Archive

Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo XXII

Hollywood negli anni quaranta

-- Continua dalla puntata precedente

Per il sugo:

Ingredienti:
Mezzo chilo di carne di manzo magra
Due etti di carne macinata di maiale
Quaranta grammi di pancetta tagliata sottile o di bacon non affumicato
Una cipolla bianca tritata
Due carote a pezzetti
Un gambo di sedano a pezzetti
Mezzo bicchiere di vino bianco secco (noi usiamo il Pinot grigio)
Mezzo chilo di purea di pomodoro fresco senza buccia
Quattro cucchiai di olio extra vergine d’oliva
Un cucchiaio di burro non salato
Sale
Un pizzico di peperoncino rosso e uno spicchio d’aglio tritato

Istruzioni di cottura:

Scaldate l’olio extra vergine d’oliva in una pentola e aggiungete le cipolle, le carote, il sedano e l’aglio a pezzettini. Cuocete per cinque minuti a fiamma bassa o finché le cipolle cominciano a dorare. Alzate il fuoco e aggiungete il manzo, il maiale e la pancetta, mescolando frequentemente. Quando la carne ha un bel colore marrone, aggiungete il mezzo bicchiere di vino bianco e continuate a cuocere a fuoco alto, continuando a mescolare frequentemente.

Continuate a cuocere finché il vino è evaporato e poi aggiungete il pomodoro, un pizzico di sale e un pizzichino di peperoncino per dargli più sapore. Mettete un contenitore con del peperoncino tritato sul tavolo per gli ospiti, (poiché questo è l’ingrediente segreto di Dora). Continuate a mescolare. ora riducete la fiamma al minimo, coprite e lasciate che cuocia lentamente per circa due ore e mezzo.

Occasionalmente, controllate che il sugo non si asciughi. Se accade, potete allora aggiungere mezza tazza di brodo di manzo. Appena prima di servire il sugo aggiungete il burro e continuate a mescolare finché non si è sciolto.

Per gli gnocchi:

Ingredienti:
Un chilo di patate
Un uovo sbattuto
Due etti di farina

Istruzioni:
Bollite le patate con la loro buccia finché non sono cotte. scolate le patate e poi pelatele (Fate attenzione durante il processo a non scottarvi) schiacciate le patate e mettetele in una scodella. Aggiungete la farina e l’uovo sbattuto. Mischiate gli ingredienti finché non avrete creato un impasto uniforme. Preparate un’area di lavoro e spargetevi sopra della farina. (noi usavamo il tavolo della cucina).

Quindi, formate dei rotoli con l’impasto, di circa tre centimetri di diametro. Tagliate i rotoli in pezzetti larghi tre centimetri. Con la base di una forchetta o con il dito indice, premete al centro di ogni pezzetto (un ottimo lavoro per i bambini, che non vedevano l’ora che arrivasse la domenica successiva per farlo). Disponete con attenzione gli gnocchi su un piatto leggermente infarinato.

É importante tenerli separati, altrimenti si appiccicano tra loro. Fate bollire l’acqua in una grande pentola. Quando bolle, aggiungete gli gnocchi con attenzione, un piatto o due alla volta. non appena salgono in superficie, sono cotti. Toglieteli dall’acqua bollente con un mestolo e metteteli nello scolapasta o sopra della carta assorbente per asciugare l’eccesso di acqua.

***

Nota Bene: Durante l’ultima fase di cottura è importante che tutti gli ospiti siano seduti a tavola e che il sugo sia pronto da servire, perché gli gnocchi dovrebbero essere mangiati appena cotti.

Mi rendo conto che ora viviamo in una società moderna dove il tempo è denaro e tutto è organizzato in modo tale che sono molto pochi i momenti in cui si può stare insieme, ma se qualche domenica cercate una scusa per organizzare una riunione di famiglia, ed avete a disposizione il giorno intero, una cena a base di gnocchi può essere sicuramente un’ulteriore attrazione per tutti i convenuti. sia per quelli che preparano la cena, che per quelli che la consumano.

Ogni sabato durante la maggior parte dell’anno mio padre, Miro, Maria, Mario ed io entravamo tutti nella nostra Dodge e ci dirigevamo verso la spiaggia. Mia madre e Dora evitavano di stare al sole e continuavano a dirci che l’esposizione avrebbe danneggiato la nostra pelle. Allora pensavamo che quelle idee fossero solo delle dicerie.

Seguivamo sunset Boulevard fino alla spiaggia e lasciavamo mio padre al molo di santa Monica dove lui, al settimo cielo, pescava tutto il giorno. Poi, procedevamo verso nord sull’autostrada Pacific Coast fino alla spiaggia di Malibu. In quei giorni era possibi- le parcheggiare gratis a due passi dal mare e le spiagge non erano sovrappopolate. sceglievamo un posto vicino all’acqua e stendevamo una grande coperta. Miro si siedeva su una sedia pieghevole con i suoi giornali e riviste.

