglio per imitare il look di Tony Curtis, con i capelli separati sulla nuca che loro chiamavano a “coda d’anatra”.

Persino il nuovo e popolare cantante Elvis Presley, pettinò i suoi capelli come Tony. Naturalmente, l’abbigliamento era solo una parte della “messinscena”, come la chiamavano allora. Avevano anche un loro gergo e passavano la maggior parte dei loro momenti di veglia a sognare il giorno in cui sarebbero diventati sedicenni e avrebbero avuto il permesso, dallo Stato della California, di guidare una macchi- na.

Le loro vite a quell’età sembra- vano ruotare attorno, non alle ragazze o allo sport, ma alle mac- chine e passavano il loro tempo a personalizzarle, a lavarle e ad incerarle, così da poter sfilare in Hollywood e Sunset Boulevard durante i week-end. Infine, finiva- no sempre tutti in un drive-in a mangiare quello che ora chiamiamo “cibo spazzatura”, da un vas- soio appoggiato al finestrino della macchina da cameriere coi pattini.

I loro posti preferiti erano, come mi diceva sempre mio figlio ogni volta che gli domandavo dove stesse andando, “Bob’s Big Boy” nella Valle di San Fernando e “Tiny Naylor” ad Hollywood. Miro ed io informammo nostro figlio che se voleva una macchina doveva trovarsi un lavoro part- time e contribuire a pagarla e a mantenerla.

Miro gli ripeté le parole che suo padre gli aveva detto quando era venuto in America: “Il lavoro è una parte essenziale della vita. Se vuoi qualcosa e ti aspetti di apprezzarla veramente, devi lavorare duramente per ottenerla. Quando cominci un lavoro, devi cominciare dalla gavetta, lavorare diligentemente e le opportunità arriveran- no” Mario evidentemente colse il messaggio.

Durante gli anni della scuola superiore e del college, svolse una serie di lavori part-time tra cui usciere al teatro Cinese Grauman, parcheggiatore, lavapiatti, cassiere e poi maître d’hotel in un ristorante di frutti di mare. Come sua prima macchina, gli comprammo una vecchia ma ben tenuta “Oldsmobile 88” decapottabile e Mario ed i suoi amici immediatamente si diedero da fare per rendere la macchina totalmente irriconoscibile. “Mamma, papà” era solito dire “perchè possa veramente provare piacere nel guidarla, la trasforma- zione deve essere radicale. Non posso semplicemente guidare una Olds”.

Mario poi ci spiegò nei dettagli e con “un linguaggio per persone anziane”, come lui lo chiamava, quello che aveva sognato di fare per tanto tempo. Quando cominciò il lavoro di trasformazione, per prima cosa rimosse i vari marchi in cromo sul davanti e sul portapacchi, distruggendo per sempre ogni evidenza che potesse fare identificare la macchina come un prodotto della General Motors.

Poi la mise sopra delle sospensioni e regolò le molle in modo tale da rendere il muso più basso ed il retro della macchi- na più alto. Naturalmente, era d’obbligo anche una marmitta modificata con doppio tubo di scappamento che le faceva fare il rumore di una Ferrari. La metamorfosi però, non era ancora completa. Dei tubi di scappamento finti in cromo furono aggiunti ai lati della macchina e la griglia in cromo originale fu rimossa com- pletamente e fatta sparire.

Devo ammettere che la nuova verniciatura le diede una tonalità blu navy metallico di grande effetto ed il tutto fu accentuato da strisce bianche sottili sul cofano e sul bagagliaio. Poi, fu la volta di un nuovo tettuccio bianco che, quando era aperto, Mario ricopri- va con un telone bianco che veniva steso anche sui sedili posterio- ri. Il rivestimento “tuck and roll” in pelle di dovere, fu aggiunto in seguito, quando Mario poté per- metterselo. Il nuovo look fu com- pletato da coppe ruotanti in cromo.

Per dirla tutta, devo dire che il risultato finale fu molto gradevole, persino per noi “vecchietti”! C’era però, anche in quei gior- ni, un altro lato della medaglia per i genitori i cui figli guidavano una macchina. Eravamo sempre preoccupati che potesse succedere qualcosa, specialmente di notte ma, per nostra fortuna, Mario riu- scì ad attraversare gli anni della sua adolescenza incolume.

In una occasione quando andò a fare benzina per il suo “giro”, il benzinaio, che era evidentemente nuovo del mestiere, si dimenticò di togliere il tubo della benzina dal serbatoio. Mario pagò il pieno e rapidamente si allontanò. Guardando dal suo specchietto retrovisore, con orrore vide il tubo ancora attaccato al serbatoio e la pompa di benzina sradicata, cadde sul cemento esplodendo in una palla di fuoco che subito inghiottì l’intera stazione di servizio.

Fortunatamente, né il benzinaio né i passanti furono feriti. Mario se la cavò con il ritiro della patente per sei mesi per guida irresponsabile. Fortunatamente, l’assicurazio- ne pagò per i danni. Inutile dire che ricevette anche una sonora ramanzina da Miro e me, così come da tutta la famiglia.e

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

 

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