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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo I

La contessa e il seminarista

-- Continua dalla puntata precedente

“Hai ragione, Angelina,” confermò Ignazio. “Questa è la legge e i conti non vorranno mettere a rischio il loro buon nome cercando di causarci problemi”. Giuseppina sembrò rilassarsi un poco dopo quelle parole confortanti, e continuò a pulire le ferite e contusioni di Ignazio che sembravano ora coprire il suo intero corpo da capo a piedi, mentre Giovanni immediatamente cominciò a cercare una carrozza. Angelina andò in camera da letto e ritornò con una banconota da dieci lire.

“Cari Ignazio e Giusep­pina, per favore accettate questo come nostro dono di nozze. Vi daremmo molto di più, ma è tutto ciò che abbiamo.” “Ignazio, che era orgoglioso, all’inizio rifiutò il dono, ma infine lo accettò, dopo che sia Giuseppina che Angelina lo supplicarono, sapendo che non aveva denaro e avrebbe dovuto pagare il conducente della carrozza e chissà cos’altro, in un prossimo futuro. Dopo una lunga ora passata in relativo silenzio ad attendere Giovanni, sentirono il rumore della carrozza che si fermava fuori dal vicino portone della scuola.

Giovanni entrò nella casa con un uomo alto e magro, vestito con la consueta divisa dei guidatori di carrozze, completa di cappello a cilindro, alti stivali di pelle e lunga sciarpa grigia, che si intonava al suo abito polveroso, e con una frusta in mano. “Questo è il mio caro amico Leopoldo. È il cugino di mio zio. L’ho informato della vostra situazione e possiamo fidarci di lui.

“Sarà un piacere gentili signori.” Posso portarvi al Comune immediatamente e poi tornare a prendervi di mattina. Aspetterò davanti all’edificio comunale a partire dalle nove per essere sicuro che partiate non appena arriverete. Sfortunatamente, non posso restare per tutta la notte in strada con la mia carrozza, perché altrimenti le “Camicie Rosse” di Garibaldi potrebbero pensare a qualcosa di losco e arrestarmi. Cosa che non voglio che accada!”

Tutti i presenti compresero la paura del cocchiere di entrare in contatto con i sordidi rimasugli dell’esercito di Garibaldi, che avevano formato gruppi di vigilanti ed erano famosi per essere a volte brutali sia con gli innocenti che con i colpevoli. Giuseppe Gari­baldi era stato l’elemento catalizzatore dell’Unità d’Italia, ma molte delle fazioni armate delle “Camicie Rosse”, come venivano chiamate, erano decisamente fuori controllo in quei giorni. In tutta la Sicilia erano considerari tanto malvagi quanto i briganti che avevano infestato quella terra per secoli.

“Certamente apprezziamo il suo aiuto e comprendiamo pienamente il suo giustificato timore delle Camicie Rosse. Possiamo partire subito?” disse Ignazio alzandosi lentamente e dolorosamente dalla sedia. “Ignazio, prima ti devi mettere dei vestiti puliti. Vieni con me e ti darò qualcosa da indossare,” disse Giovanni, mentre afferrava Ignazio per i gomiti e lo aiutava a zoppicare fino alla camera da letto.

Dopo una mezz’ora, Ignazio e Giuseppina erano coinvolti in un addio commovente e in profusi ringraziamenti con i loro amici e salvatori. Giovanni infine chiese, “Ignazio, non ci hai detto dove andrai a nasconderti dai fratelli di Giuseppina?”

“Non te l’ho detto di proposito, amico mio, poiché così non dovrai dire una bugia, se qualcuno ti chiedesse dove siamo andati”, rispose Ignazio. La carrozza si mosse con Giovanni ed Angelina che salutavano piangendo, e auguravano ai futuri sposi tutto il meglio, ma entrambi, dentro di loro, temevano la rappresaglia dei conti Di Lorenzo, nel caso in cui avessero scoperto l’aiuto che avevano dato alla coppia fuggitiva.

“Che sarà, sarà!” disse Giovanni a sua figlia, sollevando la mano sinistra e alzando le spalle, mentre tornavano insieme alla loro casa, sperando di riprendere pacificamente le loro vite, fatte di fiori e libri.

* * *

Quando la carrozza raggiunse il Comune, Leopoldo aiutò la giovane coppia e ricordò loro che sarebbe ritornato la mattina seguente. Quando Leopoldo chiese quale fosse la destinazione del viaggio del giorno dopo, Ignazio rispose: “dobbiamo andare a Montelepre.” “ Sarà un tragitto di circa un intero giorno. Preparerò la carrozza e i cavalli di conseguenza. Ecco, prendete queste coperte per ripararvi dal freddo della notte.” Ignazio chiese quanto avrebbe dovuto pagare per la corsa, mentre stringeva l’unica banconota da dieci lire nella sua tasca.

Con sua sorpresa, Leonardo alzò il suo alto cappello, “Non vi preoccupate. Tutto è stato pagato dal suo amico Giovanni come dono di nozze per entrambi.” Giovanni cominciò a protestare, ma esitò: “Ehm, per favore ringrazia Giovanni da parte nostra quando lo rivedrai e digli che lo contatterò appena potrò.”

