Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XXV
Prigionieri di guerra American Style
-- Continua dalla puntata precedente
“I miei genitori si guardarono l’un l’altro per un breve momento e poi mio padre rispose, “No, Anthony è ancora con il governo, ma i due gentiluomini erano suoi vecchi amici e per caso, stavano discutendo i loro futuri progetti finanziari con lui una sera, ed Anthony disse che conosceva proprio le persone che facevano al caso loro.” “Ma la Spagna non è pericolosa di questi giorni? Ricordo che hanno ancora un governo fascista e che durante la guerra stettero dalla parte di Hitler e di Mussolini. Ho appena letto che la Francia sta chiedendo un’invasione della Spagna da parte degli alleati per liberarsi del dittatore Franco” risposi, un po’ preoccupata.
Mio padre applaudì e disse: “Molto bene Argentina, hai quasi ragione. Comunque, la Spagna rimase neutrale durante la maggior parte della Seconda Guerra Mondiale e lo è tutt’oggi. Da quel che ho letto, hanno favorito le potenze dell’asse, ma hanno osservato una rigida neutralità in pubblico e continuano a mantenerla oggi. Per quanto riguarda la guerra di parole tra Francia e Spagna, ci sono molti paesi e singoli individui ai più alti livelli che sono impegnati a cercare una soluzione. Saremo al sicuro là. Persino il signor D’Amico ci ha rassicurati” “Perciò, non ti preoccupare per noi, Argentina mia” disse mia madre, appoggiando la sua mano sulla mia. “
Per me il poter torna- re al lavoro, che amo più d’ogni cosa, sarà come una boccata d’aria fresca” Mentre mio padre faceva la sua prima telefonata transatlantica per prenotare il Teatro de la Princesa a Madrid, fu colpito come da un fulmine e scaraventato lontano dalla sua sedia sul pavimento. Mia madre, che stava lavorando a maglia tranquillamente sul divano vicino a lui, chiese aiuto disperata ad una casa vuota.
Quando ritornammo tutti dagli acquisti, stava seduta sul pavimento con mio padre che giaceva tra le sue braccia. Continuava a ripetere singhiozzando “Oh Dio, oh Dio” Il barone Vincenzo Ferrau’, all’età di sessantanove anni, era stato colpito da un potente infarto che immediatamente si era preso la sua vita ed anche una buona parte di quella di mia madre. Fu sepolto al cimitero Holy Cross su Slauson Avenue a Los Angeles tra la folla, i fiori e le lacrime.
Primo Brunetti arrivò da San Francisco e fece un eloquente elogio funebre, descrivendo mio padre come un uomo amabile, energico ed entusiasta che inseguì sempre i suoi sogni e che non si arrese mai di fronte alle avversità. Anche mio fratello Aurelio e sua moglie Rena parteciparono al funerale, ma nessuno fu in grado di contattare Amleto. Infine, ci fu detto che era stato dato per disperso, quando la nave che comandava andò sotto il fuoco degli Alleati nel Mare Egeo e fu spezzata in due.
Lui e la maggior parte del suo equipaggio rimasero aggrappati alla parte che rimase a galla per diversi giorni, mentre erano bersaglio degli aerei da combattimento britannici. Amleto fu ferito, e fu uno dei pochi che sopravvissero. Fu mandato poi per diversi mesi in un ospedale degli alleati. Quando mia madre chiese per- ché suo figlio Amleto non fosse presente al funerale, noi le risposimo che era in Italia e che stava bene e non aveva potuto lasciare i suoi impegni militari in tempo per arrivare al funerale, ma che sarebbe venuto a visitarla presto.
Sembrò sorridere per un breve momento quando le dicemmo che suo figlio era stato promosso al grado di Luogotenente Comandante e che gli era stato assegnato il comando di una nave. Inoltre, aveva adesso un ruolo importante nella ricostruzione della Marina della nuova Repubblica italiana. “Suo padre sarebbe stato così fiero di lui” disse e poi cominciò a piangere. Dopo il funerale, Primo disse a Dora che era arrivato il momento per lui di mettere radici.
Decisero entrambi di ritornare nell’area della baia e di ricostruire là la loro vita insieme. Riuscirono ad affittare la nostra vecchia casa su Octavia Street. Primo aprì “La Libreria del Maestro”, a North Beach, mentre Dora riaprì una lavanderia. Anche il signor D’Amico era al funerale. Sussurrò qualcosa a mia madre e tenne la sua mano per un momento al cimitero. Lei lo guardò attraverso il suo velo nero, poi picchiettò la sua mano ed annuì. Del signor D’Amico non avemmo da allora più notizie per molti anni.
