Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XXI
Howard Hughes, cittadinanza e spionaggi
-- Continua dalla puntata precedente
Dopo pranzo, mentre stavano bevendo il loro espresso, ancora fumante nel termos, una persona che si trovava su una barca da pesca vicina venne verso di loro. Era un uomo giovane e bello con lunghi capelli ricci, che indossava una maglietta bianca con l’immagine di “Fisherman’s Wharf”, dei jeans Levi’s e degli stivali da pescatore lunghi e neri. Agitò le mani e disse: “Barone Ferrau’, le porto i saluti di un vecchio amico.”
Mio padre afferrò la sua onnipresente valigetta e stava per aprirla quando l’uomo disse con calma: “Barone si rilassi, sto solo portando, a lei e a Madame Aguglia, delle notizie dal vostro vecchio amico Anthony D’Amico. É in città e vorrebbe invitarvi a cena domani sera all’hotel Mark Hopkins. Possiamo fissare per le otto al Top of the Mark?” “E chi sarebbe lei?” chiese mio padre con sospetto. “Sono solo un amico di Anthony, Questo è il suo biglietto da visita con il numero dell’hotel sul retro. Chieda semplicemnte del siglor D’Amico e le passeranno la sua camera. Potrete allora avere conferma di quanto vi ho detto e mettervi tranquillo. Ora, vi lascio al vostro pranzo e buona pesca” disse il giovane uomo mentre tornava alla sua barca.
Mia madre disse: “Ho voglia di rivedere Anthony dopo tutti questi anni e poi, è un secolo che non mi porti fuori a cena.” Mio padre rispose: “ Sei proprio sicura che vuoi rivedre Anthony? Non ti causerà dei brutti ricordi?” No, Vincenzo, ora tutte le emozioni che mi davano quei ricordi sono svanite e fanno parte del passato. Non ti preoccupare, andrà tutto bene.” concluse mia madre. “Sì, sono veramente io e non accetterò un no come risposta. Abbiamo molte cose da raccontarci” disse un gioioso Anthony D’Amico quando ricevette la telefonata di mio padre.
Il Top of the Mark era uno dei più lussuosi ristoranti su terrazza di San francisco. Anthony aveva riservato un tavolo vicino a una finestra che dava sulla baia con una vista spettacolare di Nob Hill e dell’isola di Alcatraz che risaltava al centro della baia. I miei genitori e Anthony D’Amico persero poco tempo ad informarsi reciprocamente di quello che era accaduto nelle loro vite dopo il periodo trascorso a Milano.
Tutti evitarono di parlare dell’attacco e cominciarono ad aggiornarsi a partire dal momento che seguì il tragico evento. Anthony e la sua famiglia erano stati inviati a Washington dove lui era diventato Consigliere per gli affari Speciali nel Dipartimento di Stato e poi, dopo sei mesi era stato trasferito per far parte del personale dello staff della Casa Bianca ed era diventato Assistente particolare del Presidente degli Stati Uniti.
Il suo vero compito era segreto, e pertanto non poté entrare nei dettagli. Comunque, sembrava amare quel lavoro ed i viaggi che doveva fare per esso. La sua famiglia si trovava bene a Washington, ma a tutti mancava la loro vita oltroceano e specialmente in Italia. Adesso un incarico di quel tipo sarebbe stato impossibile, ma forse presto un’altra opportunità si sarebbe presentata.
I miei genitori gli raccontarono di tutte le loro avventure e disavventure con Howard Hughes e si fecero delle grandi risate sull’argomento. Quindi si congratularono l’un l’altro per il successo ottenuto nelle loro rispettive carriere. La splendida cena si concluse e al momento del caffé, Anthony disse quasi sussurrando: “Vorrei che conosceste uno dei miei colleghi che sarebbe interessato a parlare con entrambi. Ha una proposta d’affari che non posso discutere qui ed ora, ma penso che potrebbe essere vantaggiosa, senza causarvi troppe preoccupazioni. Per i dettagli dovrete parlare con il signor Bill Donovan.”
“Posso portarvi al suo ufficio domani e vi garantisco che alla fine mi ringrazierete per questa opportunità” continuò Anthony. “Va bene, Anthony. Non è che non ti crediamo, ma abbiamo incontrato così tanti sconosciuti in vari uffici negli anni passati, che cominciamo ad essere un po’ stanchi. Accettiamo comunque il tuo invito, vero Mimi?” disse mio padre.
“Certamente, Vincenzo” rispose mia madre. Anthony rise: “Vi posso capire. Allora, l’appuntamento è fissato. Ecco l’indirizzo. Se prendete un taxi, vi aspetterò sulla porta principale alle due del pomeriggio. Per favore, portate un documento, perché servirà per poter entrare nell’edificio.” Mia madre e mio padre stettero svegli fino a notte inoltrata cercando di immaginare quello che avrebbero proposto loro, ma alla fine non ne cavarono un ragno dal buco ed andarono a letto completamente esausti.
Alle due i miei genitori si trovavano davanti al Consolato canadese, un po’ confusi per la scelta di quel luogo. Anthony si trovava sull’orlo del marciapiede ed aprì la portiera a mia madre. “Se mi date i vostri documenti, posso occuparmi io di tutte le procedure per entrare.” disse Anthony. I miei genitori seguirono Anthony su per le scale e attraverso le porte d’entrata sorvegliate.
Camminarono lungo il corridoio in marmo fino ad un’altra porta dove Anthony mostrò i documenti ad un’altra guardia che fece loro cenno di entrare. Nell’ufficio senza finestre, furono accolti da un uomo di mezza età con capelli bianchi tagliati corti, che indossava un abito di flanella grigia, e che sembrava un esperto diplomatico. Scoprimmo in seguito durante la successiva conversazione che Bill Donovan era un uomo decisamente insolito. Si era laureato alla Columbia University nel 1905 e ottenne il soprannnome di “Will Bill” per i suoi exploits con la squadra di football del college.