“A domani e i miei più cari auguri!” gridò Leopoldo, schioccando la frusta in aria, mentre i cavalli cominciavano ad avanzare. Ignazio si aggrappò alla spalla di Giuseppina con il braccio che gli doleva meno, e insieme si dires­sero verso il largo portico in cima alle scale del Comune. Là, si sedettero stringendosi, senza dire una parola. Ignazio ben presto si addormentò esausto.

Giuseppina lo abbracciò, ma non poté dormire, poiché i suoi pensieri vagavano dall’amore per il futuro marito, al matrimonio, alla paura dei suoi fratelli e ancora ad Ignazio che dormiva pacificamente tra le sue braccia.

* * * Prima dell’apertura degli uffici municipali, Ignazio e Giuseppina si ritrovarono davanti a una lunga fila di persone che attendevano ansiosamente. Infine, dieci minuti dopo l’orario previsto, le porte si aprirono e Ignazio prese Giuseppina tra le sue braccia e si affrettò verso l’ufficio dell’amico.

Entro un’ora, Ignazio e Giuseppina sorridenti scesero la scalinata del Comune con il certificato di matrimonio stretto saldamente dalla mano di Ignazio. Come promesso, la carrozza stava aspettando con Leopoldo, che si inchinò profondamente mentre Ignazio e Giuseppina si avvicinavano. “Congratulazioni allo sposo e alla sposa! Dove, a Montelepre, ho l’onore di portarvi adesso?”, chiese il sorridente cocchiere.

“Dobbiamo andare all’estremo ovest della città di Montelepre, alla villa dei miei amici. Si chiama Villa Bella e, per favore, non dire a nessuno della nostra destinazione finale,” disse Ignazio. “Il nome della villa vi si addice e non preoccupatevi, la vostra destinazione segreta rimarrà tale”, disse Leopoldo. “Ci dovremmo impiegare un intero giorno per arrivarci. Se avrete bisogno di fermarvi lungo la strada, fatemelo sapere. Altrimenti, circa ogni ora dovrò occuparmi dei cavalli. Ci sono punti di sosta lungo il percorso per questo scopo e sono ben forniti di cibo e bevande.”

Ancora abbracciandosi, Ignazio e Giusep­pina si accomodarono nei posti della carrozza per il lungo viaggio verso il loro futuro come marito e moglie.

* * *

Era pomeriggio tardi quando Salvatore Lacomo vide una carrozza che si avvicinava, mentre lui stava prendendosi cura dei suoi pomodori nel giardino di Villa Bella. Poche persone si avventuravano da quelle parti in quell’ora di siesta.” Con sua sorpresa, Ignazio emerse dalla carrozza e gli diede un caloroso abbraccio. Salvatore ricambiò l’abbraccio con un bacio su entrambe le guance e un grande urlo. “Mio caro amico, quanto tempo è passato da quando siamo stati insieme l’ultima volta. Vedo che non sei solo, ma in compagnia di una bella donna.”

“Come si suol dire, caro amico, questa non è una donna, è mia moglie,” disse Ignazio con una risata. Giuseppina uscì dalla carrozza e fu presentata a Salvatore. “Complimenti, signora Aguglia, lei è proprio ciò di cui Ignazio aveva bisogno. Stava soltanto sprecando il suo tempo in seminario. Io ero il suo migliore amico lì, ma era troppo anche per me, così eccomi qui,” spiegò Salvatore.

“Grazie, gentile signore. Io spero soltanto di poter essere una buona moglie per il mio amato marito!” rispose Giuseppina. Salvatore strizzò l’occhio e spinse il gomito nel fianco di Ignazio. Ignazio si piegò in avanti e si lasciò sfuggire un lamento. “Cosa c’è? Che ti è accaduto Ignazio!” chiese Salvatore, all’im­provviso preoccupato. “Andiamo dentro e parleremo. Non posso ancora restare in piedi per lungo tempo.” rispose Ignazio, zoppicando con Giuseppina al suo fianco. Leopoldo, il cocchiere, alzò il suo cappello.

“Dio vi benedica a entrambi e buona fortuna!” Poi, se ne andò in una nuvola di polvere, lasciando i tre rimasti a tossire mentre procedevano verso l’invitante frescura dell’interno della villa. Salvatore mostrò loro la sua casa con l’ampio salotto e la sala da pranzo, la cucina e la stanza della cameriera a piano terra e le tre camere da letto al piano superiore, collegate da una grande scala a chiocciola di legno. Mentre mostrava la prima camera da letto al piano superiore con il suo grande letto matrimoniale, Salvatore disse che quella stanza sarebbe stata loro per quanto volevano rimanerci. Ignazio la esaminò attentamente con un sorriso.

“È perfetta per noi. Grazie amico mio.” Giuseppina, imbarazzata, nascose il suo volto arrossito nella spalla di Ignazio, senza dire una parola. Ignazio, improvvisamente si fece serio e disse a Salvatore: “Finché non ti potrò ripagare della tua ospitalità, mi sdebiterò con il lavoro nei campi. Ho fatto spesso questo tipo di lavoro in estate per mio padre.” “ Non sarà necessario amico mio.” “Ma io insisto e mi ritengo offeso se tu rifiuti la mia offerta!” rispose Ignazio con forza. “Allora, se insisti ti darò un anticipo di 50 lire così che ti potrai comprare dei vestiti e poi ti pagherò 10 lire al mese.”

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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