La tournée teatrale in Spagna rimase solo un sogno infranto, poiché mia madre risprofondò in una depressione di cui non riuscì più a liberarsi completamente, fino alla sua morte nel 1970. Nei momenti di dolore, molte persone attorno a me mi ricordavano il detto che mio padre soleva citare a me e ai miei fratelli quando eravamo giovani. Continuava a ripeterlo ogni qualvolta si presentava l’occasione.
“Di fronte alle avversità, quando una porta si chiude, molte altre si aprono, e la vita continua. Ricordatevi di questo nella vostra vita”. E fu veramente così per la nostra famiglia. Ci furono molte porte per ciascuno di noi e le abbiamo aperte completamente.
Capitolo XXVI
La voce d’America: 1948
Quando infine cominciammo seriamente a ricercare i grandi nomi di Hollywood per il nostro programma radiofonico “ La voce d’America” (VOA), dovemmo affrontare una nuova sfida. Come potevamo convincere le principali stelle del cinema a concedere interviste ad un paese che solo pochi anni prima aveva dichiarato loro guerra; un paese il cui dittatore si era espresso in termini denigratori nei loro confronti; e i cui soldati avevano ucciso o ferito migliaia di loro padri e figli? Maria ci diede la risposta.
“Mandate semplicemente ad ogni star che volete intervistare una let- tera personale su carta intestata di “La voce d’America” e dite loro la verità e cioé che le loro interviste potranno far parte dello sforzo propagandistico dell’America in guerra, per aiutare il mondo a sbarazzarsi dei vari Mussolini e riportare in Italia una pacifica democrazia.” Con i contatti di Maria, riuscimmo ad avere gli indirizzi di nomi del calibro di William Holden, Jennifer Jones, Jimmy Durante e Ronald Reagan.
Non appena iniziammo, la voce si sparse per tutta Hollywood. Gli addetti stampa delle star più importanti, cominciarono a chiamare senza interruzione per fissare un appuntamento,. Infine, arrivammo al punto di avere una lista d’attesa di tre mesi e la lista divenne qualcosa in cui tutti, a Hollywood, volevano apparire. Molti attori chiedevano, ad ogni costo, di essere inclusi tra coloro che avevano risposto alla chiamata patriottica: Clark Gable, Lana Turner, Dorothy Lamour, Frederick March, Randolph Scott, Dana Andrews, Gene Tierney, Bob Hope, Bing Crosby, Mickey Rooney, Kirk Douglas e la lista potrebbe andare avanti senza fine.
Gli studi si erano ben presto resi conto che le nostre interviste erano pubblicità gratuita per i loro film che stavano per essere distri- buiti in Italia. Con entusiasmo cominciarono ad incoraggiare tutti i loro impresari a contattarci. Molte delle star che noi intervistammo erano state in Italia prima della Seconda Guerra Mondiale e si ricordavano della bellezza di quel paese e della cordialità delle persone, del fantastico vino e del cibo favoloso. Quelli che non c’erano ancora stati volevano tutti visitarlo al più presto. Jimmy Durante fu il primo a chiamarci con il suo inimitabile stile.
Io risposi al telefono con il mio solito: “Buon giorno, parla Argentina Brunetti.” Una voce inconfondibile rispose; “Argentina, sono Jimmy Durante, in persona! Ti chiamo per dirti che accetto il tuo invito di parlare alla mia famiglia e ai “cumpà” in Italia. Tu sai che sono nato a New York, ma i miei genitori sono venuti entrambi dal nostro caro vecchio paese. Ho sentito che il partecipare alle tue interviste in questa città è richiestissimo in questi giorni, e io sono come tutti gli altri, voglio far parte del gioco, hot-cha-cha- cha !” Risposi velocemente, mentre lui prendeva fiato: “Signor Durante, sarebbe un onore e un piacere intervistarla.
Se mi dà un numero di telefono, mi metterò in contatto con la sua gente e possia- mo subito accordarci. “Cara signora, io lo considero un atto patriottico e qualcosa troppo importante per essere con- dotto da altri. Puoi venire a casa mia sulla Doheeny e la Mullholland drive sabato mattina alle nove? Ti cucinerò persino la colazione, ......!”
E non scherzava, Jimmy preparò personalmente le migliori uova Benedict che avessi mai mangiato sul bordo della piscina della sua bella villa, in alto sulle colline di Hollywood, con una vista magnifica della città così come dell’Oceano Pacifico. Come lo era la sua personalità, anche le risposte di Jimmy alle mie domande furono tutte spontanee ed entusiaste.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)