Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XXVII
La mia epoca d'oro hollywoodiana
-- Continua dalla puntata precedente
Naturalmente, la scena fu riprogrammata per il giorno successivo dopo che entrambe le parti promisero che si sarebbero comportate bene, almeno per un po’.
Jerry Lewis senza più dolore
Incontrai per la prima volta Jerry Lewis nel 1953, quando interpretai la madre di Dean Martin in “Occhio alla palla”.
Era tanto frenetico sul set quanto lo era in televisione o al cabaret, sempre in movimento. Sfortunatamente Jerry pagò caramente questa sua esuberanza con una caduta da un piano, durante una delle sue esibizioni, che lo lasciò quasi paralizzato e che lo costrinse a rimanere in ospedale per mesi.
Nel 1980, incontrai Jerry a Las Vegas, dove lo intervistai per una rivista. Scoprii che, dal momento in cui era stato dimesso dall’ospedale, aveva vissuto in costante agonia e che, per placare il suo dolore senza sosta, era ricorso alla morfina per più di quattordici anni. Aveva poi lasciato la dipendenza ed aveva trovato recentemente un fantastico prodotto tecnologico all’avanguardia che aveva eliminato il suo dolore ed aveva migliorato drasticamente la sua vita.
Jerry è anche apparso recentemente in diversi talk show americani per promuovere questa nuova e meravigliosa invenzione. Essa consiste nell’impiantare un micro-chip vicino alla spina dorsale e poi è possibile eliminare il dolore semplicemente premendo un tasto di un aggeggio che assomiglia a un piccolo telecomando.
Ora Jerry non permette ai suoi 70 e più anni di ostacolare la sua carriera, che è in pieno svolgimento. Riesce ancora ad esibirsi regolarmente a Las Vegas ed è attualmente impegnato nel progetto per il rifacimento di tre dei suoi classici degli anni sessanta: “Ragazzo tuttofare”, “Cenerentolo”, e “Il mattatore di Hollywood”.
Come giusto tributo al suo talento comico, la Libreria del Congresso ha aggiunto “Qua la mano picchiatello” di Jerry Lewis al Registro dei film nazionali.
Cary Grant: un conforto e un aiuto reciproco
Cary Grant divenne un grande amico di Miro e mio, dopo un’intervista che gli facemmo per una rivista. Dopo il divorzio di Cary da Dyan Cannon e la perdita dell’affidamento del suo unico figlio, Miro riuscì a sollevare un po’ il suo morale con parole di conforto nel corso di molte conversazioni telefoniche e Cary fece altrettanto durante la battaglia che mio marito intraprese contro il cancro.
Le voci uniche di Bogart e di Stallone Sylvester
Enzio Stallone è nato a New York il 6 luglio 1946. Un parto difficile ha causato una paralisi parziale del lato sinistro del suo volto, conferendogli quella sua smorfia caratteristica e una parlata zoppicante. Alla scuola superiore fu votato come uno degli studenti che più avevano la possibilità di finire sulla sedia elettrica, ma lui li fece tutti fessi.
La vita personale di Humphrey Bogart rimase molto privata e poco si sapeva di lui se non da sentito dire, incluso il fatto che la sua famosa blesità avesse avuto origine durante il suo servizio militare nella prigione della Marina a Portsmouth. Quando era una guardia infatti, inseguì un prigioniero fuggitivo e nella colluttazione, Bogie fu colpito sul volto dalle manette del prigioniero.
Le sue ferite richiesero una chirurgia ricostruttiva che non ebbe completamente successo. Una cosa però si conosce bene su quest’uomo molto riservato. Come ho già raccontato nelle mie storie di Hollywood, Bogart deve il suo grande successo ad un altro attore che rifiutò due ruoli fondamentali che permisero a Bogie di sfondare. I film erano “Una pallottola per Roy” nel 1941 e il classico indimenticabile film romantico “Casablanca” nel 1942. L’attore era George Raft.
La tragica fine di Linda Darnell
Dopo la sua prima intervista per “Voce d’America”, diventammo buoni amici di Linda Darnell. Lei amava l’Italia ed ogni cosa che la riguardava. In uno dei suoi molti viaggi, Linda aveva incontrato un giovane produttore italiano e riceveva costantemente delle sue lettere.
Lei ci chiese sempre di tradurgliele, perché il suo italiano era scarso e il suo nuovo ammiratore non conosceva l’inglese. Lo facemmo per diversi anni finché un giorno Linda andò a Chicago a trovare una cara amica. Una notte, inspiegabilmente scoppiò un incendio, ma Linda e la sua amica riuscirono a scappare.
L’amica però non trovava i suoi bambini e cominciò a farsi prendere dal panico. Senza dire una parola, Linda corse dentro l’edificio in fiamme per cercare di salvarli, ma fu circondata dalle fiamme e morì. L’ironia di questa triste storia fu che i bambini erano scappati dal retro ed erano stati accolti dai vicini.
La verità su Joan Crawford come madre
Quattro anni dopo la morte prematura di Joan Crawford, intervistai la sua ex segretaria personale che mi raccontò la vera ragione per cui la figlia Cristina scrisse il libro “Mammina cara”. Secondo l’opinione della segretaria, era la figlia, piuttosto che Joan ad essere una marmocchia viziata e perversa.
Il libro era solo una combinazione di bugie e di mezze verità messe insieme per far soldi. Joan, fino al suo ultimo respiro, negò sempre le accuse di abuso presenti nel libro, ma spesso i suoi critici fecero orecchi da mercante.
Clint Eastwood mi salva la vita
Durante le riprese di ”L’incidente dei cento amuleti” uno dei primi episodi della serie televisiva “Rawhide”, io interpretai il ruolo di una donna messicana accusata di essere una strega che stava per essere bruciata sul rogo. Ero legata ad un palo di legno e attorno a me fu acceso un fuoco, che ben presto però andò fuori controllo.
Clint fu il primo a reagire e mi afferrò, allontanandomi immediatamente dalle fiamme. Quello fu probabilmente il primo reality show in televisione, perché l’intero incidente fu ripreso e alcuni segmenti furono usati nell’episodio.
Nel 1952, il mio agente mi chiamò e disse: “Ti piacerebbe interpretare il ruolo della madre di Dean Martin?” Io risi e pensai a mio padre che scherzosamente aveva detto che un giorno avrei fatto proprio quello. “Sarebbe magnifico!” dissi io, e chiusi gli occhi ringraziandolo in segreto per quella predizione che nessuno avrebbe creduto che potesse diventare realtà.
Capitolo XXVIII
THAT’S AMORE…
Nel marzo del 1951, Miro, Maria ed io mettemmo insieme una parte delle nostre entrate e affittammo un appartamento molto carino vicino alle colline di Hollywood su Fountain Avenue. Dora era ritornata a San Francisco con Primo.
Mia madre ci aveva infine convinto che poiché anche lei stava lavorando molto spesso in vari film, poteva facilmente vivere per conto suo. Affittò un appartamento ad alcuni isolati di distanza e sembrava andare avanti ottimamente. Spesso accettava di tenere Mario, che aveva allora dieci anni, nel suo appartamento per tutta la notte, se sapevamo di dover far tardi.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)