Maria ed io ci sdraiavamo sulla coperta e guardavamo con attenzione Mario che giocava sulla spiaggia con il suo secchiello e costruiva castelli con la sabbia. spesso, i nostri amici ci raggiungevano e dividevamo il nostro picnic e i loro bambini si univano a Mario nel lavoro di costruzione.

Lasciavamo la spiaggia verso le quattro del pomeriggio ed andavamo a prendere mio padre, che quasi sempre aveva pescato abbastanza pesce per nutrire noi e gli eventuali ospiti di quella sera. Le cene del sabato sera erano un vero “affare di famiglia” con spaghetti, pesce fresco arrosto o al forno, e molte verdure provenienti dall’orto dietro la nostra casa.

Un buon vino rosso corposo non mancava mai. Mio padre si assicurava che avessimo sempre un rifornimento di buona qualità dal vinaio vicino, ogni settimana. Il gestore era un suo buon amico, ed era anche il proprietario di un’azienda vinicola nella napa Valley, a sud di san Francisco. Un sabato sera, a tutti vennero serviti i soliti spaghetti al sugo, mentre a mio figlio Mario furono serviti i suoi soliti spaghetti in bianco.

Questa volta però, Mario ci guardò e cominciò a piangere. Allora chiesi: “cosa c’è che non va?” Mario rispose, tirando su col naso:“Tutti hanno gli spaghetti con il sugo, solo i miei sono nudi!” Quello fu il momento in cui il piccolo Mario diventò un uomo, secondo mio padre, che insistette perché gli venisse dato anche un bicchiere di vino rosso insieme con i suoi spaghetti “vestiti”.

Noi facemmo un compromesso e demmo a Mario un piccolo bicchiere con metà acqua e metà vino. Ci scherzammo anche sopra e dicemmo che potevamo considerarci fortunati per il fatto che mio padre non avesse insistito a dargli anche un sigaro toscano! In seguito, il piccolo Mario cominciò a stare male. All’inizio cominciò ad avere continue otiti, seguite da allergie di diverso tipo.

Era spesso a letto con l’influenza ed io non sapevo cosa fare. ogni dottore che visitai, continuava a dargli vitamine in pillole, ma senza alcun risultato. Allora, trovammo noi la soluzione che si trovava ad un isolato dalla nostra casa. Il suo nome era emilia Caravacci.

Capitolo XXIII:

La scoperta del cibo sano

Argentina, la cuoca extraordinaire del cibo sano. emilia Caravacci era la matriarca di una grande famiglia italiana che viveva vicino a noi. Lei e suo marito, erano visti, dalla maggior parte del vicinato, come degli individui strani, perché tenevano diverse capre e polli nel loro giardino. Usavano anche le teste dei pesci per fertilizzare i loro numerosi alberi da frutto e furono i grandi promotori del cibo naturale.

In quei giorni, tutti dovevano avere un inceneritore nel proprio giardino per bruciare l’immondizia. Invece di bruciare tutti insie- me i loro rifiuti quotidiani, Virgilio li separava e rimuoveva tutti gli avanzi di cibo. Poi seppel- liva gli avanzi sotto terra in tutto il giardino. L’intera famiglia Caravacci mangiava la verdura soltanto cruda ed usava farina non sbiancata. Il pane era sempre integrale.

La loro colazione consisteva in yogurt appena fatto, latte di capra, melassa blackstrap e diverse uova fresche crude, bevute direttamente dal guscio. emilia era l’argomento di conversazione del vicinato, finché tutti si reserono conto che l’intera famiglia non si ammalava quasi mai. Cominciò a coltivare verdure nel suo “giardino della Vittoria” molto prima che questo diventasse normale.

Decisi che era tempo di scoprire il suo “segreto della salute” e di vedere se poteva aiutarmi a migliorare le condizioni di Mario. emilia era desiderosa di condividere le sue conoscenze sul cibo e sul vivere in modo sano. Mi disse che era stata molto ammalata durante la sua vita ed infine si era incaricata personalmente di trovare delle risposte su come poteva migliorare le sue precarie condizioni fisiche.

Cominciò a leggere tutto quel che poteva sul vivere sano. emilia ammise che la maggior parte del materiale che aveva trovato le era stato di scarsa utilità, ma lentamente fu in grado di mettere insieme frammenti di idee e di filosofie che sembravano avere un senso. sia emilia che Virgilio mi incoraggiarono a continuare a coltivare le mie verdure e a non mangiare quelle vendute nei mercati che erano piene di DDT ed altri pesticidi chimici e conservanti che le facevano diventare più attraenti e aumentavano artificialmente la loro durata.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

___________________________________________________________________________________

10631 Vinedale Street, Sun Valley, CA 91352 - Phone (818) 767-3413 - Fax: (818) 767-1410