Quel soprannome gli rimase in tutte le sue numerose carriere successive. Fu infatti un soldato con molte decorazioni, un avvocato di Wall Street, un procuratore distrettuale di New York, ed ora un assistente particolare del Presidente degli Stati Uniti. Durante la sua illustre carriera militare, “Will Bill” servì in Messico e fece parte della spedizione del Generale Pershing che cercò di catturare Pancho Villa. “Madame Aguglia, sono stato testimone di una dellle sue performance a Chihuahua durante il famoso cessate il fuoco tra le truppe del Governo messicano e le forze di Pancho Villa, e devo dire che fu realmente un evento da ricordare” disse il signor Donovan.
Poi, andò al punto e informò i miei genitori che gli Stati Uniti stavano per entrare in guerra e si dovevano preparare con i loro alleati, i canadesi, per proteggere il nord America dalla minaccia proveniente dall’Asia e dall’Europa. Il compito del signor Donovan era di emissario del Presidente e raccoglieva informazioni durante i suoi viaggi in Inghilterra e nel continente europeo nei pochi paesi che non erano ancora sotto il controllo nazista.
A questo scopo stava mettendoinsieme un gruppo di individui che lo avrebbero aiutato a raggiungere il suo obiettivo. Avrebbero svolto il loro compito semplicemente tenendo i loro occhi ed orecchi ben aperti quando si trovavano attorno a personaggi influenti, come capi di stato, e personalità conosciute internazionalmente che frequentavano i circoli di coloro che stavano al vertice del potere nel mondo. Qualsiasi informazione interessante avrebbe poi dovuto essere riferita al signor Donovan attraverso sicuri canali controllati.
Vi sto offrendo per conto del Presidente degli Stati Uniti l’opportunità di aiutare le persone amanti della libertà in tutto il mondo, assistendoci nella battaglia contro la tirannia e l’oppressione. Mio padre rispose con scetticismo: “In sostanza quello che ci chiedete è di essere informatori, di spiare i nostri amici per lei.” “No, non la vediamo a quel modo” disse il signor Donovan, “Vi consideriamo come raccoglitori di informazioni in incognito, che semplicemente riferiscono dei dati che possono aiutarci per combattere e sconfiggere i nostri nemici e i vostri in tutto il mondo.”
“Permettemi di farvi una domanda” controbatté Anthony. “Non vorreste fare tutto ciò che è in vostro potere per sconfiggere Mussolini e trasformare l’Italia in un paese pacifico? Noi vi diamo l’opportunità di fare proprio questo.” “In cambio, noi possiamo aiutarvi ad ottenere la cittadinanza americana, se lo desiderate. Naturalemente, tutti i particolari della nostra discussione non devono essere divulgati, inclusa la nostra proposta di aiuto nei vostri confronti.” concluse Anthony.
Il signor Donovan poi disse: “Pensateci su e fateci conoscere la vostra decisione tra una settimana. Tutto ciò che dovete fare è chiamare il signor Anthony al suo hotel ed informarlo che volete cenare ancora con lui quando tornerà a San Francisco. Allora e solo allora vi contatteremo per cominciare la nostra collaborazione. Se non ci sono altre domande a questo punto, sarò felice di chiamarvi un taxi per farvi portare a casa.” I miei genitori rimasero in silenzio durante tutto il viaggio in taxi verso casa, timorosi di dire qualunque cosa che potesse essere sentita dal tassista.
Quando arrivarono a casa, dissero a me e a Miro che volevano andare a fare una lunga passeggiata. Pensammo che fosse un po’ strano, ma non facemmo commenti, anche perché eravamo entrambi molto occupati a fare ricerche per il programma serale alla radio. “Fare qualcosa per l’amata Sicilia, che mancava a loro moltissimo, e fare qualcosa che poteva concludere tutto quel versamento di sangue e quella sofferenza nel mondo e infine fare qualcosa che poteva evitare un attacco al Nord America”, furono tutte quelle parole e pensieri che infine convinsero i miei genitori che il fine giustifica i mezzi.
Discussero anche dei rischi possibili, ma alla fine entrambi vollero tentare. “Salve, Anthony. Voglio soltanto ricordarti che vorremmo cenare con te la prossima volta che vieni in città” disse mio padre al telefono ad Anthony D’Amico che stava preparando i bagagli per ritornare a Washington. “Anche Mimi si unirà a noi?” chiese Anthony. “Certamente” disse mio padre. A tre mesi dalla loro richiesta, entrambi i miei genitori diventarono i fieri possessori di due passaporti con il sigillo degli Stati Uniti D’America.
Da allora in avanti, almeno due volte all’anno, si trovavano a cenare con il signor D’Amico, e sempre nei migliori ristoranti. Appena prima che mia madre morisse, nel 1970, mi disse che sia lei che mio padre erano molto fieri di aver aiutatro la causa della libertà per molti anni. Io ricordo solo due occasioni in cui il signor D’Amico chiamò a casa nostra ed io risposi al telefono.
Diceva le sue solite battute e poi chiedeva sempre se poteva parlare con mia madre o con mio padre. Poi a pochi giorni di distanza da ogni telefonata, i miei genitori mi informavano che avrebbero cenato con il signor D’Amico, che era tornato in città. Una telefonata arrivò il giorno dopo l’assassinio del Presidente Kennedy e l’altra il giorno prima che mia madre si incontrasse privatamente con Umberto II , l’ex re d’Italia. Ma ci furono pochissime chiamate e di conseguenza pochissime cene tra quelle due.
-- Continua alla prossima puntata
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www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)